Dott. Giulio Perrotta
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LA "RASSEGNA STAMPA QUOTIDIANA" (IX PARTE)

Tutte le notizie da "Il Giornale" in tema di politica, attualità, cronaca, economia e cultura

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IlGiornale.it - Politica

Lo scatto della Boschi al matrimonio (e quel messaggio politico) (Sun, 17 Jun 2018)
Maria Elena Boschi pubblica la foto di un matrimonio di un amico insieme ad altre tre ragazze. Poi il messaggio politico: "Che spettacolo Roma. Non la piegano nemmeno gli scandali" Da tempo ormai Maria Elena Boschi si è data ai social network, dove pubblica diverse fotografie di vita quotidiana e politica. Spesso in compagnia di amiche. La foto col gattino, quella agli internazionali di tennis di Roma con altre ragazze e incontri più istituzionali. L'ultimo scatto reso pubblico dall'ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio ed ex ministro riguarda invece il matrimonio di "un caro amico". Con l'altare della Patria sullo sfondo, la Boschi si è fatta ritrarre insieme a tre amiche abbracciate. Lei con un vestito verde chiaro, non ha mancato di inviare un messaggio politico: "Serata romana per il matrimonio di un caro amico - ha scritto sui social - Che #spettacolo questa città. Non la piegano nemmeno gli scandali #matrimonio #wedding #rome #sabato#fori #amicizia #bellezza". Serata romana per il matrimonio di un caro amico. Che #spettacolo questa città. Non la piegano nemmeno gli scandali. #matrimonio #wedding #rome #sabato #fori #amicizia #bellezza A post shared by MEB (@mariaelenaboschi_official) on Jun 16, 2018 at 12:46pm PDT Persone:  Maria Elena Boschi
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Renzi dà del bullo a Salvini. Il ministro: "Italiani ti hanno cacciato" (Sun, 17 Jun 2018)
Botta e risposta Renzi-Salvini. L'ex premier: "Un like non vale una vita". Il ministro: "Abbiamo fatto più noi in 15 giorni che il Pd in 6 anni" Botta e risposta. A distanza, uno da Rignano sull'Arno, l'altro da Cinisello Balsamo. Il primo, Matteo Renzi, collegato ai microfoni di Lucia Annunziata su Rai3. Il secondo, Matteo Salvini, in uno dei tanti comizi che, da ministro, non ha smesso di fare in giro per l'Italia. Argomento del giorno, come c'era da attendersi, l'arrivo della Aquarius nel porto di Valencia e la decisione del leader della Lega, una settimana fa, di chiudere i porti alle navi delle Ong cariche di migranti. Dopo i tanti buonisti che hanno attaccato Salvini, dopo gli insulti dei vari Saviano, Erri De Luca e Oliviero Toscani, ora tocca alll'ex presidente del Consiglio dare del "bullo" al ministro dell'Interno. "Salvini ha fatto il bullo con 629 disgraziati - ha detto Renzi alla Annunziata - È una colossale operazione di successo a livello mediatico, lui è stato il regista per spot per sue idee e il suo partito. Ma le cose non cambiano. Non c'è nessuna proposta concreta. I porti sono aperti, la questione è irrisolta in Ue e l'Italia è più isolata". Poi ha rincarato la dose: "Un milione di like non vale una vita". Le parole, ovviamente, non sono sfuggite al leader della Lega. Che però non ha voluto dedicare molte parole al segretario (dimissionario) del Pd. Poche frasi, ma molto dure. "Abbiamo fatto più noi in 15 giorni che il Pd in 6 anni. Poi, noi non abbiamo la bacchetta magica, continuate a seguirci", ha detto il leghista ai cittadini accorsi ad ascoltarlo. E poi ha aggiunto: "A Renzi non ho tempo di rispondere, gli hanno già risposto gli italiani mandandolo a casa. Non mi interessano gli insulti, voglio lavorare". Tag:  governo Persone:  Matteo Renzi Matteo Salvini
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La beffa perfetta Lanzalone era in ballo in alternativa a Conte (Sun, 17 Jun 2018)
Il consulente tra i papabili per Palazzo Chigi È la prova del ruolo centrale nel Movimento Se il presidente del Consiglio lo può fare Giuseppe Conte, perchè non posso farlo io? Il ragionamento non fa una piega, e devono averlo fatto in molti. E tra quelli, l'ambizioso e assai attivo avvocato Lanzalone da Genova aveva certo più titoli di altri per aspirare. Dopo aver sgobbato tanto dietro le quinte per il partito della Casaleggio, il «premio» della presidenza di Acea, gentilmente offertogli da Luigi Di Maio («Ci aveva aiutato tanto, abbiamo deciso di premiarlo», scappa detto al vicepremier) poteva anche cominciare a stargli stretto. Così, dai fitti conversari telefonici e vis a vis tra Lanzalone e il costruttore Parnasi, impegnati a «mettere su il governo» tra una cena segreta col leghista Giancarlo Giorgetti e un abboccamento coi grillini, trapela che il pensiero stupendo di Lanzalone premier circolava. Di certo nella testa di Parnasi, che sarebbe stato comprensibilmente felice di vedere l'amico a Palazzo Chigi, ma anche nei pour parler ad alto livello dei due. «Sarà il futuro premier», diceva agli intimi il costruttore. E spiegava: «Non lo frequento solo perchè è l'uomo di Grillo e di Di Maio, ma perchè capace e intelligente». Siamo a maggio, le trattative tra Lega e Cinque Stelle sono in stadio avanzato, la pantomima del «contratto di governo» è in pieno svolgimento, ma in realtà tutto è bloccato su un problema di poltrone. A cominciare da quella più in alto: Luigi Di Maio ci ha messo gli occhi, vuole fortissimamente fare il premier, ma all'apparato grillino è chiaro che Matteo Salvini non accetterà mai di fare il secondo del giovanotto di Pomigliano. Dunque la ricerca di un nome di «mediazione», sufficientemente inoffensivo da non far ombra nè all'uno nè all'altro, è già in corso. E Parnasi lo dice chiaro: «Tu devi andare a fare il premier, e Giorgetti il vice». Del resto il «capo politico» dei grillini si fida di lui, ed è lo stesso avvocato a spiegarlo: «Vedo Luigi tutti i giorni, lo sento tre volte al giorno». E Parnasi gli spiega che deve coltivarsi Vincenzo Spadafora, se vuole avere uno sponsor che conti. Lanzalone del resto fa parte della stessa scuderia di colui che poi verrà prescelto: è infatti l'attuale Guardasigillli Bonafede ad aver reclutato sia lui che Conte. Quest'ultimo è stato piazzato nella decorativa lista di fantaministri presentata prima del voto, Lanzalone invece ha fatto parecchia strada, risolvendo diverse rogne esplosive per i 5 Stelle: prima a Livorno con il sindaco Nogarin, poi nella devastata Roma della Raggi, dove nessuno sa che pesci prendere e la città è fuori controllo. Lanzalone comincia come consulente senza alcun mandato ufficiale, ma finisce (dicono ai vertici capitolini del partito) per diventare «il vero sindaco ombra». La Raggi viene mandata ogni tanto a farsi vedere a qualche serata mondana, ma le decisioni vere «passano per Lanzalone». E non solo: l'avvocato, «premiato» nel frattempo con la presidenza di Acea, ad aprile chiede insistentemente un colloquio a Palazzo Chigi, dove è ancora in carica Gentiloni, presentandosi come «membro del Comitato per le Nomine dei Cinque Stelle» e spiegando che lo manda Di Maio a porre le condizioni grilline sulle poltrone in ballo. «Dovete concordare con me i nomi», in particolare quelli per Human Technopole (fondazione scientifica che occupa l'area ex Expo). A Palazzo Chigi non se lo fila nessuno, in verità, ma intuiscono che l'avvocato mira in alto. Da quel che trapela dai brogliacci dell'inchiesta lo intuisce anche l'assessore Lemmetti, importato da Livorno per occuparsi del Bilancio della Capitale: «Ma allora sali al governo? Mi aspetterei che chiamassero pure me, qui mi sento limitato: fatemi nominare ministro».
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Il virus leghista dilaga: i 5 Stelle si spaccano su Ong e accoglienza (Sun, 17 Jun 2018)
Le parole di Grillo non placano gli animi e l'ala di Fico resta contro la linea dura Stavolta non è bastato nemmeno l'intervento di Beppe Grillo per serrare i ranghi. Il Movimento Cinque Stelle, sul tema immigrazione, resta una polveriera. Lo scontro, ormai, è esplicito. Un senatore «ortodosso» con Il Giornale è costretto a pronunciare frasi che fino a poco tempo fa avrebbero avuto il sapore della bestemmia: «Ormai è chiaro che nel M5s ci sono anime e sensibilità diverse». Il cavallo di troia entrato nel monolite grillino, quasi a farne emergere le contraddizioni, è Matteo Salvini: «Le sue dichiarazioni sono sicuramente infelici - continua la fonte vicina a Roberto Fico -, lui è in campagna elettorale permanente e noi rischiamo di pagare le spese». Il presidente della Camera, raccontano, non è intenzionato a cedere il passo sui migranti. Non rilascia dichiarazioni, ma non vuole rinunciare ai suoi principi. Come accade ormai da un po' di tempo, il megafono della fronda, sempre meno sotterranea, è la senatrice napoletana Paola Nugnes. Che ha sferrato un altro attacco allo stato maggiore dalla sua pagina Facebook (salvo poi cancellare il post in serata): «La verità sull'immigrazione che nessuno vuole ascoltare. Noi europei siamo oramai un popolo di gente in continua ed inarrestabile decrescita demografica». E a un giorno di distanza dalle dichiarazioni di Salvini, durante un comizio a Orbassano in provincia di Torino, che ha detto: «C'è un progetto per togliere la voglia di fare figli ai ragazzi italiani. Nessuno me lo toglie dalla testa, qualcuno che dice ve li mandiamo già di venti anni sui barconi», la senatrice ortodossa indica la soluzione opposta. Scrive la Nugnes: «Abbiamo bisogno dell'Africa per attingere ai geni della resistenza e della resilienza. Di un popolo giovane, forte e capace di resistere e di lottare per resistere. Ci piaccia o non ci piaccia». Le fattezze sono quelle di un botta e risposta tra il leader della Lega e una parlamentare in forza all'alleato di governo. A smentire la composizione monolitica dei pentastellati ci sono state, ieri, le parole di Danilo Toninelli, ministro delle Infrastrutture, che ha ribadito la chiusura dei porti italiani alle navi delle Ong. Gli ha fatto eco Vito Crimi, che da un convegno sull'immigrazione a Catania, ha parlato di «stretta del governo sulle Ong» colpevoli di «alimentare il traffico di esseri umani». Sui social, qualche amministratore di pagine vicine agli stellati comincia a lamentarsi di infiltrazioni leghiste. Nei gruppi facebook come Tutto Travaglio Originale e Club Luigi Di Maio spuntano filmati di immigrati che fanno a botte sul treno o non vogliono pagare il biglietto della metro. Nella spaccatura, il garante si trova nel mezzo. Grillo dal suo blog aveva sposato la linea di maggioranza all'interno del Movimento, con un invito alla «sintesi di governo». L'intervento del comico ha suscitato non poca delusione nell'ala «sinistra». «Beppe? - sbuffa la fonte del Giornale - io trovo che anche la sua posizione sui migranti sia opinabile».
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Minacce di morte a Salvini alla festa pagata dalla sinistra (Sun, 17 Jun 2018)
Bolzano, scritte choc alla "Volxsfesta" che ha ricevuto un contributo di 9mila euro. La Lega attacca: "Siamo schifati". Casapound: "Non sono d’accordo ad investire i soldi dei cittadini per manifestazioni con messaggi politici" "Radio Tandem é testarda! Radio Tandem é libera! Radio Tandem organizza anche quest'anno la Volxsfest∀!". Bolzano, prati del Talvera. Quella che sarebbe dovuta essere una serata a base di musica e divertimento si è trasformata in una sorta di appuntamento politico in cui vergare scritte d'odio contro Matteo Salvini. Il tutto a spese dei cittadini di Bolzano, che con le loro tasse hanno sovvenzionato con un "contributo di 9mila euro" una "due giorni di musica, convivialità, radiofonia" e auguri di morte al ministro dell'Interno. Sono due le scritte incriminate. La prima, vergata con una bomboletta spray sul tendone di un gazebo a pochi passi dai tavoli da birreria schierati per consumare le "prelibatezze e le necessarie bevande fresche per avere tutta la forza di ballare fino a tarda notte". La seconda, invece, è stata scarabocchiata sotto il cartello che indica la piazza "Alexander Langer, uomo di pace". E chissà cosa avrebbe detto Alexander se avesse potuto vedere il suo nome associato a quel "Salvini muori male" che qualche partecipante alla Volxsfest∀! ha inciso senza vergogna. Già ieri il ministro dell'Interno era finito nel mirino di alcuni attivisti in Trentino che l'avevano accusato di essere il "mandante" di "omicidi razzisti". Oggi la storia si ripete, in Alto Adige. "Sono schifato e la cosa non finirà certamente qui - attacca Massimo Bessone, Commissario Lega Alto Adige-Südtirol - Mentre la Lega ed il suo Segretario Federale, nelle vesti di Ministro degli Interni lavorano per riportare ordine nel nostro Paese, queste persone si permettono di minacciare ed offendere. Questo è quello che questa sinistra allo sbando è in grado di partorire, questa è la loro opposizione civile". Contattato dal Giornale.it, Bessone conferma di aver girato le fotografie con gli affondi a Salvini alla Digos locale affinché vengano avviate le indagini del caso. A "scandalizzare" l'esponente leghista è anche il fatto che la Volxsfest∀! sia stata finanziata, anche quest'anno, con fondi comunali (9mila euro) elargiti dalla Commissione cultura. A confermalo al Secolo Trentino è Andrea Bonazza, consigliere comunale di CasaPound. "Il 28 aprile 2018 - racconta Bonazza al Giornale.it - il sindaco di Bolzano vietò la concessione di Castel Roncolo all’associazione culturale CasaItalia per un evento privato sul medioevo mitteleuropeo, con il concerto della storica band di musica alternativa 'la Compagnia dell’Anello'. L’associazione non aveva richiesto nessun contributo e aveva regolarmente pagato l’affitto al Comune. Il sindaco sotto pressione dell’ANPI vietò l’utilizzo del castello all’associazione, nonostante la questura confermò che non sussisteva nessun problema di ordine pubblico. Oggi, per l’ennesima volta, assistiamo ad un evento organizzato da associazioni di sinistra e ben pagato dall’amministrazione comunale, in cui gli organizzatori, oltre a fare politica, promuovono lo scontro ideologico con i soldi dei contribuenti. Tutto ciò è inammissibile e domani CasaPound consegnerà in Municipio una nuova mozione per cambiare il regolamento dei contributi alle associazioni e mettere nero su bianco che non dovranno essere mai più stanziati fondi ad iniziative politiche". Tag:  minacce Lega (Partito politico) Persone:  Matteo Salvini
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Fedriga taglia i fondi alle coop: così già risparmia sui migranti (Sun, 17 Jun 2018)
Il Friuli Venezia Giulia taglia i fondi per l'accoglienza dei migranti: un milione di euro in meno e 50mila investiti per i rimpatri volontari Massimiliano Fedriga lo aveva annunciato poche settimane fa: la Lega in Friuli Venezia Giulia avrebbe fatto a pezzi la politica sull'accoglienza dei migranti impostata in questi anni dal Pd targato Serracchiani. Detto, fatto. Ieri, la nuova giunta regionale ha approvato una delibera che taglia fondi del sistema di accoglienza regionale per un totale di 1.153.518 euro, che erano destinati a servizi territoriali, inserimento abitativo, istruzione, educazione, intercultura e formazione professionale . A proporre la rimodulazione delle spese regionali è stato Pierpaolo Roberti, assessore alle autonomie locali. "Abbiamo ritoccato un piano immigrazione che ci siamo ritrovati e che prevedeva lo stanziamento di risorse per oltre 8 milioni di euro - ha spiegato l'assessore - Riteniamo che, in linea con quanto espresso dal governatore nelle dichiarazioni programmatiche, bisogna cominciare a tagliare queste spese per ridistribuire opportunamente risorse ai cittadini". E così, oltre a risparmiare oltre un milione di euro, ora il Friuli Venezia Giulia impegnerà circa 50mila euro per convincere i migranti a tornare nel loro Paese. E questa, guarda caso, era l'unica voce di spesa che il Pd aveva lasciato a zero, impedendo ai Comuni di destinare risorse agli stranieri intenti ad avviarsi sulla strada del rientro assistito. "Risparmieremo oltre un milione di euro in due anni, 600mila già nel 2018 - ha aggiunto Roberti - È solo il primo passo della rivisitazione che intendiamo apportare a un sistema di accoglienza diffusa che noi vediamo in maniera completamente diversa”. In fondo, alla fine della prima riunione della giunta, Fedriga aveva annunciato il giro di vite sul tema migranti. "Informeremo il governo che siamo contrari a questo modo di accogliere, a una politica migratoria che riteniamo dannosa per la nostra popolazione - aveva detto il governatore - Prenderemo con i tempi necessari tutti i provvedimenti anche per modificare le competenze che si era presa in capo l'amministrazione in termini di investimenti di carattere economico e finanziario". Immediato però l'attacco della Serracchiani: "Nell'ansia di far propaganda - ha detto l'ex presidente - la Lega in Friuli Venezia Giulia è arrivata al punto di tagliare fondi deliberati dalla precedente Giunta di centrodestra per l'integrazione di stranieri regolari, atti approvati dalla stessa Lega. E di questo Salvini va fiero, siamo all'assurdo". Tag:  immigrazione Persone:  Massimiliano Fedriga
