Dott. Giulio Perrotta
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LA "RASSEGNA STAMPA QUOTIDIANA" (IX PARTE)

Tutte le notizie da "Il Giornale" in tema di politica, attualità, cronaca, economia e cultura

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IlGiornale.it - Politica

Ancora un assalto giudiziario. Berlusconi rinviato a giudizio (Fri, 16 Nov 2018)
Sulla vicenda escort a Bari, l'ex premier accusato di induzione a rendere false dichiarazioni all'autorità giudiziaria L'ennesimo assalto giudiziario. Il gup del Tribunale di Bari ha rinviato a giudizio Silvio Berlusconi per il reato di induzione a rendere false dichiarazioni all'autorità giudiziaria sulla vicenda escort. Il processo inizierà il 4 febbraio 2019. Al termine dell'udienza preliminare il giudice ha dichiarato inoltre la propria incompetenza territoriale nei confronti dell'ex direttore de L'Avanti Valter Lavitola, disponendo la trasmissione degli atti ai magistrati di Napoli. Secondo l'accusa, sostenuta da Pasquale Drago e Eugenia Pontassuglia, il leader di Forza Italia, all'epoca presidente del Consiglio, avrebbe fornito all'imprenditore barese Gianpaolo Tarantini, per il tramite di Lavitola, avvocati, un lavoro e centinaia di migliaia di euro in denaro al fine di mentire ai pm baresi che indagavano sulle escort portate nelle residenze estive dell'ex premier fra il 2008 e il 2009 e sui suoi interessi in Finmeccanica. Nel procedimento contro Berlusconi è costituita parte civile la presidenza del Consiglio dei Ministri, che ha rilevato il danno d'immagine causato dalle condotte dell'ex premier, accusato di aver pagato le bugie di Tarantini. Tag:  escort Persone:  Silvio Berlusconi
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Il pugno di Toninelli? Se fossi un genovese… (Fri, 16 Nov 2018)
 Url redirect:  https://www.nicolaporro.it/zuppa-di-porro/il-pugno-di-toninelli-se-fossi-un-genovese/ Se fossi un genovese…
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Super tassa sulla Coca-Cola. Salvini ora smentisce: "Non ne abbiamo parlato" (Fri, 16 Nov 2018)
Ieri l'emendamento Lega e M5S alla legge di bilancio per tassare le bibite gassate. Ma Salvini smentisce: niente tassa sulla Coca-Cola "Non se ne era parlato". La "tassa sulla Coca-Cola", così ribattezzata ieri, fa discutere ancora. Anche all'interno del governo. L'emendamento presentato in Commissione Finanze alla legge di Bilancio non sarebbe infatti stato sul "tavolo" di discussione in maggioranza, e questo nonostante - secondo quanto emerso ieri - i deputati della Lega e del M5S fossero in accordo. Andiamo con ordine. La modifica alla manovra è stata firmata dalla pentastellata Carla Ruocco ma all'emendamento avrebbero aderito anche alcuni onorevoli leghisti. Ovviamente la proposta dovrà passare al vaglio, e al voto, della Commissione. Ma l'accordo tra i deputati di maggioranza aveva fatto pensare ad una mossa governativa. A quanto pare, però, non è così. Della super tassa sulle bibite gassate - dice oggi Salvini - "Non abbiamo parlato: l'ho letto sui giornali ma non ne abbiamo parlato. C'era su tutti i giornali ma non al nostro tavolo". Il ministro dell'Interno è a Cinecittà di fronte agli studi Rai per la registrazione del programma Nemo. "È una questione educativa - ammette il leader della Lega - ma non è un momento in cui tassare i consumi". Tag:  Coca Cola tassa Persone:  Matteo Salvini
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Toninelli: “Di Maio arrabbiato? Smentisco categoricamente” (Fri, 16 Nov 2018)
(Agenzia Vista) Roma, 16 novembre 2018 Toninelli Di Maio arrabbiato smentisco categoricamente “Sono orgogliosissimo del pugno di ieri dopo l’approvazione del decreto per Genova. Di Maio arrabbiato? Si è complimentato, smentisco categoricamente altro”. Lo ha detto il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli a margine della presentazione del nuovo servizio di assistenza e sicurezza regionale di Trenitalia. Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev (Agenzia Vista) Roma, 16 novembre 2018 Toninelli Di Maio arrabbiato smentisco categoricamente “Sono orgogliosissimo del pugno di ieri dopo l’approvazione del decreto per Genova. Di Maio arrabbiato? Si è complimentato, smentisco categoricamente altro”. Lo ha detto il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli a margine della presentazione del nuovo servizio di assistenza e sicurezza regionale di Trenitalia. Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev Dl Genova Persone:  Danilo Toninelli 
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Rifiuti, Fico: “In Campania nessun nuovo inceneritore, chi ne parla è provocatore” (Fri, 16 Nov 2018)