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Stadio Roma, Bonafede: "​Carcere per i corrotti" (Sun, 17 Jun 2018)
Il nome del Guardasigilli, Alfonso Bonafede, viene accostato sempre di più a quello di Luca Lanzalone. Ora rompe il silenzio Il nome del Guardasigilli, Alfonso Bonafede, viene accostato sempre di più a quello di Luca Lanzalone, presidente di Acea e arrestato per il caso dello Stadio di Roma. Il ministro della Giustizia, secondo alcuni retroscena, avrebbe sponsorizzato proprio l'uomo che sta inguaiando il Movimento sul fronte dell'inchiesta romana. Così dopo giorni di silenzio ha deciso di parlare e sul blog delle Stelle con fermezza sottolinea la necessità del carcere per i corrotti: " cittadini oggi si aspettano una risposta molto chiara e precisa nella lotta alla corruzione. Proprio ieri ho avuto il piacere di partecipare alla presentazione della relazione annuale dell'Anac. La prevenzione ed il contrasto alla corruzione è uno dei punti qualificanti del programma di governo e, come Ministro della Giustizia, intendo mettere in campo le misure più risolute per stroncare questo fenomeno". A questo punto arriva il passaggio in cui il ministro prospetta un inasprimento delle pene per i reati di corruzione: "Ben conscio che nessuna lotta al malaffare potrà dirsi credibile se alla condanna per i reati contro la P.A. dei c.d 'colletti bianchi', non seguirà un'adeguata o alcuna pena detentiva. Ricordo che attualmente - il dato è aggiornato al 31 dicembre 2017 - il numero di questi detenuti è oggi di 370, lo 0,6% del totale. Il mio impegno sarà quindi quello di creare condizioni di piena dignità della detenzione, rispondenti alle prescrizioni europee ed internazionali, sia in termini di aumento della capienza dei posti disponibili sia in termini di razionalizzazione complessiva delle strutture carcerarie". Infine ha sottolineato l'importanaza della certezza della pena: "La certezza della pena non è incompatibile con la finalità rieducativa della pena stessa. Sono due principi che necessariamente e fisiologicamente convivono, ma il principio della certezza della pena, va ribadito e va tenuto presente per dare una risposta di credibilità ai cittadini". Ma Bonafede adesso dovrà fare i conti con le accuse che arrivano dal Pd e Renzi dalla Annunziata non ha usato certo giri di parole: " I fatti sono chairi, scelgono una persona per fare da tutor a Virginia Raggi e lo premiano con la presidenza di una azienda. Io non entro nel merito, ma siccome Lanzalone è stato presentato dall’avvocato Bonafede, evitiamo discussioni inutili, venga il ministro in aula a riferire". Cosa farà il ministro? Tag:  Stadio della roma Persone:  Alfonso Bonafede
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Erri De Luca attacca Salvini: "Delirio di impotenza" (Sun, 17 Jun 2018)
Lo scrittore Erri De Luca sulla chiusura dei porti decisa da Salvini: "Nessuna strategia, è delirio di impotenza nei confronti dei flussi migratori" Ormai si fatica a tenere il conto. Oliviero Toscani, Roberto Saviano, Pietro Grasso e Vauro, solo per citarne alcuni, negli ultimi giorni si sono alternati nella gara agli attacchi frontali (a volte insulti) nei confronti di Matteo Salvini. Oggi a questa lunga lista di "estimatori" del ministro dell'Interno a ben pensato di aggiungersi pure lo scrittore Erri De Luca. In collegamento su La7, De Luca ha definito le politiche di Salvini sull'immigrazione un "delirio di impotenza". Il leghista, ovviamente, non si è fatto sfuggire l'occasione e come fatto in precedenza con Toscani e Saviano, ha risposto sulla sua pagina Facebook indirizzando a De Luca "un sorriso anche per lui"! Ad Omnibus il 13 giugno lo scrittore ha detto: "Non c'è nessuna strategia. C'è un delirio di impotenza nei confronti di una manifestazione di flussi migratori che dura da più di 20 anni che non sono governati e non sono governabili. C'è una dichiarazione, con una posizione intenibile di chiusura dei porti che è semplicemente uno scatto di nervi e di presunzione". La risposta di Salvini, come detto, è arrivata via social network. E ha scatenato i follower del ministro. "Secondo lo scrittore Erri De Luca, avrei un 'delirio di impotenza' e sarei presuntuoso perché cerco di fermare i flussi di immigrazione clandestina. Un sorriso anche per lui!", ha scritto il leghista. Tag:  immigrazione Persone:  Erri De Luca Matteo Salvini
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Ecco la vera storia del 'piano B' attribuito dal ministro Savona (Sun, 17 Jun 2018)
Fabio Dragoni e Antonio Maria Rinaldi spiegano la genesi delle slide attribuite a Savona: "Fece solo gli onori di casa introducendo la presentazione" Tanto si nè parlato di quel benedetto piano B per l'uscita dall'euro. Quello che, secondo la vulgata maggioritaria, sarebbe stato ideato dal professor Paolo Savona, oggi ministro degli Affari Europei, ma ieri candidato - poi rigettato - per la poltrona di via XX Settembre. Ora che all'Economia siede tranquillo Giovanni Tria, emerge un'altra "verità" sul piano d'uscita dalla moneta unica. A spiegarne la nascita sono Fabio Dragoni e Antonio Maria Rinaldi su La Verità. Savona, dicono, non ha né studiato né scritto un segreto programma di Italexit. Ma "apprezzò il progetto" studiato e realizzato da Scenarieconomici.it "pur senza prenderne parte". Insomma, il ministro "fece gli onori di casa introducendo la presentazione" delle slide il 3 ottobre del 2015. Ma non partecipò all'ideazione del progetto. "Di una colpa in particolare si sarebbe 'macchiato' il professor Savona - spiegano i due autori dell'articolo - l'aver presenziato, sabato 3 ottobre 2015 presso l' aula magna della Link campus university di Roma, gremita da oltre 700 persone, il lavoro di Scenarieconomici.it dal titolo 'Un piano B per l'Italia'. Con l' ausilio di quasi un centinaio di slide vennero illustrati i requisiti sulla cui base redigere un piano di emergenza in caso di implosione dell'eurozona". Semplice. Tanto che lo stesso Savona, durante la presentazione del suo ultimo libro, non ha mancato di spiegare che "un piano B non esiste" e che, anzi, l'euro appare "indispensabile". E infatti per Rinaldi e Dragoni "attaccare Savona per avere patrocinato la presentazione del documento di Scenarieconomici.it è quantomeno bizzarro". E pur ammettendo che un "piano B" esiste, e lo rivendicano, si dicono dispiaciuti che sia servito per "screditare uno straordinario servitore dello Stato come Savona". Tag:  euro Persone:  Paolo Savona
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Renzi attacca Salvini: "Bullo con i migranti" (Sun, 17 Jun 2018)
Dopo l'attracco della Aquarius a Valencia l'ex premier ai microfoni di In Mezz'Ora parla della politica dei porti chiusi del Viminale e attacca Salvini Matteo Renzi mette nel mirino Matteo Salvini. Dopo l'attracco della Aquarius a Valencia l'ex premier ai microfoni di In Mezz'Ora di Lucia Annunziata parla della politica dei porti chiusi del Viminale e attacca il ministro: "Salvini ha fatto il bullo con 629 disgraziati. È una colossale operazione di successo a livello mediatico, lui è stato il regista per spot per sue idee e il suo partito. Ma le cose non cambiano. Non c'è nessuna proposta concreta. I porti sono aperti, la questione è irrisolta in Ue e l'Italia è più isolata". Poi ha rincarato la dose: "Un milione di like non vale una vita". Poi il segretario dimissionario del Pd sposta la mira e mette nel mirino i Cinque Stelle: "Io sono garantista, aspetto le sentenze. Ma noi non urliamo ’onesta, onestà’, anche se dovremmo gridare ’ma ndo stà?, visto che è ancora coinvolto l’uomo forte del Sindaco. I fatti sono chairi, scelgono una persona per fare da tutor a Virginia Raggi e lo premiano con la presidenza di una azienda. Io non entro nel merito, ma siccome Lanzalone è stato presentato dall’avvocato Bonafede, evitiamo discussioni inutili, venga il ministro in aula a riferire". Infine Renzi rinconsce l'abilità politica del ministro degli Interni: "Il Movimento 5 Stelle non è vittima di Salvini, è complice di Salvini. Oggi Salvini è il leader naturale con il Movimento 5 Stelle che è una corrente padana, sostanzialmente a rimorchio". Tag:  Aquarius Persone:  Matteo Renzi Matteo Salvini
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IlGiornale.it - Cronache

Il video choc della donna trovata nella pancia di un pitone (Sun, 17 Jun 2018)
Il video choc dall'Indonesia. La donna trovata intera all'interno dello stomaco di un pitone. Aveva ancora i vestiti indosso La notizia aveva già colpito tutto il mondo. Una donna, scomparsa per qualche giorno, è stata ritrovata all'interno di un pitone. Le immagini choc, rese note in queste nore, mostrano l'orrore del corpo trovato intatto (compreso di verstiti) all'interno del serpente (guarda qui il video pubblicato da Dagospia). Indonesia, isola di Sulawesi. Quando la donna 54enne esce dai radar dell'affetto dei cari, polizia e abitanti si mettono subito sulle sue tracce. Stava lavorando nell'orto quando la sua famiglia ha trovato solo una torcia e i suoi sandali. La cercano, finché non notano un pitone con la pancia gonfia, non lontano da dove erano stati rinvenuti gli effeti personali della donna. Una volta ucciso l'animale, la scopera choc. Il cadavere della donna è stato trovato integro, ancora vestito, all'interno dell'enorme serpente. "Gli abitanti hanno portato il serpente nel villaggio e l'hanno tagliato, trovando il corpo della donna intatto all'interno", ha scritto la polizia locale. Nelle immagini si vedono alcuni uomini operare un taglio al ventre del pitone e scoprire il corpo esanime della donna. Tag:  pitone
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Auto cade dal ponte della nave. È tragedia al porto di Napoli (Sun, 17 Jun 2018)
L'incidente intorno alle 20 durante la manifestazione "Porto Aperto". Un uomo è morto e una donna è grave all'ospedale Il traghetto sarebbe dovuto partire di lì a poco per raggiungere la Sicilia. Siamo a Napoli, al porto. Un uomo di 79 anni è morto e la figlia è rimasta ferita dopo che un'auto è precipitata dal ponte di un atraghetto. Il tutto è successo intorno alle 20. Il traghetto "Immacolatella" stava imbarcando le auto dirette a Palermo quando, ancora non è chiaro per quale motivo, un'auto è precipitata dal ponte e ha schiacciato due persone (entrambe indonesiane). Sul posto sono immediatamente arrivate le forze dell'ordine. Le indagini chiariranno la dinamica dei fatti. L'uomo è morto sul colpo, mentre la ragazza - ferita - è stata trasportata all'ospedale e le sue condizioni sono gravi. L'area portuale era molto affollata a causa della manifestazione "Porto Aperto", poi sospesa. "Solidarietà e vicinanza alla vittima e alla persona ferita", ha detto il presidente dell'Autorità di sistema Portuale del Tirreno Centrale, Pietro Spirito. Tag:  Napoli traghetto
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Continuano i ricatti agli Stati sugli sbarchi Quelle 13 regole che le Ong buttano a mare (Sun, 17 Jun 2018)
Il portavoce di Medici senza frontiere non doveva essere a bordo dell'Aquarius Che fine ha fatto il codice di condotta delle Ong? E chi indirizza le attività della Guardia Costiera e del Imrcc, il Centro Nazionale per il Coordinamento del Soccorso marittimo? L'alacre presenza a bordo di Aquarius di un team di Msf e il caso del pattugliatore Diciotti, la nave della Guardia Costiera che ieri ha scaricato a Catania 937 migranti prelevati nel corso di sette operazioni di trasbordo, fanno sorgere due interrogativi. Il primo riguarda il rispetto delle tredici regolette fissate lo scorso luglio dall'allora ministro dell'Interno Marco Minniti per normare l'attività delle Ong decise a operare nei porti italiani. Faceva specie, lunedì notte, ascoltare il portavoce di Medici Senza Frontiere ricattare il nostro governo diffondendo, dal ponte dell'Aquarius, notizie non verificate sullo stato dei migranti e sui rischi della navigazione verso Valencia. Anche perché quel portavoce non avrebbe dovuto essere lì. A luglio dello scorso anno Msf abbandonò indignata le attività di soccorso nel Mediterraneo. E lo fece dopo essersi tenacemente opposta alla clausola che imponeva a lei e alle altre Ong di accettare l'eventuale presenza delle forze dell'ordine italiane a bordo delle proprie imbarcazioni. Oggi a un anno di distanza Msf è di nuovo nel Mediterraneo, libera di esercitare i suoi ricatti umanitari dalla tolda dell'Aquarius. Come ha fatto a uscire dalla porta per poi rientrare dalla finestra? La risposta è semplice. L'Aquarius è gestita nominalmente da «Sos Mediterranée», una Ong francese che è stata fra le prime ad accettare il codice di condotta. Oggi però «Sos Mediterranée» sembra ridotta al ruolo di testa di legno. Msf è invece tornata prepotentemente alla ribalta e usa la nave di Sos Mediterranée per svolgere un'azione politica rivolta a incrinare la sovranità territoriale dell'Italia e gli accordi con la Spagna per il trasferimento dei migranti a Valencia. Ma a chi spetta impedire e prevenire la presenza a bordo dell'Aquarius di un team di Msf deciso a innescare uno scontro politico con il nostro governo? Quel ruolo spetta inevitabilmente a un Imrcc competente, sulla base delle Convenzione di Amburgo, nel decidere l'assegnazione dei soccorsi. Nel momento in cui delle Ong utilizzano le attività di soccorso come copertura per opporsi all'autorità del governo e chiaro che le regole internazionali non bastano più. A questo punto il nostro esecutivo e il Ministero delle Infrastrutture devono impartire precise direttive politiche a Guardia Costiera e Imrcc per regolare la gestione dei soccorsi. Stupì molto un anno fa ascoltare l'allora Comandante generale delle Capitanerie di Porto ammiraglio Vincenzo Melone assolvere da ogni colpa le Ong nel corso di un'audizione alla Commissione Difesa del Senato. Una difesa pronunciata mentre le procure facevano luce sull'evidente complicità di alcune Ong con gli scafisti. Stupisce oggi vedere che Guardia Costiera e Centro Nazionale di Soccorso continuano a comportarsi come se fosse ancora in vigore il lodo Triton, ovvero l'accordo segreto con cui il governo di Matteo Renzi accettò che l'Italia si accollasse tutti i migranti provenienti dalla Libia. Oggi quell'accordo è definitivamente decaduto. Qualsiasi operazione di soccorso va quindi attribuita senza l'implicita regola del successivo trasferimento nei porti italiani. Per mettersi al riparo da altri casi Aquarius il governo deve quindi sensibilizzare i vertici della Guardia Costiera verificando che il nuovo indirizzo venga recepito da chi ha la responsabilità di gestire i soccorsi.
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Firenze, immigrato irregolare aggredisce e ferisce agenti (Sun, 17 Jun 2018)
Tra gli agenti aggrediti, sei giorni di prognosi per uno di essi, sette per gli altri tre A Firenze, un uomo di 25 anni di nazionalità marocchina, irregolare, è stato arrestato dalla Polizia la scorsa notte in seguito ad alcuni episodi di violenza che lo hanno visto come protagonista. Siamo per la precisione in piazza Vittorio Veneto intorno alle cinque del mattino: in questa circostanza una volante delle forze dell’ordine assiste ad un episodio di aggressione da parte dell’extracomunitario, commesso nei confronti di una donna di 35 anni italiana, di Prato. Secondo la ricostruzione dei fatti effettuata da La Nazione, la donna sarebbe stata protagonista di un acceso diverbio col venticinquenne, che l’avrebbe poi schiaffeggiata. Poco dopo l’intervento della volante i due si sarebbero comunque subito riappacificati, ricomparendo successivamente allo sguardo degli agenti addirittura sottobraccio. Dopo esser tornato nuovamente, stavolta da solo, nella medesima piazza, il marocchino avrebbe avuto una seconda accesa lite, questa volta scatenatasi contro un altro extracomunitario, un gambiano. Dopo un iniziale battibecco, tra i due si sarebbe originata una violenta colluttazione, che avrebbe convinto gli agenti della volante di pattuglia ad intervenire ancora una volta. L’extracomunitario, parecchio su di giri, si sarebbe a questo punto scagliato contro questi ultimi, colpendoli con rabbia; ridotto infine in manette, l’uomo è stato condotto sulla volante per raggiungere la questura. Non contento, il marocchino avrebbe dato in escandescenze anche durante il tragitto e dopo aver colpito con calci il finestrino posteriore sinistro lo avrebbe mandato in frantumi. Neppure dopo l’arrivo in questura la situazione si sarebbe tranquillizzata, visto che il venticinquenne avrebbe aggredito ancora gli agenti, ferendone qualcuno. Domani il processo per direttissima: per l’aggressore l’accusa è di resistenza, lesioni e violenza a pubblico ufficiale, oltre che danneggiamento aggravato. Tag:  Firenze extracomunitario aggressione a poliziotti
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Bradford, “Demonio voleva fargli male”, madre butta bimbo dal 6°piano (Sun, 17 Jun 2018)
Riconosciuta l’infermità mentale della donna che aveva ucciso il figlio lanciandolo nel vuoto dal 6° piano del suo appartamento Solo il riconoscimento dell’infermità mentale è riuscito a far evitare a Gemma Procter di concludere la sua esistenza dietro le sbarre di una cella. Terribile il delitto di cui si è macchiata la donna, che nell’ottobre scorso aveva ucciso il figlioletto di un anno e mezzo lanciandolo dalla finestra della sua abitazione, collocata al sesto piano di uno stabile di Bradford, nello Yorkshire occidentale (Regno Unito). Inutili i tentativi di soccorrere il bimbo, morto subito dopo il violento impatto col terreno dopo un volo di oltre 15 metri. La giovane mamma, appena 23 anni al momento dell’omicidio del piccolo, era affetta da una grave forma di schizofrenia paranoica. La sua malattia si era ulteriormente aggravata dopo il parto, dato che la donna aveva deciso di interrompere l’assunzione dei farmaci che le erano stati prescritti per tenerla sotto controllo, a suo dire per il bene del figlio. Tuttavia, probabilmente proprio a causa di un raptus violento e repentino, Gemma ha ucciso il piccolo. Immediata da parte dei suoi difensori la richiesta dell’infermità mentale, in seguito anche alle dichiarazioni rilasciate dalla donna agli inquirenti poco dopo l’accaduto: sarebbe stato il demonio a convincerla a gettare il bambino dalla finestra. Quel demonio voleva fare del male alla sua creatura, la stava minacciando, per cui l’unico modo per cercare di proteggerla era quello di lanciarlo nel vuoto, con la convinzione che solo Dio avrebbe potuto alla fine salvarlo. Tag:  bradford infanticidio madre demonio
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L'allarme per la truffa dei 2 euro: come evitarla (Sun, 17 Jun 2018)
Le monete da 10 baht della Thailandia o i 5 scellini del Kenya si somigliano troppo ai 2 euro. E così molti vengono ingannati: ecco come riconoscerle Fate attenzione, perché sono difficili da riconoscere. Si somigliano molto e c'è chi finisce col cascarci. Sono le monete da 10 baht della Thailandia o i 5 scellini del Kenya, così simili ai due euro nostrani che alcuni consumatori si sono trovati in difficoltà quando non hanno controllato bene il loro resto. Questa volta a finire nel mirino sarebbero i cittadini di Napoli e provincia, scrive Fanpage, in particolare a Natale, Capodanno, Pasqua e Ferragosto. A dire il vero sia la polizia che la Federconsumatori hanno più volte cercato di mettere in guardia i consumatori. In fondo basterebbe poco: invece di ringraziare per il resto e mettere tutto nel portafoglio, prima bisognerebbe controllare che le monetine consegnate dal commesso siano euro e non conio straniero. Perché una volta usciti dal negozio sarà molto difficile poter reclamare la truffa (o l'involontario errore). Riconoscerle in realtà non è così semplice: bisogna imparare a notare le differenze. Che spesso sono minime. Secondo la federconsumatori, la spiacevole "invasione" di monete estere arriva soprattutto quando in città ci sono molti turisti, meno propensi a controllare cosa gli viene dato di resto. Tag:  monete euro truffa
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Reggio Emilia, detenuto inneggia a Isis e dà fuoco alla sua cella (Sun, 17 Jun 2018)
L'intervento degli agenti di polizia penitenziaria ha evitato il peggio in carcere Sarebbe potuto finire in tragedia, ma fortunatamente si è evitato il peggio. Solo tanta paura tra i carcerati e la polizia penitenziaria. Ieri sera, nella casa circondariale di Reggio Emilia un detenuto di origine magrebina ha dato fuoco alla cella, provocando un vasto incendio che solo grazie al pronto intervento degli agenti non è degenerato in fatti più gravi. Lo riferiscono in una nota Giovanni Battista Durante, segretario generale aggiunto del Sappe, il sindacato autonomo di polizia penitenziaria, e Francesco Campobasso, segretario nazionale del sindacato. L'uomo, prima di provocare l'incendio, aveva litigato con un altro detenuto. "Successivamente alla lite - raccontano i due sindacalisti - ha appiccato il fuoco e inneggiato all'Isis, utilizzando frasi tipiche di radicalizzazione violenta; poi, brandendo una lametta ha cercato di ritardare l'intervento degli agenti che sono riusciti ad intervenire per evitare il peggio". Dopo aver messo in salvo il detenuto, il personale di polizia ha domato l'incendio e messo in sicurezza anche gli altri carcerati. Intanto il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, in un post sul blog del Movimento Cinque Stelle dichiara che per impedire l'escalation dei suicidi in carcere occorre potenziare il piano nazionale per la prevenzione delle condotte suicidiarie. Nelle prime ventiquattro settimane dell'anno, infatti, sono stati registrati ventitre suicidi, quasi uno alla settimana. Ma quello che desta preoccupazione è che i detenuti di fede musulmana in Italia sono 7mila 646. Di questi 13, e tra loro c'è una donna, si sono convertiti in cella. Il primato è nelle carceri toscane. Questo dato crea allarme. Sempre più sono, infatti, i detenuti italiani che condividono pochi metri quadrati di cella con carcerati di fede musulmana e questo potrebbe creare dei focolai pericolosi una volta che queste persone sconteranno la loro condanna. Non è un dato certo, ma un timore. Tag:  Reggio Emilia Sappe carcere Isis Persone:  Alfonso Bonafede Francesco Campobasso Giovanni Battista Durante
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Milano, stazione Centrale. Borseggiatrici pizzicate in flagrante (Sun, 17 Jun 2018)
Le due, entrambe di nazionalità bosniaca, sono state fermate dalla Polfer mentre tentavano di rubare un portafoglio ad un ignaro turista. Una delle ragazze è minorenne Avevano scelto la caotica stazione Centrale di Milano quale teatro dei loro furti: il viavai ininterrotto di turisti e viaggiatori spesso distratti o di fretta era sicuramente un luogo ideale per mettere a segno i loro loschi propositi. Questa volta però è andata male a due giovani borseggiatrici, entrambe di nazionalità bosniaca. Il modus operandi adottato era sempre lo stesso: la più piccola delle due, non ancora maggiorenne, si occupava di distrarre il più possibile la vittima di turno designata e di coprire i movimenti della complice più grande, mentre questa tentava di sfilare il portafoglio ad un ignaro turista orientale sui tapis roulant della stazione. Il tutto però avveniva sotto l'attento occhio di alcuni agenti in borghese della Polfer, che studiavano le mosse delle due ladre già da alcuni minuti. Fermate nel momento stesso in cui una delle due bosniache era riuscita a mettere le mani sul portafoglio del turista che non si era assolutamente accorto di nulla, sono state denunciate per tentato furto. La minorenne è stata indagata in stato di libertà ed affidata ad un parente prossimo. Sorte ben diversa è invece capitata alla più grande delle due di 36 anni: per lei si sono infatti spalancate le porte del carcere. Tag:  Milano stazione centrale borseggiatrici Polfer
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Ancona, nigeriano aggredisce e tenta di stuprare una donna (Sun, 17 Jun 2018)
Gli inquirenti sono al lavoro per ricostruire al meglio la scena del crimine. L’intervento dei residenti salva la donna Siamo nel quartiere di Vallemiano ad Ancona, nel quale ha avuto luogo l'ennesimo episodio di aggressione nei confronti di una donna, accaduto peraltro in pieno giorno, intorno alle 10:30. La violenza è avvenuta ai danni di una donna trentenne di origine magrebina; per fortuna della vittima le sue urla sono riuscite a richiamare l’attenzione di alcuni residenti che vivono nella zona, i quali hanno così potuto allertare le forze dell’ordine. Secondo le testimonianze raccolte, un uomo di 35 anni si sarebbe frapposto fra l’aggressore e la vittima scongiurando così il peggio. I Carabinieri, intervenuti insieme ai soccorsi del 118, hanno dunque arrestato l’aggressore, un uomo nigeriano di 40 anni, e lo hanno sottoposto ad interrogatorio una volta in caserma per comprendere meglio la dinamica dei fatti. La donna, poi trasportata al pronto soccorso di Torrette per accertamenti sulle sue condizioni di salute, ha riferito di aver subito un tentativo di violenza sessuale. Gli inquirenti comunque aprono anche ad altre ipotesi, come quella della rapina o di una aggressione nata per motivi di droga, visto che la scena si è verificata in un luogo, come Vallemiano, balzato già in passato agli onori della cronaca per l’elevato livello di degrado. Secondo le testimonianze raccolte e le evidenze presenti sul luogo dell’accaduto, il nigeriano avrebbe prima colpito la vittima, dopo averla inseguita, e poi avrebbe cercato di immobilizzarla e di sfilarle pantaloni e mutandine per mettere in atto il tentativo di stupro ai suoi danni. Le indagini sono comunque ancora in corso. Tag:  ancona aggressione violenza donne
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Rischio Ebola, il Ministero rafforza i controlli (Sun, 17 Jun 2018)
Il Ministero della Salute con una circolare dello scorso 25 maggio avrebbe chiesto una stretta sui controlli anti-Ebola Il Ministero della Salute con una circolare dello scorso 25 maggio avrebbe chiesto una stretta sui controlli anti-Ebola, soprattutto per gli operatori delle Ong che lavorano in Congo e che poi rientrano in Italia. Come sottolinea ilTempo, il Ministero della Salute avrebbe chiesto controlli anche in aeroporto. Come si legge nelle circolare, il Ministero ritiene "opportuno richiamare le procedure per le attività di vigilanza sanitaria sui viaggiatori internazionali provenienti dalla zone affette". In questo momento l'Organizzazione mondiale della sanità non ha rilevato la necessità di dichiarre una emergenza di sanità pubblica, ma di fatto entra in campo l'ipotesi che l'epidemia possa svilupparsi. In questo senso l?kms ha diramato alcune indicazioni che prevedono anche controlli in uscita negli areoporti e nei porti del Congo. Sono circa nove i Paesi interessati: Angola, Burundi, Repubblica Centrafricana, Repubblica del Congo, Ruanda, Sud Sudan, Tanzania, Uganda e Zambia. Il Ministero della Salute ha dunque deciso di monitorare proprio glio operatori delle Ong che lavorano in Congo e nella zona rossa dell'epidemia. A questi operatori verranno applicati alcuni protocolli molto simili a quelli dell'epidemia del 2015. Insomma per ora il rischio che possa arrivare in Europa resta basso. Ma di certo la ciorcolare del Ministero accende un faro preoccupante su chi arriva da una zona così rischiosa. Tag:  Ebola ministero della salute
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IlGiornale.it - Economia

I tre motivi per cui le tasse ci divoreranno (Sun, 17 Jun 2018)
Tre storie che ci raccontano quanto sia complicato sconfiggere la Bestia pubblica che tutto intermedia. Altro che flat tax Vi citiamo tre casi apparentemente diversi tra loro: l'accordo per gli esuberi Tim, l'impatto delle politiche Bce su debito pubblico italiano e infine le aliquote dell'Imu da pagare lunedì prossimo. Tre storie che ci raccontano quanto sia complicato sconfiggere la Bestia pubblica che tutto intermedia. Altro che flat tax. Partiamo dalla coda. 1. Lunedì gli italiani sono chiamati a pagare la prima rata dell'imposta patrimoniale, perché tale è, sugli immobili. A ciò si aggiunge una mini-imposta, la Tasi, sui servizi che gli enti locali ci fornirebbero. La Confedilizia meritoriamente si è data la briga di vedere come si comportano i capoluoghi di regione. Molti cittadini-contribuenti non sanno infatti che l'aliquota Imu parte dal 7,6 per mille. I comuni hanno la facoltà di aumentarla fino al 10,6. Il che vuole dire che hanno un potere discrezionale di alzarla del 30 per cento, circa. Per la verità potrebbero ridurla al 4,6 per mille. Domanda retorica: secondo voi c'è un solo capoluogo che non ha spinto al massimo il suo potere impositivo? A parte Aosta, dotata delle risorse del suo statuto speciale, e la terremotata L'Aquila, nessun comune ha rinunciato ad alzare al massimo le tasse di sua competenza. Cagliari ha in realtà fissato l'aliquota Imu al 9,6 per mille, ma ha alzato al massimo la Tasi all'1 per mille, ottenendo il medesimo risultato. Lezione numero uno: se dotate i vostri amministratori pubblici di un'arma con cinque proiettili, li useranno tutti. 2. Ieri Il Sole-24 ore ha pubblicato un'interessante tabella sul mondo indebitato per la bellezza di 237mila miliardi di dollari. Una cifra mostruosa. Dentro si considerano tutti i debiti, quelli privati e quelli pubblici. Su questi debiti ovviamente si paga un interesse, che in tutto il globo sta aumentando. Quindi potrebbero essere guai. Insomma come ci si gira, c'è un debito da onorare. Cosa ha fatto negli ultimi dieci anni l'Italia? Gli anni della cosiddetta austerità. Il dato finale è che in dieci anni, la nostra economia, cioè tutti noi, abbiamo ridotto l'indebitamento di 200 miliardi e siamo arrivati a uno stock di rosso da 6.600 miliardi (meno di Francia e Germania e dieci volte meno degli Stati uniti). I debiti del settore governativo allargato (dunque non solo il debito pubblico centrale) sono aumentati dal 2007 a oggi di 600 miliardi. Nel frattempo le famiglie hanno ridotto le loro esposizioni di 50 miliardi, le imprese e le banche di 300 miliardi. Insomma tutti hanno fatto le formiche, tranne lo Stato che ha continuato a spendere più di quanto ha incassato. Lezione numero due: tutti chiedono più deficit pubblico per lo Stato, gli stessi che però a casa loro lo hanno ridotto. Si tratta di una follia logica. O di ignoranza. Si pensa che il debito dello Stato non ci riguardi. È su questa miopia popolare che giocano i politici spendaccioni. 3. La Tim, società piuttosto indebitata con più di un miliardo di utili l'anno, ha intenzione di ridurre il suo costo del lavoro. Non saremo certo noi a contestare scelte aziendali, per quanto dolorose. La Tim aveva annunciato poco meno di 30mila dipendenti in cassa integrazione straordinaria e circa 5mila esuberi. Ma la settimana scorsa chiude un accordo con il sindacato, che verrà sostanzialmente recepito dal ministro Luigi Di Maio. Consiste in due strumenti della vituperata legge Fornero che proprio i giallo-verdi vogliono cancellare. In trentamila dalla cassa integrazione passano alla solidarietà: lavoreranno tutti un po' meno e di conseguenza verranno tagliati i loro stipendi. E sui prepensionamenti si applica l'articolo 4 della Fornero (pensato proprio per aziende con margini elevati) per il quale si potrà applicare un prepensionamento, ma a differenza del passato con i costi solo a carico dell'azienda e non più dell'Inps. Lezione numero tre. È un paradosso: uno dei rari casi in cui non saranno i contribuenti a pagare è per merito di una norma prevista dalla legge Fornero che questo governo vuole abolire, ma che ha subito applicato.