(Agenzia Vista) Napoli, 16 novembre 2018 Rifiuti, Fico: "In Campania nessun nuovo inceneritore, chi ne parla è provocatore" "Voglio tranquillizzare tutti i cittadini, in Campania non ci sarà nessun nuovo inceneritore, dobbiamo puntare alle nuove tecnologie. Chi ne parla in questa terra è anche un po' provocatore". Queste le parole di Roberto Fico, presidente della Camera dei Deputati, intervistato a margine dell'inaugurazione dell'Aula Magna del Policlinico Federico II di Napoli. AltrimondiNews Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev (Agenzia Vista) Napoli, 16 novembre 2018 Rifiuti, Fico: "In Campania nessun nuovo inceneritore, chi ne parla è provocatore" "Voglio tranquillizzare tutti i cittadini, in Campania non ci sarà nessun nuovo inceneritore, dobbiamo puntare alle nuove tecnologie. Chi ne parla in questa terra è anche un po' provocatore". Queste le parole di Roberto Fico, presidente della Camera dei Deputati, intervistato a margine dell'inaugurazione dell'Aula Magna del Policlinico Federico II di Napoli. AltrimondiNews Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev emergenza rifiuti inceneritore Persone:  Roberto Fico 
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Fico: “Salvini che dice a de Magistris di mangiarsi i rifiuti sbaglia, istituzioni vanno rispettate” (Fri, 16 Nov 2018)
(Agenzia Vista) Napoli, 16 novembre 2018 Fico: "Salvini che dice a de Magistris di mangiarsi i rifiuti sbaglia, istituzioni vanno rispettate" "Io credo che Salvini sbaglia quando dice a de Magistris che si deve mangiare i rifiuti, le istituzioni vanno rispettate". Queste le parole di Roberto Fico, presidente della Camera dei Deputati, intervistato a margine dell'inaugurazione dell'Aula Magna del Policlinico Federico II di Napoli. AltrimondiNews Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev (Agenzia Vista) Napoli, 16 novembre 2018 Fico: "Salvini che dice a de Magistris di mangiarsi i rifiuti sbaglia, istituzioni vanno rispettate" "Io credo che Salvini sbaglia quando dice a de Magistris che si deve mangiare i rifiuti, le istituzioni vanno rispettate". Queste le parole di Roberto Fico, presidente della Camera dei Deputati, intervistato a margine dell'inaugurazione dell'Aula Magna del Policlinico Federico II di Napoli. AltrimondiNews Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev Persone:  Roberto Fico Matteo Salvini Luigi De Magistris 
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L'ira di Salvini e della Lega contro Di Maio (Fri, 16 Nov 2018)
La Lega non ha digerito il commento di Luigi Di Maio ("beneamata ceppa") davanti alle parole di Matteo Salvini sulla questione degli inceneritori in Campania Oramai è chiaro: i due vicepremier, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, sono ai ferri corti. Lo scontro di ieri sulla questione degli inceneritori in Campania ne è la controprova. Quella "beneamata ceppa" non è proprio piaciuta ai leghisti. Sono increduli"Tutte le volte che facciamo notare a Matteo le difficoltà con i grillini, lui ci tiene a bada dicendo che di Gigetto si fida, che occorre fare fatica ma alla fine le cose vanno a posto. Ma se Di Maio comincia a insultare..", dicono. Lo stesso Salvini era "allibito" per la reazione dell'alleato di governo. Il clima tra i due è teso anche prima del vertice di maggioranza. Se da un lato Di Maio ha bisogno di ribadisce che il Movimento è stato "impropriamente accostato al condono di Ischia", dall'altro i leghisti non hanno digerito la bocciatura del Csm dek decreto Sicurezza che avrebbe dei problemi di incostituzionalità in alcuni articoli e, come scrive il Corriere, il grillino laico Alberto Maria Benedetti non si sarebbe opposto davanti a tale segnalazione. A conclusione del vertice i pentastellati i grillini ripetono la frase di rito: "Pieno accordo sul decreto fiscale" ma è chiaro che, ormai, le divisioni sono all'ordine del giorno. La prossima riguarda la scelta sul nuovo presidente dell'Istat e della Consob dove i pentastellati vorrebbero Marcello Minenna. Persone:  Luigi Di Maio Matteo Salvini
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Rifiuti, Fico all'attacco: "Da Salvini uno schiaffo a Napoli e alla Campania" (Fri, 16 Nov 2018)