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Lunedì la stangata Imu e Tasi: ecco chi (e quanto) deve pagare (Sun, 17 Jun 2018)
Luned' 18 giugno scade il termine per pagare l'acconto di Imu e Tasi. Importi invariati rispetto al 2017. Ecco tutto quello che c'è da sapere L'acconto di Imu e Tasi andrà versato entro lunedì 18 giugno. Un primo assaggio di stangata per gli italiani che dovranno versare l'obolo per le seconde case e per i "servizi indivisibili". Ci sono però alcune regole da seguire e che ogni contribuente dovrebbe conoscere. Andiamo con ordine e partiamo da chi e per quale immobile occorre pagare Imu e Tasi. Queste due tasse non valgono sulla prima casa, ovvero quella dove il cittadino ha la residenza. Unica eccezione: chi ha una casa di lusso (A1 (immobili signorili), A8 (ville) e A9 (castelli e palazzi)), che in quel caso è chiamato lo stesso a versare l'imposta. Per il resto, importo, aliquote e detrazioni sono uguali a quelle del 2017. Niente è cambiato, se non - e questo dipende da ogni nucleo familiare - le variazioni che ogni singolo contribuente ha avuto sul suo patrimionio (cessioni, acquisizioni, ecc). Come spiega il Corriere, quindi, se sapete di non aver modifiche consistenti per sapere quanto dovrete pagare basterà calcolare la metà del totale di Imu e Tasi versate nell'anno passato. Semplice, o forse no. Perché sono diverse le regole da tenere a mente. Innanzitutto il conquaglio: quando va fatto? Se non si è deciso di pagare tutto e subito, allora mettete la sveglia per il 17 dicembre quando, a pochi giorni da Natale, dovrete versare nelle casse dello Stato il restante 50% dell'importo. Ovviamente il conto va fatto per tutti gli immobili di cui si è proprietari (esclusa, come visto, la prima casa). Attenzione: perché - spiega il Corriere - a versare Imu e Tasi dovranno essere "tutti i proprietari di immobili situati in Italia e tutti coloro che su di essi sono titolari di un diritto reale di godimento: come l’usufruttuario o chi ha un diritto d’abitazione (come il coniuge superstite sulla casa di famiglia, ma se l’abitazione non è classificata come di pregio è esente), di uso, enfiteusi e superficie". In caso di multiproprietà, invece, a versare la tassa dovrà essere chi risulta amministratore e in caso di separazione la vicenda si fa un po complicata: a pagare sarà l'ex coniuge affidatario dell'immobile (esentato nel caso in cui vi abbia spostato la residenza). E se per chi ha la comproprietà ognuno verserà la propria quota, bisogna considerare che ne sarà esentato solo chi ci abita: gli altri proprietari dovranno versare la loro quota comunque. E le aliquote comunali? Non potranno cambiare rispetto all'anno scorso, né le amministrazioni comunali hanno diritto a modificare le agevolazioni. Per chi è proprietario di uffici, negozi, depositi, capannon commerciali e industriali la storia è sempre la stessa: se l'Imu è dovuta, va pagata. E, fatta eccezione per alcune eccezioni (leggi qui) oltre che quelli di proprietà di coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali, l'Imu si paga anche sui terreni agricoli, chiunque ne risulti proprietario. Tag:  Imu tasi
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Foodora: "Via dall'Italia con il decreto sui rider". Di Maio: "No ai ricatti" (Sun, 17 Jun 2018)
Foodora minaccia: "Con il decreto per i rider andiamo via dall'Italia". Di Maio: "Confronto, ma non accettiamo ricatti" "Se fossero vere le anticipazioni del decreto dignità che il ministro Di Maio ha fornito alle delegazioni di rider incontrate, dovrei concludere che il nuovo governo ha un solo obiettivo: fare in modo che le piattaforme digitali lascino l’Italia". La minaccia - tutt'altro che velata - arriva da Gianluca Cocco, ad di Foodora Italia che in un'intervista al Corriere attacca la decisione del ministro di affrontare il tema dei fattorini dell'app (e non solo) tra i suoi primi provvedimenti: "Il decreto ingessa la flessibilità, parte dal riconoscimento dell’attività dei rider come lavoro subordinato", accusa Cocco, "Così gli operatori saranno costretti ad assumere tutti i collaboratori, chiuderanno i battenti e trionferà il sommerso. Se Di Maio vuole che i player tecnologici lascino l’Italia lo dica chiaramente". Il manager, però, ammette che il sistema di pagamento (5 euro lorde a consegna, vale a dire 3,60 euro nette) potrebbe essere rivisto. "Non abbiamo problemi a sostituire il pagamento a consegna, con altre forme come il minimo garantito, la paga oraria oppure sistemi misti con base oraria più parte variabile", assicura, "Se ne può discutere rispettando però la sostenibilità del conto economico delle nostre aziende. Non ci sono utili di Foodora Italia perché è ancora un’attività in avviamento. E anche i nostri concorrenti sono nella stessa condizione". "Ho tutta la volontà di favorire la crescita di nuove attività legate alla gig economy e nessuno vuole demonizzare le attività legate all'uso di piattaforme innovative", replica su Facebook Luigi Di Maio che domani incontrerà i rappresentanti dei fattorini e le aziende, "Ma ho il dovere di tutelare i ragazzi che lavorano in questo settore. I riders oggi sono il simbolo di una generazione abbandonata dallo StatoSe lavoriamo insieme l'Italia diventerà il modello da seguire per le attività legate alle imprese che operano su piattaforme digitali. Ma sia chiaro. Non si accettano ricatti. I nostri giovani prima di tutto". Tag:  Foodora rider Persone:  Luigi Di Maio
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Cartelle fiscali, 950 mila lettere in arrivo per la rottamazione (Sun, 17 Jun 2018)
Parte la seconda fase della rottamazione per le cartelle fiscali. Saranno ben 950mila le lettere con comunicazioni e con i relativi bollettini per il pagamento Parte la seconda fase della rottamazione per le cartelle fiscali. Saranno ben 950mila le lettere con comunicazioni e con i relativi bollettini per il pagamento. Di fatto verranno inviati i bollettini con scadenza 31 luglio per i carichi pendenti che riguardano il 2017 e con scadenza al 31 ottobre per i carichi che invece riguardano l'arco temporale che va dal 2000 al 2016. La rottamazione è scattata ad ottobre dello scorso anno ed è finito a maggio del 2018. Ci sono state almeno 950mila adesioni e di queste più di una su due è stata portata a termine con la procedura online. La regione che guida la classifica delle cartelle rottamanete è il Lazio con 119mila prcedure. A seguire c'è la Lombardia con 109mila procedure. Di seguito Puglia, Toscana, Emilia Romagna e Piemonte. Nella lettera inviata dal Fisco non ci saranno solo i bollettini. Ci sarà anche il modulo per l'addebito su conto corrente. Infine va ricordato che chi ha presentato più domande di adesione riceverà una comunicazione da parte dell'Agenzia delle Entrate. Tag:  Agenzia delle Entrate
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La quattordicesima? Bruciata dalle tasse (Sun, 17 Jun 2018)
La quattordcesima che sta per arrivare verrà bruciata dalle tasse. A segnalarlo è confesercenti che accende i fari sul bonus estivo che arriverà in busta paga La quattordcesima che sta per arrivare verrà bruciata dalle tasse. A segnalarlo è confesercenti che accende i fari sul bonus estivo che arriverà in busta paga segnalando che verrà usata per saldare i conti in sospeso con il Fisco. Si tratta di un importo medio di 1200 euro per i dipendenti e di circa 400 euro per i pensionati per un totale di 6,8 miliardi di euro che arriveranno nelle tasche di 7,5 milioni di italiani. Solo una piccola parte della quattordicesima verrà usata per i consumi. Si tratta di meno della metà dell'assegno. La quota di quattordicesima destinata ai consumi sarà utilizzata soprattutto per le vacanze, su cui confluiranno circa 1,6 miliardi di euro, mentre 1,2 miliardi andranno via per regali e altre spese straordinarie, come il rinnovo degli elettrodomestici. Circa 500 milioni, invece, saranno usati negli ormai imminenti saldi estivi. Tra le spese obbligate, invece, la voce più consistente è costituita dai conti in sospeso: debiti, bollette scadute e pagamenti in ritardo cui gli italiani destineranno circa 800 milioni di euro. Il fisco inoltre prenderà almeno 400 milioni di euro, mentre altri 400 saranno detsinati ai mutui. Infine ben 1,4 miliardi diventeranno una sorta di riserva tra i risparmi. Tag:  quattordicesima immigrati
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La guerra al diesel lascia a secco il Sud (Sun, 17 Jun 2018)
Allarme per la fabbrica Bosch in Puglia. E Honeywell ha già deciso lo stop a Chieti La guerra ai motori diesel, che ha preso consistenza all'indomani dello scandalo delle emissioni truccate causato da Volkswagen, rischia di creare problemi occupazionali anche in Italia. A essere preoccupati, in attesa che Sergio Marchionne, ad di Fca, chiarisca dopo l'estate il futuro degli impianti di Cento (Ferrara) e Pratola Serra (Avellino), dove nascono i propulsori a gasolio per i veicoli del gruppo, sono anche i lavoratori di un indotto che ha nello stabilimento della tedesca Bosch, a Modugno (Bari), il fiore all'occhiello. È facile ritenere, come si sente spesso dire, che una fabbrica da sempre preposta a un tipo di produzione, può essere riconvertita ad altro, per esempio alla realizzazione di motori elettrici e relative batterie. Ma il problema, allo stato dell'arte, è che a fronte di una caduta della domanda di automobili a gasolio, non corrisponde al momento (ma anche nel futuro prossimo) un altrettanto exploit di veicoli dotati di motorizzazioni alternative. Lo testimoniano i dati recenti sulle immatricolazioni in Europa: il diesel in un solo mese ha perso il 20% nei 5 maggiori mercati. E anche l'Italia, fino a poco tempo fa «controcorrente», ha iniziato ad allinearsi agli altri Paesi: -10,1% il risultato di maggio. Un forte contraccolpo lo ha subito, per esempio l'americana Honeywell (turbocompressori per motori diesel) che ha deciso di chiudere l'impianto di Atessa (Chieti) e delocalizzare all'Est. A farne le spese i 430 dipendenti. La motivazione: il declino di questi propulsori. E ora, a porsi delle domande, sono i 2mila lavoratori Bosch di Modugno, insieme a un indotto nel territorio pugliese che vale qualche migliaio di posti. Questo stabilimento, che rappresenta la più grande realtà del colosso tedesco in Italia, produce pompe a iniezione diesel Common Rail. In verità, è da qualche anno che a Modugno i sindacati pressano l'azienda su come intende muoversi, vista la progressiva riduzione della richiesta di componenti per i motori diesel. Modugno, infatti, fornisce la maggior parte dei costruttori di autoveicoli. E una possibile riconversione verso componenti per altre motorizzazioni, elettriche comprese, comporterebbe inevitabilmente un taglio del personale. In aprile, alla presentazione dei dati di bilancio, da Stoccarda era arrivato un segnale rassicurante a proposito della piena operatività del sito pugliese. Lo stesso Rolf Bulander, ceo della divisione Mobility Solutions, aveva rimarcato l'eccellenza della pluripremiata fabbrica italiana. Ma il mercato continua a precipitare, nonostante le precisazioni degli addetti ai lavori sulla virtuosità dei motori diesel di ultima generazione. E cadute puntuali, in aumento e a doppia cifra, non possono che far accelerare, da parte dell'industria del settore, progetti alternativi. Unrae, che rappresenta i costruttori esteri in Italia, ha delineato un quadro che al 2030 vedrà i veicoli alimentati a benzina e gasolio rappresentare solo il 35% del nostro parco circolante, rispetto a una quota dell'88,3% raggiunta nel 2017. Tra meno di sette anni, nel 2025, i motori tradizionali peseranno per il 61%. L'orientamento, secondo Unrae, si indirizzerà sempre più verso la tecnologia ibrida (motori termico ed elettrico): dal 3,4% del 2017 si passerà al 20% del 2025 fino al 35% del 2030.
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Expo Riva Schuh, moda calzature sempre più fast e dubutta Gardabags (Sun, 17 Jun 2018)
Fino al 19 giugno a Riva del Garda la fiera internazionale della calzature: nuove tendenze di stile e cambiamenti del marcato globale. Novità, l'evento dedicato a borse e accessori Il successo del modello di business del fast fashion, che punta sulla velocità come leva competitiva strategica, ha da tempo imposto un ripensamento, a più livelli, delle tempistiche della moda e la diffusione delle tecnologie digitali ha messo a disposizione di aziende e consumatori strumenti che garantiscono un’interazione sempre più diretta e immediata. Ma in che modo i due fenomeni sono legati? È l’esigenza di una moda veloce che spinge alla digitalizzazione osono le nuove tecnologie imporre tempistiche sempre più accelerate? Domande che sono state al centro del talk: (Too) fast for fashion: le tecnologie digitali e le velocità della mod” con cui sabato è stata inaugurata l'edizione 2018, quella dei 90 anni, di Expo Riva Schuh (con la novità dell'evento Gardabags) in corso sino al 19 giugno nel Quartiere Fieristico di Riva del Garda. Al dibattito, moderato dalla giornalista di costume e moda di La7 e Book Moda Cinzia Malvini, hanno partecipatp Andrey Golub, ceodi Else Corp (una start up italiana specializzata in soluzioni per il Virtual Retail), che insieme a Giovanni Laezza, direttore generale di Riva del Garda Fierecongressi, e Carla Costa, responsabile dell’Area Fiere di Riva del Garda Fierecongressi, hanno tracciato una panoramica delle tendenze legate alla diffusione delle tecnologie digital per la creazione, la produzione e l’acquisto dei prodotti moda. La diffusione delle tecnologie 3D, dei sistemi di Industria 4.0 e dell’intelligenza artificiale sta portando verso lo sviluppo di modelli di Virtual Retail, che permettono alle aziende di offrire esperienze di acquisto uniche e futuristiche, prodotti dalla perfetta vestibilità e processi di produzione più sostenibili. Tre i concetti chiave attorno ai quali si sviluppa il nuovo modello di business: made-to-measure industriale, che comprende realizzazioni su misura e per il singolo consumatore; customizzazione di massa, con prodotti industriali personalizzati e personalizzabili; made to order, ovvero creazioni uniche, realizzate su richiesta. Con il Virtual Retail, i prodotti diventano così immediatamente disponibili e adattabili in tempo reale alle esigenze del consumatore, che è coinvolto direttamente nei processi di co-design, acquisto e personalizzazione del prodotto. Dall’altro lato, i sistemi di intelligenza artificiale “imparano” i gusti e le esigenze del consumatore, aiutando le aziende a proporre prodotti perfetti dal punto di vista dello stile e della vestibilità. Le tecnologie digitali favoriscono infine la tracciabilità degli elementi della filiera, in un’ottica di un consumo sempre più informato e consapevole. Nata come occasione di incontro tra rappresentanti e compratori del mondo calzature in villeggiatura sulle sponde del lago di Garda e cresciuta fino a diventare il principale appuntamento internazionale per il comparto di volume, Expo Riva Schuh rappresenta oggi la principale vetrina per tutti i maggiori poli produttivi mondiali: tra gli oltre 1.400 espositori provenienti da più di 40 Paesi questa edizione vede la conferma delle collettive di India, Cina e Brasile, che completano la proposta dei brand italiani ed europei. Negli oltre 32.000 mq di superficie espositiva, trovano spazio le migliori collezioni per la primavera/estate 2019 e i riassortimenti della stagione invernale 2018/2019. Debutta, ed è una novità importante, Gardabags, evento espositivo dedicato alle borse e agli accessori ospitato negli oltre 2.000mq del PalaVela, la nuova struttura direttamente sul lago collegata al Centro Congressi di Riva del Garda, sede storica di Expo Riva Schuh. Pensato per rispondere alla crescente richiesta di soluzioni total look, Gardabags completa l'offerta merceologica con una qualificata selezione di borse, cinture e accessori proposti da espositori provenienti da Italia, Spagna, Francia, Portogallo, Cina e India. Tag:  moda calzature accessori moda Expo Riva Schuh Gardabags
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Intesa accelera in Asia e ora fa rotta sull'Australia (Sun, 17 Jun 2018)
Avamposto per gli investimenti delle imprese, punta al project financing nelle infrastrutture Intesa Sanpaolo, in linea con gli obiettivi del piano industriale presentato a febbraio che non prevede acquisizioni in Italia e all'estero, sta valutando il rafforzamento della propria presenza in specifiche aree del mondo. Tra queste anche l'Australia, dove attualmente la banca è presente con l'ufficio di rappresentanza di Sydney. «Si tratta di un mercato maturo e sotto un sistema di legge anglosassone che dà la certezza del diritto», spiega Alessandro Vitale, responsabile dell'hub di Hong Kong. Ed è anche una delle economie che sta investendo di più con il project financing, cui il gruppo guarda con attenzione sostenendo le grandi imprese italiane schierate in prima linea. Gli istituti di credito possono finanziare i progetti e ottenere poi la remunerazione del capitale investito dal quinto anno in avanti. Come è avvenuto per l'Evolution Rail di Melbourne, una ferrovia ad alta capacità che vale 2 miliardi di dollari, la cui realizzazione è stata finanziata da un pool di banche di cui fa parte anche l'istituto guidato da Carlo Messina. A fare da ponte è l'Oriente che per Intesa è strategico: «Si calcola che entro il 2030 sull'Asia si riverseranno 26 trilioni di dollari di investimenti in infrastrutture tra strade e autostrade, aeroporti, porti e impianti di energia», spiega Gianluca Cugno, responsabile della direzione internazionale della divisione Corporate & Investment Banking, guidata da Mauro Micillo. La direzione gestisce le attività delle filiali estere e degli hub (ovvero New York, Dubai, Londra e Hong Kong), degli uffici di rappresentanza e sovraintende alla gestione delle banche estere controllate. La presenza di Intesa in Cina risale al 1976 con l'apertura a Hong Kong dell'Ufficio di rappresentanza del Banco Ambrosiano, il primo fra gli istituti di credito italiani a mettere piede in Asia. Nel 1979 venne aperto a Hong Kong anche l'ufficio di rappresentanza della Banca Commerciale Italiana, che nel 1981 inaugurò a Pechino un altro ufficio con le stesse funzioni. L'hub di Hong Kong sovrintende anche le filiali a Singapore, Shanghai e Tokyo, e coordina gli uffici di rappresentanza a Pechino, Ho Chi Minh City, Seoul, Jakarta, Mumbai e Sydney. Non tutti i mercati, però, sono uguali: in Indonesia c'è un tasso di crescita del 5% annuo, 250 milioni di abitanti e un sistema strutturale in espansione. Più difficili i Paesi come Filippine, Thailandia e Giappone, dove le banche nazionali sono fortissime. Va inoltre tenuto conto della concorrenza che si stanno facendo le piazze finanziarie di Hong Kong - considerata dalle aziende la porta di ingresso per la Cina - e Singapore.
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Flat tax, governo accelera: "Per imprese e partite Iva ​può già scattare ad agosto" (Sat, 16 Jun 2018)
Il vice ministro all'Economia, Massimo Garavaglia, intervistato a l'intervista di Maria Latella su Sky Tg24 prova ad accelerare sul fronte flat tax Il vice ministro all'Economia, Massimo Garavaglia, intervistato a l'intervista di Maria Latella su Sky Tg24 prova ad accelerare sul fronte flat tax. Il vice di Tria di fatto annuncia che molto probabilmente la rivoluzione fiscale pianificata dall'esecutivo potrebbe già scattare dal mese di agosto per le Pmi e per le partite Iva: "La flat tax potrebbe già essere prevista dal prossimo agosto per le imprese con fatturati ridotti, interessando anche le partite Iva. Penso si potrà fare subito qualcosa nel 2018, in particolare sul fronte delle imprese. Stiamo già lavorando - dice ancora - e mi auguro che da agosto potremo iniziare a fare qualcosa in tema di pace fiscale e allargare i modelli di sistemi forfettati per le imprese, con fatturati ridotti, anche con una flat tax per le partite Iva". Poi il vice ministro ha anche parlato del provvedimento per la "pace fiscale" che in questi giorni è allo studio del governo. Non vuole però sentir parlare di condono: "Non si tratta assolutamente di un condono fiscale". Un passaggio della sua intervista è anche dedicato allo spauracchio dell'aumento dell'Iva: "Nelle bozze del Def che circolano c'è l'impegno" a scongiurare l'aumento dell'Iva dal prossimo gennaio e "quando arriverà il documento in Parlamento l'orientamento sarà questo". Infine ribadisce che la permanenza nell'euro da parte dell'Italia non è mai stata in discussione. Tag:  flat tax Persone:  Massimo Garavaglia
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In 45 anni di scudi e condoni recuperati 131,8mila euro (Sat, 16 Jun 2018)
In 45 anni di scudi fiscali e condoni lo Stato ha recuperato 131,8 miliardi di euro evasi Quasi centotrentadue miliardi di euro. È quanto ha incassato lo Stato negli ultimi 45 anni grazie a scudi, concordati, sanatorie, condoni e simili. A stimare in 131,8 miliardi di euro (rivalutati al 2017) il gettito recuperato dal Fisco è la Cgia di Mestre. Considerando i gettiti delle singole misure attualizzate al 2017, l'operazione più "vantaggiosa" per le casse dello Stato è stata la sanatoria fiscale introdotta nel 2003 che ha permesso al fisco di riscuotere 34,1 miliardi di euro. Altrettanto significativo è stato quello fiscale-valutario che nel 1973 ha aperto la lunga stagione dei condoni nel nostro Paese: questa misura, avviata prima della riforma fiscale che ha introdotto l'Irpef, ha consentito di incassare 31,6 miliardi. Anche le sanatorie applicate negli anni '80 sono state particolarmente "generose": tra il condono fiscale e quello edilizio intercorsi tra il 1982 e il 1988, lo Stato ha beneficiato di 18,4 miliardi. La Cgia segnala, infine, che la voluntary disclosure (ovvero l'emersione dei capitali portati illegalmente all'estero) è stata inserita dall'Istat tra l'elenco dei principali condoni introdotti dal legislatore italiano. In questi ultimi anni (2015-2017) questa misura ha consentito un gettito di 5,2 miliardi di euro Tag:  cgia di mestre
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Mondiale 2018, Serbia manda ko a Costa Rica. La Germania crolla col Messico. E la Svizzera blocca il Brasile (Sun, 17 Jun 2018)
La Serbia vince 1-0 contro il Costa Rica grazie alla punizione del capitano Kolarov. La Germania campione del Mondo in carica perde all'esordio contro il Messico che vince grazie a Lozano. Il Brasile di Tite stenta e stecca con la Svizzera: in gol Coutinho e Zuber La Serbia del ct Krstajic non stecca all'esordio e batte per 1-0 la ben organizzata Costa Rica grazie alla rete su punizione, nella ripresa, del suo capitano Aleksandar Kolarov. Il calciatore della Roma con un sinistro magistrale non ha lasciato scampo a Keylor Navas ed ha regalato tre punti d'oro alla Serbia. I serbi salgono al primo posto a quota 3 punti nel gruppo E ma dovranno attendere ancora il match di questa sera, che si giocherà alle ore 20, tra il Brasile di Tite, grande favorito alla vittoria finale del Mondiale, e la Svizzera dell'ex allenatore della Lazio Vladimir Petkovic. Nel primo tempo la Serbia parte subito aggressiva ma è la Costa Rica ad avere la chance migliore all'11' con Gonzalez che sbaglia da ottima posizione. Al 27' Milinkovic-Savic fa tutto bene meno che il tiro in porta, mentre al 41' Calvo fa venire i brividi ai serbi. Minuto 43' Milinkovic-Savic si esibisce in una bella rovescita ma Navas para: l'arbitro però aveva fermato tutto per fuorigioco. Nella ripresa Mitrovic al 50' si fa ipnotizzare da un ottimo Navas. Minuto 57', la Serbia passa in vantaggio con il capitano Kolarov che dipinge una gran punizione con il sinistro che non lascia scampo a Navas. La Costa Rica al 73' si fa minacciosa in area di rigore avversaria ma al 76' Keylor Navas svirgola ma è fortunato visto che Kostic non riesce a ribadire in rete. Minuto 87' l'arbitro non concede un rigore per un intervento dubbio di un difensore costaricense su Mitrovic. La Germania campione in carica cade inaspettatamente contro il Messico Alle 17 la Germania campione del mondo in carica di Joachim Loew stecca clamorosamente all'esordio contro il Messico di Juan Carlos Osorio e p.erde per 1-0 alla Luzhniki Arena Il gol della vittoria porta la firma di Lozano che ha lasciato di sale tutti i tedeschi che sono stati battuti inaspettatamente da una nazionale più debole sulla carta. Domani alle ore 14 Svezia-Corea del Sud chiuderà la prima giornata del Girone F attualmente comandato dal Messico con tre punti, Germania ferma a zero. Nel primo tempo è sempre il Messico a fare la partita dall'inizio alla fine con Lozano che al 35' finalizza alla grande il contropiede intrapreso dallo stesso Lozano. Al 38' Kroos colpisce la traversa e al 45' il Messico ha un'altra chance per segnare e portarsi sul 2-0. Nella ripresa il Chicharito Hernandez cestina una buonissima chance per realizzare il 2-0 mandando alle ortiche un contropiede mortifero con un passaggio sbagliato. All'88' Gomez di testa spreca una buona opportunità per siglare il pareggio e al 90' Brandt colpisce l'esterno della rete con una botta da fuori area. Il Brasile impatta contro la Svizzera Fino a questo momento tutte le grandi del Mondiale hanno stentato, Francia compresa anche se ha vinto contro l'Australia nel finale. Il Brasile di Tite, infatti, non è riuscito ad avere la meglio della Svizzera di Vladimir Petkovic che ha imposto il pareggio per 1-1 ai verdeoro: al meraviglioso gol di Coutinho, siglato nel primo tempo, ha risposto Zuber con un colpo di testa che ha gelato i brasiliani. Grande delusione per Neymar che era l'uomo che avrebbe dovuto fare la differenza per i verdeoro e che invece non è riuscito mai a rendersi pericoloso. Con questo pareggio entrambe si portano a quota uno a meno due dalla Serbia capolista che comanda il gruppo E con 3 punti, ultima la Costa Rica a zero. Nel primo tempo all'11 Neymar manda in porta Paulinho che non riesce a dare forza al pallone che arriva strozzato tra le braccia di Sommer. Al 20' i verdeoro passano in vantaggio con il grna gol di Coutinho che con un destro a giro porta avanti i suoi. Thiago Silva all'intervallo va vicino al 2-0 con un colpo di testa che esce di poco. Nella ripresa Zuber segna subito di testa, anche se c'è una spinta abbastanza evidente su Miranda, e da quel momento in poi il Brasile cala e non riesce più a creare reali occasioni da rete. Solo nei minuti di recupero i verdeoro si fanno pericolosi con il tiro di Firmino parato da Sommer, il colpo di testa di Miranda che sibila di poco fuori e con il salvataggio sulla linea di Schar sul tiro di Renato Augusto. Tag:  mondiali di calcio nazionale di calcio della Serbia nazionale di calcio della Costa Rica Speciale:  Russia 2018 focus
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Tennis, Federer trionfa a Stoccarda e torna numero 1 al mondo (Sun, 17 Jun 2018)
Apre con una vittoria la stagione sull'erba Roger Federer, che batte Milos Raonic e conquista per la prima volta in carriera il torneo di Stoccarda. Apparso già in ottima forma, il campione svizzero scalza Nadal e torna numero 1 del ranking Atp Rientro vincente per Roger Federer, che batte Milos Raonic in due set e vince il torneo Atp 250 di Stoccarda. Già raggiungendo la finale, aveva superato Nadal in classifica, lunedì sarà il nuovo numero 1 del ranking Atp. Mancava dai campi dallo scorso marzo Roger Federer, che subito dopo la sconfitta a Miami con Kokkinakis, aveva stabilito un periodo di pausa, saltare Roland Garros e tutta la stagione sul rosso, ricaricare le pile e puntare al suo grande obbiettivo, la vittoria del nono Wimbledon. Tornato sulla sua amata erba, il campione svizzero ha messo in mostra subito un' ottima forma sin dai primi turni, battendo con grandi prestazioni specialisti della superficie come il tedesco Mischa Zverev e l' australiano Nick Kyrgios. Affrontava in finale il canadese Milos Raonic, giocatore dal servizio potentissimo, che aveva battuto Federer in una splendida semifinale a Wimbledon 2016. Parte subito bene lo svizzero e strappa al terzo game il servizio a Raonic. Annulla subito dopo due break point, ma poi mantiene il servizio con relativa facilità, mettendo in mostra il suo inconfondibile serve and volley, primo set si chiude sul 6-4. Secondo set dominato dai servizi, praticamente ingiocabile Raonic in battuta, saranno 14 gli ace a fine partita. Si arriva al tie break, dove Federer è più pronto in risposta e chiude 7-3. Risultato finale 6-4 7-6, Federer vince il primo titolo in carriera nel torneo di Stoccarda. Chiude una settimana perfetta Roger Federer, che domani tornerà numero uno al mondo. In attesa di risolvere la questione sponsor, il contratto con la Nike è scaduto ai primi di marzo e al momento sta continuando ad indossare Nike senza contratto, si parla di un offerta del marchio giapponese Uniqlo, di 30 milioni all'anno per 10 anni, che appunto coinvolgerebbe la figura del campione svizzero anche a fine carriera. Da domani giocherà il torneo di Halle, dove ha trionfato per ben 9 volte, prima di dare la caccia al nono Wimbledon della sua carriera. Tag:  tennis Persone:  Roger Federer
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Motogp, Catalogna: vince ancora Lorenzo davanti a Marquez e Rossi (Sun, 17 Jun 2018)
Dopo la pole position conquistata ieri Jorge Lorenzo ha vinto anche il gp a Montmelò, in Catalogna. Secondo Marquez, terzo Valentino Rossi. Caduta per Dovizioso Jorge Lorenzo bissa il successo di due settimane fa al Mugello e si porta a casa un'altra vittoria fondamentale nel gran premio di casa in Catalogna, a Montmelò. Il pilota spagnolo della Ducati è stato praticamente perfetto e dopo la pole position conquistata ieri pomeriggio è stato bravo anche in gara e che ha dovuto solo rimettere al suo posto Marc Marquez che alla partenza si era messo davanti a tutti. Il campione del mondo in carica ha chiuso dunque al secondo posto, mentre sul gradino più basso del podio si è posizionato Valentino Rossi con la sua Yamaha. La gara è stata condizionata dalla caduta di Andrea Dovizioso che è uscito fuori dai giochi solo al settimo giro. Quarto posto per Cal Crutchlow, quinto Daniel Pedrosa su Honda, sesto il compagno di squadra di Rossi Maverick Vinales. Settimo Johann Zarco, ottavo Danilo Petrucci, nono Alvaro Bautista e decimo posto per Andrea Iannone. In classifica generale comanda sempre Marc Marquez con 115 punti, con 27 lunghezze di vantaggio su Valentino Rossi fermo ad 88. Terzo Vinales con 77. Lorenzo, Dovizioso e Iannone inseguono a quota 66 punti. Tag:  MotoGP Persone:  Marc Marquez Jorge Lorenzo Valentino Rossi
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Mancini "eroe" in vacanza: soccorre un'anziana investita da un auto (Sun, 17 Jun 2018)
Mancini ha soccorso una signora di 94 anni investita da un auto mentre attraversava la strada. Il figlio della donna: "Fortuna che l’Italia non partecipa a Russia 2018 altrimenti non sarebbe stato lì. Quindi un ringraziamento anche a chi si è fermato per dare aiuto" Roberto Mancini è stato chamato ad un compito arduo: quello di risollevare le sorti dell'Italia che dovrà tornare ad essere protagonista sia ad Euro 2020 che ai Mondiali del Qatar del 2022. Gli azzurri, purtroppo, non partecipano Mondiale in Russia con Mancini che dopo aver diretto le tre amichevoli contro Arabia Saudita, Francia e Olanda. L'ex tecnico di Inter, Manchester City e Galatasaray su trova attualmente in vacanza nella sua città natale Jesi e si è reso protagonista di un gesto davvero nobile e utile alla società. Mancini, infatti, secondo quanto riportato dall'Ansa ha soccorso un'anziana di 94 anni investita nei pressi di Senigallia. Il Mancio passava in quella zona casualmente con alcuni amici, tra i quali un medico, ed ha assistito la donna investita da una macchina mentre attraversava la strada in bicicletta. Il ct ha anche chiamato il 118 che è intervenuto sul posto per soccorrere la donna. Il figlio dell'anziana signora, sui social, ha voluto ringraziare Mancini: "Fortuna che l’Italia non partecipa a Russia 2018 altrimenti non sarebbe stato lì. Quindi un ringraziamento anche a chi si è fermato per dare aiuto". Tag:  Nazionale di calcio dell'Italia Persone:  Roberto Mancini
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Ronaldo, un portoghese che paga (Sun, 17 Jun 2018)
di Tony Damascelli N ell'estate del Sessantasei, il Portogallo si ritrovò sotto di tre gol a zero contro la Corea che aveva già fatto fuori l'Italia in quel disastroso mondiale. Il popolo del Goodison Park di Liverpool pensò al nuovo miracolo ma non aveva fatto i conti, assieme ai coreani, con un ragazzo che veniva dal Mozambico. Si chiamava Eusebio da Silva Ferreira, aveva ventiquattro anni, prese il pallone e segnò quattro gol, furono la sua gloria e quella del Portogallo. Ogni movimento, ogni gol di Cristiano Ronaldo fa ripensare a Eusebio, l'altro grande fenomeno del calcio portoghese. E' il fado, è il destino. Il tempo non è passato inutilmente, l'ultima terra prima dell'oceano sta al centro dell'Europa con la medaglia di campione conquistata due anni fa ma vuole stare in cima al mondo con il suo campione che onora cronaca, storia e conto corrente. Cristiano Ronaldo è l'uomo della differenza, tre gol in una volta sola non ai coreani ma agli spagnoli, sono stati l'ultimo party mondiale. Che altro dire, scrivere, pensare di questo atleta che a trentatré anni ha il fisico e la testa di un ventiquattrenne, l'età stessa di Eusebio in quel pomeriggio inglese del Sessantasei? Fulmineo, veloce di gamba, rapido di intuizione, ha l'eleganza dell'acrobata e la perfidia del killer, prepara il tiro come uno sniper che mette a fuoco l'obiettivo e si appresta a premere il grilletto. Qualunque partita è la sua partita, qualunque giocata è la sua giocata, Sporting, Manchester, Real Madrid, nazionale portoghese, quello che tocca diventa oro, come il Pallone che si porta a casa ad ogni fine anno, insieme ad altri cento trofei, targhe, coppe, riconoscimenti. CR7 non è stata soltanto una idea geniale, una sigla per riassumere il nome e il cognome, è la firma, è la storia che, puntualmente, si ripete dovunque Cristiano si appalesi, può essere una partita di subbuteo, di calciobalilla, di beach soccer, il preliminare o la finale di champions, basta un pallone e la fantasia, sua e di chi ama questo gioco pazzo e bellissimo, vola verso l'impossibile. Cristiano ha chiesto a Florentino Perez di aumentargli il salario, vuole gli stessi soldi che coprono personaggi a lui inferiori, Neymar, Mbappé, lo stesso Messi. Non è il caso di pensarci troppo, presidente. Faccia due conti, questo è un portoghese che paga.
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Messi è una vera pulce e scompare davanti alla piccola Islanda (Sun, 17 Jun 2018)
Il fenomeno argentino sbaglia un altro rigore Imbarazzante il confronto con il rivale CR7 Riccardo Signori Quel Messi pareva un Dybala qualsiasi. Invece era Messi, nemmeno una controfigura di bella presenza e piede tremolante. Quel dischetto un porcospino dispettoso. Ahi che puntura! Ahi che dolor! Ahi che figura! Chissà quanti avranno pensato: se c'era Cristiano Ronaldo, sai come sarebbe finito il povero Halldorsson. Halldorsson, prima di mettersi in porta, ora gioca nel Randers, faceva il regista di video pubblicitari e quando appenderà i guantoni tornerà al vecchio mestiere. E magari si inventerà un video ricordo che andrà a ruba dalle sue parti. E potrà dire: ho parato un rigore alla Pulce maledetta. Maledetta per se stesso, stavolta. La maledizione del rigore che ti tira contro (leggi Coppa America e semifinale di Champions con il Chelsea), la maledizione del mondiale che ti fa penare. Lionel voleva lasciare il segno? Bene, ci è già riuscito. Quel pallone spedito a mezza altezza sulle mani del portiere era il segno della presunzione oppure del peso della responsabilità? Un torcersi interno di budella perché questo mondiale non può essere fallito? Di tutto un po'. Forse. Maradona stava in tribuna, ma con quanta meravigliosa padronanza portava quella maglia numero dieci. Messi, invece, sembra sempre avvolto in un pigiama, quella del Barcellona lo fascia meglio: non abbonda. Messi svegliati! Dove sei finito? L'Argentina starà già lacrimando, il pari con l'Islanda fa comunque storia. Per i vichinghi che, alla prima mondiale, tengono a guinzaglio un re del globo pallonaro. Ci sono stati momenti nei quali pareva un Messi contro tutti. Si, certo, lo abbiamo pensato in tanti: anche contro il fantasma di Cristiano Ronaldo. Sbatteva contro quei pallidi tronchi d'albero, che parevano un bosco di querce secolari. Islanda compatta, fisicamente sovrastante, barboni e gambe che non gli toglievano l'equilibrio: soltanto il pallone ed è molto più grave. Cosa pensare? Ma dove vuol andare questa Argentina se non cambia ritmo e gestione del gioco? Messi si è trovato in mezzo a nugoli di uomini, tutti cercavano lo scarico sul suo piede e allora la partita pareva quel giocare da spiaggia dove il più dotato fa la parte del leone. Lionel stavolta ha fatto la parte della pulce: non quella con la P maiuscola, intendiamoci. Gioca palloni che finiscono male. Al solito tien sempre lo sguardo verso il basso, guarda i suoi piedi ma chissà cosa vede? Cerca di aggirare barriere con le punizioni, ma non gli riesce. Simbolica l'ultima: lontananza siderale ma degna del suo piede. Chi non avrà ripensato a quel CR7 all'ultimo tentativo contro la Spagna che ha originato un colpo fatato? Messi ci ha trascinato sulla stessa lunghezza d'onda, ispirato pensieri. Ma poi palla contro la barriera. Sconfitta, anzi disfatta per il suo Io. L'Argentina se l'è cavata con un pareggio che dice male sul ct, capace di schierare mezzi giocatori come Biglia e Banega: si è fidato dello spento Di Maria, dimenticando che Dybala e Higuain (in campo 10 minuti) comunque ci sanno fare. Eppoi che dire di quel portiere: Caballero pasticcione, senza pedigree e con sole tre presenze nel campionato della Premier. Il pari islandese è nato da uno stato confusionale, in area, che il piede di Finnbogason ha ben sfruttato. Degno del mondiale, invece, il gol di Aguero che ha acchiappato il pallone in mezzo all'area, aggirato una delle querce e concluso con sinistro da bomber doc. È stato l'ultimo momento di un Messi sorridente. Poi il rigore, qualche tiro sfortunato, il portiere paratutto, i fantasmi. Messi davvero contro tutti e tutto. No, così non ce la può fare. Speciale:  Russia 2018 focus
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La Francia va avanti a colpi di tecnologia (Sun, 17 Jun 2018)
Un rigore dubbio concesso ai galletti dal Var e il raddoppio di Pogba dall'«occhio di falco» La squadra più giovane dei Mondiali (insieme alla Nigeria) ringrazia la tecnologia. Che, per definizione, è amica dei giovani e che per la prima volta nella storia della rassegna iridata ha cambiato una decisione del direttore di gara. Tradotto: la Francia batte 2-1 l'Australia e lo fa al termine di una partita certo non bella e nemmeno così appassionante. Decisa da due episodi che fino a qualche anno fa avrebbero anche potuto portare a (non) fischi differenti da parte dell'arbitro uruguagio Andrés Cunha. Invece, voilà. Nell'episodio numero uno il Var visto anche dal pubblico allo stadio - lo ha convinto a concedere un rigore ai francesi per un fallo (dubbio, a dire il vero) inizialmente non rilevato di Risdon su Griezmann. Poi, la goal line technology è venuta in soccorso dello stesso Cunha che a quel punto non ha avuto dubbi nel concedere la rete quando il pallone calciato da Pogba (con tocco probabilmente decisivo di Behich) è ricaduto in terra oltre la linea di porta dopo avere colpito la traversa. La Francia ha così potuto gioire e iniziare al meglio la sua avventura iridata, dimenticando lo sciagurato fallo di mano commesso in area da Umtiti che aveva permesso ai Socceroos (grazie al quindicesimo rigore trasformato su altrettanti tentativi da parte di Jedinak) di riequilibrare immediatamente le sorti del match dopo il vantaggio trovato dallo stesso Griezmann dagli undici metri. «Non è stato facile, anzi ha ammesso Deschamps -. L'Australia ha concesso poco, ma i Mondiali sono questi. Ricordo anche che solo una volta, nelle ultime quattro edizioni, la Francia aveva esordito vincendo (nel 2014 contro l'Honduras, ndr)». Evviva il bicchiere mezzo pieno, allora. Anche se il ct australiano Van Marwijk ha punzecchiato i suoi avversari spiegando che «a un certo punto pareva non sapessero cosa fare». «Mi sembra esagerato la replica di Deschamps -. Il rigore a loro favore è stato un nostro regalo e Lloris ha effettuato una sola vera parata, su un pallone per di più deviato da un nostro giocatore». Tutto abbastanza vero, a dirla tutta. Anche se va detto che la Francia è apparsa lontana da quello che in generale ci si attendeva da parte di una delle squadre favorite per arrivare fino in fondo. Presuntuosi e supponenti in mezzo al campo, dove Pogba e Tolisso ne hanno azzeccate davvero poche, Griezmann e compagni non sono quasi mai riusciti a creare sovrannumero né a innescare il baby tridente (66 anni in tre) come era lecito aspettarsi: Mbappé e Dembelé si sono ingolfati spesso contro i fisicacci australiani, né Le Petit Diable ha fatto molto meglio. Al punto che Deschamps ha poi fatto ricorso all'usato sicuro di Giroud (oltre a Fekir e Matuidi) per dare una scossa alla gara: guarda caso, da una sua sponda è poi nata l'azione che ha portato al gol decisivo di Pogba, che ha così salvato con una conclusione un po' fortunosa una prestazione altrimenti anonima. «In una partita di Coppa del Mondo non ci sono piccole squadre il parere dell'ex juventino -. Vincere la prima partita è sempre molto importante». Strada facendo serviranno però altri atteggiamenti e altre prestazioni, perché non sempre ci si imbatterà in squadre tecnicamente povere come l'Australia: certo mai doma, ma pure assai limitata nel tocco di palla. Di buono per i francesi, insomma, solo il risultato. Speciale:  Russia 2018 focus
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Poletti per caso nel 4-3 del mito (Sun, 17 Jun 2018)
Città del Messico, 17 giugno 1970 V i ricordate lo slogan dell'epoca di Carosello basta la parola? Bene: per la partita del secolo, Italia-Germania, mondiali del '70, basta il risultato, 4 a 3 e non c'è rischio di confondersi. A quest'ora, nel giorno di giugno che la rievoca, in Costa Rica, c'è un maturo settantenne che è pronto a raccontare la sua favola e di sicuro troverà qualcuno disposto ad ascoltarlo e magari a pensare che si tratti di un simpatico mitomane. Questo signore, italianissimo, all'epoca calciatore del Torino, difensore con la fama di picchiatore cortese, si chiama Fabrizio Poletti e può vantare d'aver partecipato alla fase più spettacolare di Italia-Germania 4-3 perché gli capitò di entrare all'Atzeca al primo minuto dei supplementari per sostituire Rosato. L'incipit non fu dei più incoraggianti per lui: un pasticcio in società con Albertosi procurò il gol della Germania e la disperazione dei tanti italiani svegli di notte e di Valcareggi in panchina che sfidando l'ira funesta di Gianni Brera aveva dato il via alla famosa staffetta tra Mazzola e Rivera. Poletti non è mai entrato in nessun resoconto dell'evento diventato storico per il calcio e non solo, in alcuna celebrazione, scritta o filmata, ha letto o sentito pronunciare il suo cognome, eppure lui c'era, ha giocato i minuti più esaltanti della sfida definita da Antonio Ghirelli la pugna. Adesso che son passati degli anni, che della sua carriera di modesto allenatore del Suzzara e del Ravenna si è persa traccia, che tutti ricordano la prodezza di Rivera capace di spiazzare Maier dopo la galoppata di Boninsegna, ebbene adesso Fabrizio Poletti in qualche location del Costa Rica può raccontare che lui c'era e che è corso incontro al Gianni nazionale per abbracciarlo e ringraziarlo per avergli aggiustato il debutto mondiale che altrimenti sarebbe finito con un 4 in pagella e una stroncatura solenne.
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Seleçao formato Tite con Neymar rivisitato (Sun, 17 Jun 2018)
Il ct chiede meno fronzoli e più assist alla sua stella. Per cancellare il «Mineirazo» Marcello Di Dio Condannato a vincere dopo lo sprofondo di quattro anni fa, quando a Belo Horizonte la Seleçao scrisse una delle pagine più nere della sua storia con il 7-1 incassato dai futuri campioni della Germania. Oggi il Brasile superfavorito si presenta con un ct, Adenor Leonardo Bacchi meglio conosciuto come Tite, che dal 2016 ha raccolto il testimone da Dunga, azzerando tutto, prendendosi il pass mondiale per primo (Russia padrona di casa a parte) dopo che la truppa era precipitata al sesto posto nel girone di qualificazione sudamericano e soprattutto accantonando l'etichetta del jogo bonito, trasformando l'estro dei suoi giocatori in pragmatismo. A cominciare da Neymar, stella indiscussa del gruppo che si è definito «il miglior calciatore del pianeta, perchè Messi e Ronaldo sono di un altro pianeta». L'argentino ha avuto un debutto shock, il portoghese si è preso a 33 anni e 4 mesi il primato di giocatore più anziano a segnare una tripletta al Mondiale, O' Ney vuole essere subito protagonista. A lui Tite ha chiesto meno finte e dribbling e più assist e finalizzazioni. Non a caso con questo ct, la punta del Psg ha giocato a sinistra nel tridente d'attacco dove il centravanti è Gabriel Jesus, con il divieto di svariare a piacimento su tutta la trequarti. Superato l'infortunio al metatarso, rinfrancato da Tite - stupito dal suo veloce recupero - che lo ha tranquillizzato sul fatto che lo avrebbe aspettato fino all'ultimo in vista delle convocazioni, ha già regalato due perle nelle amichevoli premondiali con Croazia e Austria: «Mi marcheranno duro, ma sono abbastanza maturo per affrontare queste situazioni senza problemi». Sarà un Brasile formula 4 dalla cintola in su, ma con una difesa comunque solida (5 i gol incassati dalla Seleçao nelle 21 gare della gestione Tite che vanta 17 vittorie e un solo ko) con Alisson che sta per prendersi la maglia del Real Madrid dopo la grande stagione alla Roma e l'esperto interista Miranda, E poi l'idea, mutuata dal periodo d'oro del Corinthians dove lanciò Paulinho (ora al Barcellona dopo l'esperienza in Cina): senza l'ex juventino Dani Alves fatto fuori da un infortunio, fascia di capitano a girare (16 giocatori diversi con i «galloni» finora). Compreso Neymar, che due anni fa era ancora riluttante all'idea ma che ora ha imparato a controllarsi e a non reagire alle provocazioni. Stasera contro la Svizzera, imbattuta nelle partite d'esordio delle sue ultime 4 partecipazioni, toccherà probabilmente a Marcelo, poi chissà. Speciale:  Russia 2018 focus
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Lorenzo pole, un bazooka sul mondiale di tutti (Sun, 17 Jun 2018)
Dovi 3° dietro Marquez. Valentino è 7° Venti giorni fa era un pilota dato per bollito. Definizioni e diagnosi si sprecavano. Andavano dal perdonistico «come Rossi anche Jorge Lorenzo non riesce proprio ad adattarsi alla Ducati», al diplomatico «gli servirebbe altro tempo ma non ne ha più», all'impietoso «è un pilota che a 31 anni ha imboccato il viale del tramonto». Anche il campionario di previsioni sul suo futuro era vario e grasso. «Si fermerà un anno per ritrovare se stesso», «dovrà guidare una Yamaha clienti», «resterà in Ducati gratis una stagione in più, spalmando su un altro anno i 24 milioni concordati per due...». Venti giorni fa questo era il ritratto di Jorge Lorenzo. Poi è arrivata la vittoria senza se e senza ma del Mugello, poi è arrivata la pole di ieri a Barcellona. In mezzo è arrivato anche e soprattutto l'annuncio che dalla prossima stagione il campione maiorchino farà coppia con Marc Marquez, formando il dream team motociclistico. In pratica si andrà a formare la coppia più forte mai vista nel motomondo. Come noto, fino al Mugello il coltello dalla parte del manico era rimasto in mano alla Ducati, visti gli scarsi risultati ottenuti da Jorge, visti i molti soldi dati, visti i continui lamenti del ragazzo e visti invece i successi di Andrea Dovizioso. Dopo il Mugello, e soprattutto dopo l'annuncio dell'addio, in mano a Lorenzo non è passato il coltello ma un bazooka. L'altro ieri Valentino Rossi (che oggi scatterà dalla 7ª piazza) ha dato voce al pensiero di tutti: «Sarebbe da stupidi non considerare Jorge in lotta per il mondiale...». In effetti, Marquez guida con 95 punti, seguito da Rossi a 72, con Viñales e Dovi rispettivamente a 67 e 66 punti. Jorge è decimo a 41 punti. Apparentemente lontano. Apparentemente. Perché mancano 13 Gp e perché la doppietta nel Gp d'Italia e oggi la sua pole con Dovi che scatterà dalla prima fila con il 3° tempo dimostrano che la Rossa è la moto più equilibrata. Un bazooka, quello in mano a Jorge, puntato su tutto e tutti. I rivali. Il compagno. Il proprio team. Da pilota bollito ad arbitro del mondiale. BCLuc
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IlGiornale.it - Cultura

La "musica forte" di oggi si specchia ancora nel '900 (Sun, 17 Jun 2018)
Russolo risuona in Steve Reich, il ritorno del clavicembalo Da Ligeti a Sciarrino, il concetto di spazio è ancora centrale Domanda: nella musica «forte» che cosa viene proposto oggi? Parlando della produzione d'arte occidentale, in buona parte si «vive» ancora sulle strade tracciate dai Maestri del Ventesimo secolo. Nuovi messia non se ne sarebbero sentiti - il condizionale è d'obbligo - e le calligrafie magari riviste e corrette più o meno sono quelle; da «pesare» invece le novità di un'elettronica sempre più dilagante e libera. Insomma, la torre di Babele resta, come prima. Allora, per provare a rendersi conto di un passato che comunque continua a farci da papà e a influenzare, nonostante le «fratture», si può salire sulla grande nave del Novecento per vedere e rivedere che cosa c'è. Lo ha fatto con spirito da pioniere il musicologo e giornalista Federico Capitoni - autore di diversi saggi compreso In C-Opera aperta. Guida al capolavoro di Terry Riley - che ha mandato negli scaffali Canone Boreale - 100 opere del '900 musicale (colto sopra l'equatore) (Jaca Book, pagg. 384, euro 30), una guida per orientarsi fra la miriade di capolavori e opere che hanno delineato il paesaggio sonoro del secolo trascorso. Lo studioso è approdato ad alcune conclusioni: «In realtà la musica di quel periodo inizia un po' prima, si prenda il francese Erik Satie. E possiamo dire che quel che si produce nei nostri giorni è legato al passato; non mi pare che nei primi anni del Duemila ci siano state cose rivoluzionarie come La sagra della primavera di Stravinkij o il Pierrot Lunaire di Schönberg». A mano a mano che ci si allontana il quadro appare più chiaro. E il tomo Canone Boreale aiuta a comprendere: «Il motivo di questo titolo? La vicenda di cui mi sono occupato si è sostanzialmente espressa a Nord dell'equatore». Alla base della scelta dei brani, con relativi autori che si possono ripetere, c'è il «canone», un termine che nella musica classica sta a significare una composizione contrappuntistica che unisce a una melodia uno o più imitazioni che le si sovrappongono. Nel saggio «ogni brano in qualche modo è collegato, richiama e dialoga con un altro, creando un'idea di coerenza e continuità in un panorama dove alla fine si notano non poche somiglianze», così riferisce. Qualche esempio che si può leggere sfogliando le pagine dell'opera, che ha un taglio divulgativo e accessibile un po' a tutti, è presto fatto. Il primo accostamento appare lampante: Risveglio di una città scritto dal compositore futurista Luigi Russolo nel 1914 per il cosiddetto intonarumori, strumento da lui stesso inventato, viene messo in relazione con City Life creato dal minimalista americano Steve Reich negli anni Novanta. Cose simili dove gli autori cercano di fare musica col rumoreggiare dei centri urbani. Altro caso: il teatro musicale novecentesco e il teatro dei pupazzi. Si prendano lo stravinskijano Petruska e Punch and Judy dell'inglese Harrison Birtwistle; poi le figure metaforiche come nel Wozzeck di Alban Berg oppure Il naso di Shostakovic per rappresentare il concetto di «uomini disumanizzati, dei pupazzi che vogliono fare la vita delle persone», aggiunge l'autore. Nell'avventura c'è pure la (ri)scoperta di alcuni strumenti, vedi il clavicembalo. Messa in cantina nell'Ottocento dopo l'arrivo del piano, questa tastiera torna con Manuel de Falla e con Elliot Carter: nel Canone Boreale si trovano racconti e approfondimenti sui loro pezzi. Un altro elemento di «comunione» preso in considerazione è come i compositori hanno trattato componenti eterogenei che nelle musiche possono convivere, dialogare o restare conflittuali e separati, a volte «relazioni forti anche se meno evidenti». Non c'è dunque solo la passerella storica e titoli collegati, non sfugge infatti la presenza dei compositori in vita, come Georg Friedrich Hass, Tan Dun e Helmut Lachenmann. Una sfida poterli inquadrare, «canonizzare» così presto. Eccezioni a parte «sono tutte persone - dice il musicologo - che cominciano ad avere una certa età. Il giovane di venti anni di età non lo avrei potuto prendere in considerazione ovviamente». Tra i canonizzati l'italiano Salvatore Sciarrino, l'estone Arvo Pärt e l'ungherese Gyorgy Kurtàg, nomi che hanno lasciato il segno. Tra i protagonisti gli americani, per esempio i minimalisti di Glass & Co., che hanno proposto alla vecchia Europa qualcosa di nuovo al di qua dell'oceano. «Nel Novecento - conclude Capitoni - per quanto siano state fatte sperimentazioni, anche radicali, si rintraccia un legame con qualcosa che c'è stato prima. Affascinante il concetto di spazio, che è sempre stato un po' escluso a favore di altro. Poi sono arrivati personaggi come Ligeti, Feldman e Scelsi che hanno cercato di congelare il tempo e di dare l'idea di un suono materico». Un modo di portare lo «spazio» in primo piano. Che verrà ereditato e impiegato anche dalla cosiddetta, «attuale», musica. Che chiamano contemporanea. Speciale:  Controcultura focus
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Landi l'occhio neoclassico che vede Gesù e turcherie (Sun, 17 Jun 2018)
Quadri della maturità, uno svolge il tema del bello ideale, l'altro è di stampo proto-orientalista Appaiono due opere nuove di un grande pittore, Gaspare Landi (1756-1830), cui dedicai una mostra monografica a Piacenza, in Palazzo Galli, e a Roma, in palazzo di Montecitorio, tra il 2004 e il 2005. Sono dipinti della maturità, che emergono in coincidenza con la giornata di studi che la Banca di Piacenza ha voluto in ricordo di Ferdinando Arisi, lo storico dell'arte di grande tradizione che ha dedicato a Landi un notevole impegno, nell'ambito degli studi sull'arte piacentina. Sono opere intelligenti e vivaci: una è lo studio finito per l'episodio di Gesù fra i dottori del tempio dei Musei civici di Palazzo Farnese a Piacenza; l'altro, più libero, un grande bozzetto per una «turcheria», in relazione con il dipinto del Museo nazionale di Capodimonte Harun al-Rashid nella sua tenda con i sapienti d'Oriente. Due begli esempi di pittura neoclassica nella piena maturità di un artista che sentiva una profonda affinità con Canova. L'ammirazione e l'amicizia per il grande pittore ne ispirano anche due trepidi ritratti, uno alla Galleria Borghese e uno all'Accademia Carrara di Bergamo. Canova appare parlante, umanissimo, con una intensità e una partecipazione che Landi non riserva nemmeno a se stesso, per come si mostra in un impertinente e gustoso Autoritratto con la cuffia del 1807. Nel Gesù fra i dottori ritorna l'eco di Raffaello nella circolare armonia della composizione, ed è il richiamo al bello ideale cui si ispira l'intera produzione di Gaspare Landi. Più curioso e insolito è l'altro dipinto, raro e precoce esempio di pittura proto orientalistica, con un singolare gusto esotico che accende i colori. Gian Lorenzo Mellini, lo studioso che, insieme ad Arisi, ha dedicato il maggiore impegno al Landi, fa alcune osservazioni interessanti sulla versione definitiva dell'opera: «Le connotazioni più interessanti dell'opera sono la sua spartana nudità di sentimento, l'estrema semplicità, quasi una forzatura della teoria mengsiana (che ne identificava il concetto con la radice suprema del classico), il senso del sacro naturalizzati, che la collocano a monte dell'incipiente gusto purista». Dopo gli anni della formazione tra Parma e Piacenza, sotto l'influenza di Carlo Cignani e del suo emissario in quelle terre, Ignazio Stern, Landi era venuto a Roma già nel 1782, a misurarsi con Pompeo Batoni e con Domenico Corbi per avviarsi sicuro verso l'elaborazione del suo moderno linguaggio neoclassico, per il quale Mellini evoca la conoscenza del Mengs teorico, di Hamilton, di Julien de Parme, di Angelica Kaufman. È di questa prima maturità la tavola di teatrale, insistito patetismo con la Pittura che piange sull'urna di Raffaello (Milano, Pinacoteca Ambrosiana). Sul vaso dorato, abbracciato dalla dolente, si legge la scritta: «Ille hic est Rafael». È evidente la consonanza con Dei Sepolcri del Foscolo, concepiti qualche anno dopo nello stesso gusto. Il Gesù tra i dottori rientra nella fase della piena maturità, quando il pittore dialoga con gli artisti più notevoli del suo tempo, Pietro Benvenuti e Vincenzo Camuccini, e sente sempre fortemente il dialogo con la letteratura: è certo cosa rara che la pittura possa produrre una sensazione che sembrava consacrata alla poesia, quasi sempre. Eppure egli ha l'orgoglio di essere a Roma, dove «le arti del disegno sono affatto savie: non si stima, non si cerca altro che il vero e il bel naturale, e la bella imitazione greca... Perché nelle arti dello stile non si pensa, non si studia ugualmente? Qual'è lo scrittore che vaglia scrivendo come Landi, Camuccini, Benvenuti a dipingere, Thorwaldsen e Acquisti a scolpire: lascio l'unico e sepolto Schiassi, che per me è grande; e unico quanto Canova. Ma certo niuna scuola vi è di buono scrivere, come buone scuole sono di pittura e scultura...». Dunque, per il Landi l'importanza di un'opera si misura dalla sua predisposizione a essere imitata. Propriamente, classico è ciò che è degno di essere imitato. Che il Landi si eserciti, oltre che sugli antichi, anche sui classici moderni, si può vedere anche nell'Assunta di Castell'Arquato (1803-1806), concepita rielaborando parti della Trasfigurazione di Raffaello e dell'Assunta di Tiziano nel Duomo di Verona. È in questo spirito che il Landi si predispone al difficile confronto con Camuccini nel suo Calvario piacentino. È evidente il richiamo allo Spasimo di Raffaello pur contenuti, nella lettura del Mellini, in favore di più impervie (e improbabili) deviazioni, dal Compianto di Mengs a Pedralbes o dalla Crocefissione di Luigi Ademollo nella Cappella Palatina di Palazzo Pitti. A partire dal 1810 Landi inizia l'attività di professore nell'Accademia di San Luca, e nel nuovo ruolo si predispone a dipingere due grandi tele per il Palazzo Imperiale al Quirinale, ora a Capodimonte: Pericle che visita il cantiere del Partenone (1812-13), opera solenne quanto retorica, in cui il Landi sembra far frutto degli insegnamenti del Camuccini, e una eccentrica protorientalista tela con il califfo Harun al-Rashid nella sua tenda con i sapienti d'Oriente, del 1812-1813. A quest'ultimo dipinto si ispira l'insolita e rara «turcheria» inedita. Speciale:  Il quadro di Sgarbi focus
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"Sguardi", a Palermo video d'autore celebrano l'arte contemporanea (Sun, 17 Jun 2018)
In occasione della biennale Manifesta 12, nello storico Palazzo Drago, divenuto Sisal Arte Place, fino al 30 giugno la mostra video dedicata agli artisti italiani. Emilio Petrone: "Il Gruppo Sisal impegnato a favorire la cultura italiana" "Sguardi" dedicati all' Arte Contemporanea italiana, nello storico Palazzo Drago di Palermo per una mostra originale e coinvolgente voluta Gruppo Sisal che è Principal Partner di Manifesta 12, la Biennale nomade europea di arte e cultura contemporanea intitolata "Il Giardino Planetario. Coltivare la Coesistenza". Evento inaugurale nel palazzo riaperto per l'occasione e divenuto Sisal Art Place. Un luogo di contatto e continuità tra arte storica e contemporanea, tra tradizione e innovazione, al centro di una Palermo che sta vivendo un importante rinascimento culturale e sociale. "Nell’ambito delle nostre politiche di responsabilità sociale d’impresa, la partnership con Manifesta 12 rappresenta il primo significativo passo di un programma strutturato per favorire l’evoluzione dell'arte italiana e della cultura contemporanea del nostro Paese, attivando nuove sinergie tra il nostro apporto manageriale e l’espressione del talento artistico. Vogliamo, infatti, favorire la conoscenza degli artisti contemporanei italiani, anche attraverso i nostri principali asset industriali: capillare presenza sul territorio, competenze digitali e qualità nella comunicazione”. Con queste parole Emilio Petrone, amministratore delegato di Sisal Group ha sottolineato l’impegno a sostegno dell’Arte Contemporanea Italiana, eccellenza da valorizzare anche oltre i confini nazionali. Il progetto prende avvio con un approccio metodologico, attraverso i dati dello studio affidato all’Istituto di Ricerca Ipsos: un’accurata analisi volta a evidenziare lo stato dell’arte contemporanea, mettendo in luce i principali luoghi di diffusione, le maggiori piazze di fruizione artistica e che evidenzia la necessità di riposizionare gli artisti al centro dell’ecosistema. La ricerca sottolinea, in particolare, la difficoltà per l’Arte Contemporanea Italiana ad affermarsi a livello internazionale. Tra gli ostacoli che ne impediscono lo sviluppo la carenza di risorse pubbliche, una fiscalità penalizzante, la debolezza delle sinergie tra pubblico e privato, in un sistema che stenta a estendere una promozione efficace e che spesso costringe gli artisti a vivere la propria arte come residuale. Fotografia al centro del dibattito che si è tenuto sabato 16 giugno, presso il Teatro Garibaldi moderato dalla direttrice del Museion di Bolzano Letizia Ragaglia, con la presenza di Emilio Petrone. Tra i relatori, esperti e protagonisti del settore, quali Francesco Manacorda, Paola Nicolin, gli artisti Marinella Senatore e Filippo Minelli, l’Assessore alla Cultura del Comune di Palermo Andrea Cusumano. La rassegna di video arte italiana: “Sguardi” è ideata e proposta da Francesco Pantaleone, gallerista e curatore, e Mario Gorni, presidente onorario e responsabile dell’Archivio Storico Careof. Il percorso artistico al Sisal Art Place è proposto con un innovativo concept ambientato fra gli affreschi con una una selezione di 27 opere di 29 artisti italiani, realizzate con il medium contemporaneo per eccellenza: il video. Le opere, che vanno dagli anni Sessanta ad oggi, sono state scelte con criterio “mnemonico-emozionale” e presentate in 12 monitor dislocati lungo il percorso. La mostra è aperta al pubblico con ingresso gratuito fino al 30 giugno, tutti i giorni dalle 18 alle 22. “Sguardi innesca una riflessione sull’importanza che l’immagine ha nella contemporaneità, sulla straordinaria potenza e sull’impatto mediatico e collettivo – ha spiegato Francesco Pantaleone -. Immagine come strumento di approfondimento, di destrutturazione, strumento politico e di attivismo sociale e culturale. La rassegna offre la possibilità di attivare un dialogo, uno sguardo e uno scambio tra artisti e pubblico, tra punti di vista, tra mondi paralleli che non sempre e non per forza si incrociano ma certamente si rafforzano”. “Le immagini in movimento prodotte dagli artisti, come il cinema o il video, sono mezzi di comunicazione veloci e fra i più efficaci per raccontarci la sintesi del pensiero e l’umore dell’artista – ha aggiunto Mario Gorni - Se di arte italiana si può e si deve parlare bisogna fare riferimento alle sue peculiari qualità di leggerezza e levità”. Gli artisti in mostra sono: Gianfranco Baruchello e Alberto Grifi, Vincenzo Agnetti, Massimo Bartolini, Liliana Moro, Paola Di Bello, Diego Perrone, Sislej Xhafa, Stefania Galegati Shines, Marcello Maloberti, Cosimo Terlizzi, Eva Marisaldi e Enrico Serotti, Sabrina Mezzaqui, Luisa Rabbia, Domenico Mangano, Alessandra Spranzi, Paolo Chiasera, Armin Linke e Amedeo Martegani, Cesare Pietroiusti, Nico Vascellari, Meri Gorni, Rossella Biscotti, Marzia Migliora, Christian Niccoli, Luca Trevisani, Elisabetta Benassi, Adrian Paci. Tag:  arte contemporanea mostra video Sguardi Sisal Art Place a Palermo cultura Persone:  Emilio Petrone
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Peccato che allo Strega manchino i "veri" romanzi (Fri, 15 Jun 2018)
Appena proclamata, la cinquina dello Strega 2018, già porta con sé tanti interrogativi. Dei magnifici 5 che si contenderanno il sorso di liquore la sera del 5 luglio al Ninfeo di Villa Giulia la prima dei proclamati dai 660 aventi diritto - tra Amici della domenica, lettori forti e altri collettivi aggiunti a garantire equità - è Helena Janeczek con La ragazza con la Leica (Guanda), 256 voti. Seguono Marco Balzano, 243, con Resto qui (Einaudi); Sandra Petrignani, 200, con La corsara. Ritratto di Natalia Ginzburg (Neri Pozza); Lia Levi, 173, con Questa sera è già domani (e/o); Carlo D'Amicis, 151, con Il gioco (Mondadori). Il primo interrogativo è sul gruppone di nomi e di generi che quest'anno è circolato in comune tra i due premi letterari italiani più importanti, il Campiello e lo Strega: per prima la Janeczek, che ha ottenuto il plauso di entrambe le giurie letterarie. Eppure la sua biografia romanzata della fotoreporter Gerda Taro, compagna di Robert Capa, non è proprio romanzo e non è nemmeno un libro facile quanto a tema e periodo storico. Possibile che tra le centinaia di proposte in libreria non ci fossero romanzi d'invenzione in grado di meritare il primato di voto? Possibile poi, altra domanda, che la storia, la cronaca e la biografia ma anche la questione femminile, quella razziale, quella revisionista - l'abbiano vinta, nelle preferenze dei giurati, in modo così schiacciante sul puro piacere di gustarsi un plot ben costruito? O, altra domanda, forse scarseggiano plot ben costruiti? Ad una incollatura Balzano: il suo è proprio un romanzo, eppure anche qui la tipicità dello sfondo storico prende il sopravvento e anche qui c'è un rimpallo con il Campiello (Balzano lo vinse nel 2015). E poi ancora la Petrignani con la vita di Natalia Ginzburg e le Leggi Razziali di Lia Levi. Le scelte dei giurati sembrano una indicazione didattica: niente libera fiction se prima non vi applicate sui testi seri. Nell'anno del dibattito avviato dal giurato Campiello professor Tomasin sull'italiano impoverito della letteratura contemporanea, un po' di educazione alla lettura ci sta. E tuttavia meno male che almeno l'ultimo prescelto, il romanzo di D'Amicis, è fuori dal coro: è un gioco, è erotico ed è contemporaneo.
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"Pulmanista" guida le parole nuove (Fri, 15 Jun 2018)
Ecco i lemmi che (purtroppo) troveremo nei dizionari l'anno prossimo Alla fine le possibilità sono solo due: o una lingua incorpora parole nuove o, alla fine, muore. L'incorporazione può avvenire dal basso - chiunque abbia dimestichezza col web ormai sa cosa vuol dire essere linkato a un contenuto - oppure può avvenire quando un linguista o uno scrittore ci mette del suo. Lo fece d'Annunzio con motoscafo. Ora a partire da «petaloso» sono i bambini a proporre direttamente alla Crusca lemmi nuovi. Quest'anno la parola che una classe delle elementari ha sottoposto al vaglio della massima autorità sulla lingua italiana è «pulmanista». A scrivere all'Accademia, è stata una quinta elementare di Bisignano, in provincia di Cosenza. I bambini hanno spiegato che sono soliti definire «pulmanista» l'autista dello scuolabus. La loro maestra li corregge, ma loro vorrebbero che il termine entrasse nei vocabolari, perché designa un autista diverso dagli altri. Ce la faranno? La redazione della Crusca ha risposto riconoscendo che la parola è ben formata e che potrebbe imporsi. Per i vocabolari che usciranno a breve abbiamo però già qualche certezza. Si leggerà «legnameria» per indicare il luogo in cui si conserva e si acquista la legna; e se una persona non risponderà più alle nostre chiamate o mail sarà linguisticamente corretto classificarla come protagonista di un caso di «ghosting». Sono queste le principali parole entrate nell'uso comune della lingua, come ha scritto ieri a Libreriamo (www.libreriamo.it) il professore Paolo D'Achille, ordinario di linguistica all'Università Roma Tre, socio dell'Accademia della Crusca, direttore del periodico La Crusca per voi e responsabile del servizio di consulenza dell'istituzione fiorentina. Si allargherà anche il significato di «abbattere» quando riferito a cibi, «abbatti il trancio di salmone», va inteso come surgelare il pesce per eliminare batteri. Resteranno nell'uso davvero? Ce lo dirà solo il tempo. Confidiamo su «legnameria» che ha una robusta storia dialettale e gode di immediata comprensibilità. Più che un neologismo è una ufficializzazione. Contiamo che in una rapida morte per «ghosting», perché rendersi fantasmatici alla propria fidanzata suona meglio. Quanto a «pulmanista»... auguriamo ai bambini un petaloso successo. Non ce ne voglia la maestra.
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Il mio Massimo Fini e l'arte di vincere stando con i perdenti (Fri, 15 Jun 2018)
Claudio Martelli racconta gli anni della giovinezza trascorsi con lo scrittore Massimo Fini entrò in classe - la Terza C del Liceo Carducci - una mattina di novembre, ad anno scolastico già iniziato. Stropicciato e serio - come i liceali di quel tempo, ribelli in giacca e cravatta - lo riconobbi mentre intimidito esitava sull'uscio, cercando con lo sguardo un posto dove sedersi. Non so se l'avete mai provata, ma poche esperienze come quella di essere aggregato, tu solo e in ritardo, a una comunità o classe affiatata, trasmette, con l'imbarazzo di sentirsi esaminati, un senso d'indifesa estraneità. «Trovati un posto, sbrigati - intimò il prof d'italiano al nuovo alunno - stiamo facendo lezione!». Poiché conoscevo Massimo e il prof, mi alzai, spinsi da parte i libri e le mie cose e gli indicai la sedia a fianco. Mi raggiunse sospirando: «Almeno uno lo conosco». A dodici, tredici anni, all'oratorio, avevamo giocato insieme a calcio quelle partite che cominciavano dopo pranzo in trenta e più giocatori da dividere in due squadre che via via si assottigliavano fino a che i superstiti non li reclamava il prete o i genitori spazientiti. Ma alcuni non smettevano, anzi, fedeli a oltranza, ricominciavano coi passaggi e, se non si sgonfiava il pallone, continuavano al buio, tirando in una porta sola anche senza portiere. Come gli altri ragazzini con cui arrivava e se ne andava, Massimo abitava lì vicino - la «casa dei giornalisti» a un passo da piazza della Repubblica, a Milano. Facevano gruppo passandosi di mano e commentando La Gazzetta dello Sport, e giornali con le firme o le vignette dei loro padri mentre, con i ragazzi di altre classi sociali, ostentavano un'insopportabile arietta di superiorità. Non ho mai avuto voglia di frequentarli, nessuno, salvo Massimo, a partire dal giorno in cui lo vidi prendere le difese di un piccoletto pestato dal più grosso del suo gruppo. Andammo a casa sua e la cosa che più mi colpì e gli invidiai fu che, figlio unico e orfano di padre, quando la mamma era assente aveva tutta la casa a disposizione. Su un tavolo teneva fissata una tovaglia incerata sopra la quale, sparsi o impilati, c'erano sciami di «tollini» - tappi di bottiglia - con al fondo incollati minuscoli ritratti dei giocatori di tutte le squadre. Una play station preistorica, artigianale anticipazione di quelle digitali su cui oggi con i loro amici giocano i nostri nipoti. Leggendo la sua autobiografia, Una vita - uscita nel 2015 e ripubblicata all'interno del volume Confesso che ho vissuto (Marsilio) - mi sono reso conto che del mio compagno di banco, dell'amico con cui ho fraternizzato e duellato, correndo ciascuno la sua gara, ciclicamente incrociando quella dell'altro, insomma, della sua vita, io, in realtà, ho sempre saputo pochissimo. Il libro mantiene la promessa: dentro c'è vita, molta vita, anzi, più vite. Più vite perché l'hanno ingaggiato molte esperienze che poi nei suoi libri Massimo ha riaperto e sezionato, come su un tavolo anatomico, esibendo al suo pubblico tutta questa umana, troppo umana, mercanzia. Quando parla di sé e di chi o di cosa nel mondo gli è stato famigliare, quando racconta di suo figlio e di sua madre, di altre donne e uomini, di quale umanità l'abbia fatto amare e odiare e da cui si sia sentito riconosciuto o abbandonato, è allora che Fini ci coinvolge: ferite che non si rimarginano, canzoni che non si dimenticano. Come quando parla della nostra Milano degli anni Sessanta - beninteso, i primi, non i «formidabili» di Mario Capanna. Anni ancora severi ma già più luminosi di una Milano tutta da camminare, da esplorare e non ancora da bere. Come quando parla della casa di famiglia, del babbo importante e della madre russa, severa di molti doveri, di molti insegnamenti e di poca affettività. Della casa in cui ha sempre abitato e che continua ad abitare, Massimo illumina un divano rosso che per molti, intervistati o semplicemente incontrati, fu lettino di psicanalista, confessionale senza liturgia. La sua tecnica era di rivelarsi, lui, più dell'ospite di turno, debole e colpevole di delitti del cuore, dei sensi, dell'indole. Naturalmente le sue erano colpe e debolezze oneste, perciò irresistibili e, dunque, perdonate in partenza. Diverso il trattamento riservato alle colpe degli altri che, dopo un po' di tempo dall'intima confessione, le ritrovavi su un giornale spiattellate senza tanti riguardi, da cui liti, rotture e persino denunce. Se nel giornalismo Massimo si è occupato di personaggi e storie varie in modo quasi sempre polemico, nei tanti saggi che ha scritto ha spostato la polemica sulla modernità stessa, sempre più spesso pescando nel pozzo del passato gli argomenti e le frustate contro la miseria dei moderni, i loro pregiudizi e le loro contraddizioni tanto arroganti quanto insensate. Così è diventato un negatore dei lumi e del progresso, uno scrittore reazionario, oscurantista, fratello maggiore del giornalista assediato e schifato dai contemporanei. Massimo sa indirizzare benissimo la sua penna dove vuole e, come infierisce su di sé, così indulge a compiacersi della propria onestà, del disinteresse, dell'indipendenza dal potere. Rivendicazione legittima da parte di chi ha pagato con il record di licenziamenti il prezzo della coerenza. In un Paese di trasformisti, non è poco. La coerenza però è una virtù che parla di noi stessi, ma non dice nulla della realtà. E poi si può essere coerenti anche nell'ignavia, nel vizio e nei delitti e non per questo si diventa migliori. La sua scrittura fluida, naturale, in presa diretta, intreccia prosa on the road e prosa colta all'ombra di Rimbaud e di Céline, così, mentre aspira all'onestà - la più borghese delle virtù - non rinnega il vizio di esistere, di voler esistere senza limiti, senza nulla concedere né alla fede né alla ragione. Tanto meno alla politica che per lui è solo sinonimo di potere. Dell'Occidente ama l'Europa ma detesta l'America, al cui posto vorrebbe la Russia tanto più grande e, in tutti i sensi, tanto più lontana. Contro tutti i potenti e i conformisti, Fini dà sempre ragione ai vinti e ai sovversivi: a Catilina contro Cicerone, a Nietzsche contro Hegel, al Mullah Omar contro Bush, a Bossi contro Berlusconi, a Beppe Grillo contro la scienza e soprattutto a se stesso contro gli altri.
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Quelle bugie storiche passate per vere (Thu, 14 Jun 2018)
Da “Mangino brioche” a “Eppur si muove”, passando per i sette re di Roma, sono tanti i fatti storici creduti erroneamente veri o le frasi mai pronunciate da personaggi famosi entrate nel bagaglio culturale comune Da “Mangino brioche” a “Eppur si muove”, dalla bicicletta inventata da Leonardo alla mela di Newton, sono tanti i fatti creduti erroneamente veri e le frasi mai pronunciate che sono entrate nel bagaglio culturale comune. Focus ha segnalato 33 bugie storiche, miti da sfatare per propria cultura e magari in vista dell’esame di maturità. 1 – Le cinture di castità venivano messe alle mogli dai cavalieri medievali. Sono in tanti a crederlo ma pare non fosse così. Sembra che la maggior parte delle cinture di castità venisse utilizzata nell’Ottocento, che molte cinture di castità siano apribili e riportino frasi oscene. 2 – Maria Antonietta disse: “Se non hanno il pane, che mangino brioche”. La frase viene comunemente attribuita a Maria Antonietta d’Asburgo-Lorena, moglie di Luigi XVI, che secondo il credo popolare avrebbe replicato così quando le venne detto che il popolo non aveva il pane. Ma la frase non fu sua: le venne attribuita dalla storiografia rivoluzionaria. 3 – D’Annunzio si fece asportare due costole. In molti lo credono ma non è vero che il Vate si fece asportare due costole per praticare l’autofellatio. 4 – Gli schiavi costruirono le piramidi d’Egitto. Sembra che a edificarle furono invece degli operai salariati egizi. 5 – Albert Einstein andava male in matematica. Il famoso scienziato non era affatto un cattivo studente e non fu bocciato in quinta elementare come si racconta. 6 – Buddha era grasso. Siddharta Gautama detto il Buddha (in sanscrito “il risvegliato”) visse tra l’India e il Nepal nel VI secolo a.C. Si allontanò dagli agi della sua vita per dedicarsi all’ascesi, praticando il digiuno. In diverse raffigurazioni appare snello e dal portamento regale. Il “Buddha grasso” o “Buddha felice” delle statuette è una variante cinese ispirata al monaco Budai, vissuto nel X secolo d.C. Anche lui raggiunse l’illuminazione guadagnandosi l’appellativo di Buddha. 7 – Le ultime parole di Cesare furono: “Tu quoque, Brute, fili mi”. Secondo lo scrittore latino Svetonio, quel 15 marzo del 44 a.C. Cesare disse in greco: “Kai su teknòn”, cioè “Anche tu, figlio”. E lo disse in greco, lingua dell’élite romana. Ma sempre Svetonio mette in dubbio che abbia pronunciato questa frase, raccontando che Cesare emise soltanto un gemito. 8 – Rasputin fu evirato. Non ci sono prove del fatto. Grigorij Efimovič Rasputin, mistico con fama di donnaiolo vicino allo zar Nicola II, venne ucciso e durante la Rivoluzione Russa del 1917 il suo cadavere fu dissepolto e bruciato. Difficile dire se quello esposto al Museo dell’erotismo del di San Pietroburgo nel 2004 sia davvero il pene di Rasputin. 9 – La lampadina fu inventata da Edison. Esiste anche un altro inventore della lampadina: il piemontese Alessandro Cruto, che accese la sua prima lampadina il 5 marzo 1880 nel laboratorio di fisica dell’Università di Torino. 10 – Lo “ius primae noctis” di epoca medievale era il diritto del feudatario di passare la prima notte di nozze con la sposa dei suoi servi della gleba. Il “diritto della prima notte” era in realtà una tassa in denaro, che serviva a ottenere dal feudatario l’assenso al matrimonio. 11 – Leonardo inventò la bicicletta. Il disegno di una bicicletta sul Codice Atlantico di Leonardo da Vinci, secondo molti studiosi, non sarebbe opera del maestro ma fu probabilmente aggiunto nell’Ottocento. 12 – In vichinghi portavano elmi con le corna in battaglia. In battaglia i vichinghi non indossavano elmi con le corna ma li portavano durante feste e cerimonie. Erano i guerrieri celti a indossare elmi con le corna durante le battaglie. 13 – Furono i napoleonici a rompere il naso della sfinge. Quando nel 1798 Napoleone invase l’Egitto il naso della sfinge era già mancante. 14 – La presa della Bastiglia segnò l’inizio della Rivoluzione Francese. L’inizio viene fatto risalire dagli storici al 5 maggio 1789 con la convocazione degli stati generali. 15 – Lady Godiva cavalcava nuda. Si tratterebbe soltanto di una leggenda. La storia è ambientata nella Gran Bretagna dell’XI secolo e racconta di Lady Godiva, moglie di Leofric, conte di Mercia e signore di Coventry, la quale acconsentì a cavalcare nuda per le strade di Coventry in cambio di una riduzione delle tasse. Le tasse vennero ridotte ma non quelle sui cavalli. E l’unica certezza storica è proprio che a Coventry venissero tassati solo i cavalli. 16 – Guglielmo Tell colpì con una freccia della sua balestra una mela posta sulla testa del figlio. Apparterrebbe alla leggenda la storia del celebre eroe svizzero vissuto tra la fine del XIII e il XIV secolo. 17 – Furono 300 Spartani gli eroi delle Termopili. Tra il 19 e il 21 agosto del 480 a.C. si crede che 300 Spartani fermarono, o meglio rallentarono, l’avanzata dei Persiani al passo delle Termopili in Grecia: sembra invece che furono inviati tra i 5 mila e i 7 mila soldati greci. Fonti del tempo racconterebbero che restarono isolati i 304 uomini del re spartano Leonida, ma pare ci fossero 700 soldati di Tespie e 400 di Tebe. 18 – I soldati di Custer morirono tutti vicino al fiume Little Bighorn. Falso. Il 25 giugno 1876 non tutti i componenti del 7° Cavalleggeri del tenente colonnello George Custer morirono nella battaglia di Little Bighorn contro gli Indiani, comandati da Cavallo Pazzo e Toro Seduto. 19 – Una mela cadde sulla testa di Newton e lui scoprì la forza di gravità. Nella biografia del fisico inglese Isaac Newton (1643-1727), il suo amico e collega William Stukeley racconta diversamente la storia: Newton gli avrebbe raccontato di aver cominciato a rifletterci dopo aver visto una mela staccarsi da un albero e cadere. 20 – Houdini morì durante un suo numero di magia. Il famoso illusionista Harry Houdini morì il 31 ottobre 1926 di peritonite. Dopo uno spettacolo cadde a terra, aveva la febbre alta. Qualche giorno prima sembra che uno studente lo avesse sfidato a una prova di forza, colpendolo all’addome senza dargli il tempo di preparare i muscoli addominali. Il colpo potrebbe avergli perforato l’appendice forse già infiammata. 21 – Galileo disse: “Eppur si muove”. Per ristabilire la verità voluta dalla Chiesa, Galileo Galilei fu costretto ad abiurare: dovette cioè disconoscere le sue teorie scientifiche, ammettendo che fosse la Terra a girare intorno al Sole e non il contrario. Evitò così la condanna a morte. Si racconta che aggiunse sottovoce le parole “Eppur si muove”, facendo un ovvio riferimento alla Terra. Frase che però gli fu attribuita dal giornalista Giuseppe Baretto nel 1757. 22 – Le Repubbliche marinare erano 4. Oltre ad Amalfi, Genova, Pisa e Venezia ce n’erano anche altre, come Ancona, Gaeta e Noli. 23 – I re di Roma erano 7. In realtà erano 8 con Tito Tazio, nato a Cures, oggi Fara in Sabina (in provincia di Rieti). Regnò per cinque anni, probabilmente dal 750 al 745 a.C., probabilmente affiancando Romolo e in seguito all’episodio conosciuto come il ratto delle Sabine. Anche quest’ultimo un episodio controverso legato più alla leggenda che alla storia. 24 – Le crociate si svolsero tutte contro i musulmani. Falso. Ci furono crociate anche contro altri cristiani (come gli albigesi, detti càtari), pagani baltici ed eretici hussiti. 25 – I cani San Bernardo portavano al collo un piccolo barilotto contenente del brandy. La falsa credenza è nata dal quadro del naturalista inglese Sir Edwin Henry Landseer “Mastini delle Alpi” (1831), che raffigura due cani di questa razza mentre cercano di rianimare un viaggiatore e uno dei due animali porta al collo un piccolo barilotto. 26 – Nel Medioevo le streghe venivano mandate al rogo. Nel Medioevo l’Inquisizione si scagliava soprattutto contro gli eretici. In realtà le streghe cominciarono ad essere bruciate sul rogo intorno al 1430, dunque verso la fine dell’epoca medievale, e questa terribile pratica raggiunse il culmine in pieno Rinascimento, cioè tra il ‘500 e il ‘600. L’ultimo rogo di una strega fu registrato nel 1756, durante l’Illuminismo, in Baviera. 27 – Magellano fu il primo a circumnavigare il globo. Al comando di cinque velieri il portoghese Ferdinando Magellano partì da Siviglia nel 1519 in direzione delle Molucche (Indonesia), navigando verso ovest invece che verso est. Ma non arrivò mai a destinazione: perse la vita nel 1521 in uno scontro con gli indigeni. A prendere il comando e a completare la missione fu il suo vice: il capitano basco Juan Sebastián Elcano. 28 – Napoleone era basso. Napoleone Bonaparte (1769-1821) era alto un metro e 69 centimetri, statura nella media per l’epoca in cui visse. 29 – All’origine del peccato originale c’è la mela che Eva donò ad Adamo. In realtà i testi sacri non parlano esplicitamente di una mela. 30 – I barbari furono la causa della caduta dell’Impero Romano. In realtà l’Impero Romano era già in crisi prima della fatidica data del 476 d.C. Sembra che le vere cause della sua caduta furono le guerre e il conseguente calo demografico, insieme a carestie, epidemie, lotte intestine ed eccessiva tassazione. 31 – Lo champagne è originario della Francia. Non fu il benedettino francese Pierre Pérignon (1639-1715) a scoprire come ottenere lo champagne. La tecnica fu inventata dall’inglese Christopher Merret (1614-1695). 32 – I pirati sotterravano i loro tesori. In genere venivano spesi i tesori accumulati dai predoni tra il ‘600 e il ‘700, epoca d’oro della pirateria. 33 – Importanti decisioni nel corso della seconda guerra mondiale furono prese a Yalta. Durante la conferenza di Yalta (oggi in Ucraina) tra il 4 e l’11 febbraio 1945 Churchill, Roosvelt e Stalin presero importanti decisioni per le sorti del mondo. Molti studiosi fanno invece risalire il decisivo momento alla conferenza di Teheran (Iran) del dicembre 1943. Tag:  storia frasi celebri fatti
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Premio Strega, i cinque finalisti con Janeczeck in testa (Thu, 14 Jun 2018)
Il Premio Strega si appresta a concludersi con una quota rosa maggiore rispetto agli anni passati con ben tre donne su cinque finalisti Il Premio Strega è giunto alla sua fase conclusiva con una quota rosa maggioritaria visto che le donne ad andare in finale sono ben tre quest'anno La scrittrice tedesca Helena Janeczek si trova in testa con il suo romanzo "La Ragazza della Leica" in cui narra l'amore tra Gerda Taro, prima donna fotagrafa a morire in guerra e Robert Capa, il suo mentore nonché insegnante di fotografia di Gerda. Il romanzo è stato pubblicato da Guanda, mentre gli altri partecipanti alla finale sono Marco Balzano con "Resto qui", Sandra Petrignani con "La Corsara. Ritratto di Natalia Ginzburg", Lia Levi con "Questa sera è già domani" e Carlo D'Amicis con "Il Gioco". È molto interessante come quest'anno è possibile vedere in finale una cinquina composta da tre donne e se una di queste riuscisse ad aggiudicarsi il premio si romperebbe un "monopolio" maschile che perdura dal 2003. Paolo Cognetti si è occupato dello spoglio dei voti, è stato il vincitore dell'anno scorso con il suo romanzo "Le Otto Montagne". È stata esclusa un'altra scrittrice femminile dalla finale, Francesca Melandri che non è riuscita a superare la soglia di 151 voti (ne ha presi 149) di Carlo D'Amicis necessari per accedere alla finale. Ecco la posizione in classifica successiva allo spoglio: Helena Janeczek con La Ragazza della Leica (edito Guanda)-256 voti Marco Balzano con Resto qui (edito Einaudi)-243 voti Sandra Petrignari con La Corsara. Ritratto di Natalia Ginzburg (edito Neri Pozza)-200 voti Lia Levi con Questa sera è già domani (edito E/O)-173 voti Carlo D'Amicis con Il Gioco (Mondadori)-151 voti La favorita del Premio Strega di quest'anno è Helena Janeczek, classe '64 tedesca ma naturalizzata italiana. Vive in Italia dal 1983 e ha all'attivo sei pubblicazioni di cui una (nel 1989) è una raccolta di poesie in tedesco. Tag:  Premio Strega finale
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La Leggenda del Piave: le truppe austriache respinte nella Battaglia del Solstizio (Thu, 14 Jun 2018)
Un secolo fa iniziò sulle sponde del Piave la Battaglia del Solstizio che si concluse con la ritirata austriaca segnando profondamente l'esito del primo conflitto mondiale Nelle prime ore del 15 giugno del 1918 cominciò la massiccia offensiva austrica, nonché l’ultima, mirata a risolvere definitivamente il conflitto con l’Italia, ma le truppe italiane non si fecero trovare impreparate come successo alla fine di ottobre a Caporetto e diedero vita alla “Battaglia del Solstizio”, così rinominata da Gabriele D’Annunzio, che si concluse con la ritirata oltre il Piave degli austriaci. Da questa battaglia nacque la “Leggenda del Piave”. … E ritornò il nemico / per l’orgoglio e per la fame, / voleva sfogare tutte le sue brame… / Vedeva il piano aprico, di lassù, / voleva ancora sfamarsi e tripudiare come allora. Il protrarsi del conflitto, la crisi interna e la difficoltà di approvv-igionamento spinsero l’impero asburgico a dirottare tutte le risorse per sfondare il fronte italiano e affrontare in seguito il fronte franco-tedesco. Gli austro-ungarici pianificarono l’offensiva nei minimi dettagli, prevedendo innanzitutto la distruzione del blocco navale del canale di Otranto e, contemporaneamente, un attacco diretto come accaduto nella Valle dell’Isonzo. Ma l’Impresa di Premuda rallentò gli austriaci che cominciarono l’avanzata con quattro giorni di ritardo. Come a Caporetto un grande bombardamento riecheggiò nella notte permettendo alle truppe nemiche di attraversare il Piave ed arrivare fino alla collina del Montello, occupando Nervesa, e solo sull’altopiano di Asiago i fanti italiani mantennero le posizioni. “No!” disse il Piave, / “No!” dissero i fanti, / “Mai più il nemico faccia un passo avanti” / Si vide il Piave rigonfiar le sponde / e come i fanti combattevan l’onde… Nel pomeriggio, però, ci si rese conto che le truppe italiane non erano impreparate; anzi, non solo erano a conoscenza dei piani nemici ma il Regio Esercito disponeva di armi e mezzi superiori. Nel frattempo, a causa delle abbondanti piogge, il Piave esondò facendo crollare più volte le passerelle costruite dagli austriaci per far giungere i rifornimenti e complicandone le operazioni, tanto che molti reparti risultarono isolati. La controffensiva italiana fu veemente. La notte gli Alpini scalarono il Monte Grappa illuminato a giorno dal fuoco incessante dei cannoni, con la Regia Aeronautica che attaccò imperterrita le linee nemiche per tutta la durata della battaglia, nonostante la perdita del più grande asso tricolore, Francesco Baracca. Rosso del sangue del nemico altero, / il Piave comandò: “Indietro, va’, straniero!” Le truppe austriache, impossibilitate ad essere rifornite, sia di viveri che di armi, e provate da una estenuante battaglia che le ha viste negli ultimi giorni impegnate in una tattica difensiva, ben diversa da quella vittoriosa che avevano preparato meticolosamente, furono costrette ad abbandonare le postazioni conquistate. Molti fanti ripiegando in ritirata, nel tentativo di ritornare a Pieve di Soligo-Falzè di Piave, perirono annegati nelle tempestose acque del Piave. Il bilancio fu drammatico, in una settimana di aspri combattimenti persero la vita centocinquantamila soldati austriaci e novantamila italiani. La Battaglia del Solstizio fu l’ultima grande offensiva dell’impero asburgico e il suo esito spalancò le porte al vittorioso epilogo. Indietreggiò il nemico / Fino a Trieste, fino a Trento, / e la Vittoria sciolse le ali del vento!... Tag:  Leggenda del Piave prima guerra mondiale Battaglia del solstizio
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L'immagine? Oggi conta anche per lo scrittore (Thu, 14 Jun 2018)
La recente morte di alcuni protagonisti della letteratura del Ventesimo secolo ha posto nuovamente la domanda su quale sia il ruolo dell'artista nel mondo moderno, e quanto la biografia di uno scrittore possa incidere nella valutazione della sua opera. Tom Wolfe, ad esempio, è stato criticato per la sua feroce disapprovazione della società da lui stesso felicemente definita «radical chic», mentre l'intensa vita erotica di Philip Roth è stata oggetto di severa condanna, soprattutto da parte delle neo/vetero-femministe inebriate dal successo del #metoo. Giunge, quindi, a proposito la pubblicazione di un volume a cura di Edoardo Zuccato, L'immagine dell'artista nel mondo moderno (Marcos y Marcos, pagg. 270, euro 25) che si propone di considerare come, nell'ambito di una globalizzazione sempre più invasiva, la considerazione di un autore, o comunque di un «artista» non possa più dipendere soltanto da criteri estetici, anzi. Come già accaduto agli «artisti» del mondo del cinema e dello spettacolo, anche il giudizio sulla produzione degli artisti e degli scrittori è indissolubilmente legato alla loro biografia. Nel volume viene delineato il quadro di come e quando si sia verificato questo mutamento, a partire soprattutto dall'Ottocento, come dimostra il curatore stesso in un suo contributo intitolato Costruire la figura dello scrittore moderno, che dimostra come già i romantici Wordsworth e Byron fossero consapevoli dell'importanza del rapporto arte-vita, ponendo estrema attenzione agli aspetti delle loro biografie che preferivano nascondere o, viceversa, enfatizzare. Incentrato, invece, sul ruolo che l'artista moderno ha assunto nella prima metà del Novecento è il saggio di Stefano Casella, dedicato alle Radici rituali della poesia in Eliot e Pound, radici che affondano nel sacro, dando al poeta il ruolo di «sciamano e ierofante». Forse non è casuale l'assonanza fra i termini poeta e profeta, poiché, sin dall'alba dei tempi - pensiamo a Orfeo - il poeta è assimilato al visionario, a colui che vede più e meglio degli altri, incarnando in modo egregio quello che Pound definì il ruolo del poeta, ovvero di essere «le antenne della tribù», con tutte le conseguenze, anche drammatiche, del caso.
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© Dott. Giulio Perrotta (2012)