"Vi assicuro che in questa regione non si farà neanche un inceneritore". Dopo lo scontro di ieri tra Di Maio e Salvini, adesso interviene il presidente della Camera "Vi assicuro che in questa regione non si farà neanche un inceneritore". Dopo lo scontro di ieri tra Di Maio e Salvini, adesso interviene il presidente della Camera. Che prende le parti del grillino e attacca duramente il ministro dell'Interno che ieri a Napoli ha parlato della realizzazione di un termovalorizzatore per ogni provincia per "evitare un disastro ambientale" e una nuova emergenza rifiuti. [[video 1602864]] "Le parole di Salvini sono uno schiaffo forte a Napoli e alla Campania", ha dichiarato Fico. Che poi ha aggiunto: "C'è bisogno di impianti di compostaggio, di trattamento meccanico manuale, di raccolta differenziata porta a porta, di riciclo, di riutilizzo e di riduzione a monte dei rifiuti. Bisogna uscire dalla logica dei termovalorizzatori e, se dopo tanti anni lo dobbiamo ridire, lo diciamo ancora più forte, e siamo pronti a lottare per questo". “La percentuale di raccolta differenziata in Campania è quasi 20 punti inferiore a quella di altre regioni italiane. Nel 2016 la Campania ha esportato in Italia e in Europa 300mila tonnellate di rifiuti con una spesa per decine di milioni di euro. Da anni non ci sono interventi. Mi chiedo: qual è la soluzione per tutelare la salute dei campani, che peraltro pagano la tassa per i rifiuti? In Lombardia ci sono ben tredici termovalorizzatori che non inquinano ma producono energia e ricchezza: chi dice sempre e solo dei “No” provoca roghi tossici e malattie”, ha tuonato il ministro dell’Interno Matteo Salvini. [[video 1602865]] Persone:  Roberto Fico Luigi Di Maio Matteo Salvini
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Solo uno su 4 qui per lavoro. Record di migranti umanitari (Fri, 16 Nov 2018)
Più 30% di asili nel 2017, ma calano le acquisizioni di cittadinanza. Solo il 4,6% arriva in cerca di un impiego Mai così tanti permessi di soggiorno come nel 2017. E, soprattutto, mai così tanti per motivi di asilo e di protezione umanitaria: il 38,5 per cento del totale, più di uno su tre. Ai minimi storici, invece, i migranti arrivati in Italia per motivi di lavoro. L'ultimo rapporto Istat, pubblicato ieri, fotografa la situazione dei cittadini extracomunitari presenti al 1° gennaio 2018 nello Stivale. Tre milioni e 700mila persone regolarmente residenti nel nostro Paese, poche centinaia in più rispetto all'anno precedente. La maggior parte vive al Centro-Nord: la Lombardia ne ospita uno su quattro (seguita da Emilia-Romagna e Lazio) e nelle sole province di Milano (12,0%) e Roma (9,3%) vive più di un quinto degli stranieri non comunitari. La sorpresa, però, riguarda i nuovi permessi concessi l'anno scorso: sono 262.770, il 16 per cento in più rispetto al 2016. Quelli rilasciati a chi ha ottenuto lo status di rifugiato o a chi è stato ritenuto meritevole di protezione umanitaria - la tipologia nel mirino del decreto Sicurezza del ministro dell'Interno Matteo Salvini - toccano un record storico: nel 2017 sono stati oltre 101mila, +29,7 per cento rispetto all'anno prima. Al contrario i permessi di soggiorno per motivi di lavoro - concessi a chi entra in Italia per motivi occupazionali, anche se è in attesa o in cerca di un impiego - non sono mai stati così pochi: il 4,6 per cento del totale, appena 12mila. Il primo motivo di ingresso, in ogni caso, rimangono i ricongiungimenti familiari: il 43,2 per cento degli stranieri sono arrivati in Italia con questa giustificazione. Ma queste cifre rappresentano una media, dietro cui ci sono differenze di genere: tra gli uomini è l'asilo la prima ragione di arrivo (54,3% dei permessi), mentre per le donne è la famiglia (64,5%). I permessi umanitari, infatti, registrano una composizione piuttosto squilibrata: nell'85,8 per cento dei casi a ottenerli sono uomini. Ma non sono stati solo i nuovi arrivi a far crescere i permessi di soggiorno. Altra ragione è il fatto che, per la prima volta in dieci anni, nel 2017 è calato il numero di immigrati che hanno richiesto e ottenuto la cittadinanza italiana. Una flessione significativa: -26,4 per cento. Le uniche tipologie a crescere sono quelle per matrimonio (soprattutto tra le donne) e quelle sulla base del cosiddetto ius sanguinis, ovvero per nascita da almeno un genitore cittadino italiano: nel 2016 erano il 3,8 per cento del totale, l'anno scorso sono diventate il 6,1. E qui il rapporto apre due parentesi interessanti: quella sui migranti brasiliani, che continuano a crescere e sono al terzo posto come acquisizioni di cittadinanza, e quella sui cinesi, che nonostante la presenza numerosa e storica nella Penisola si confermano poco interessati a diventare italiani a tutti gli effetti e l'anno scorso solo in 1.600 hanno fatto domanda. Ma, oltre ai numeri, l'Istat fotografa anche la trasformazione dei flussi migratori nel nostro Paese. A trasformarsi sono soprattutto i Paesi d'origine dei richiedenti. Le comunità più rappresentate rimangono Marocco, Albania e Cina, seguite da Ucraina e Filippine. Ma le prime tre continuano a diminuire, mentre stanno vivendo una fase di boom Nigeria, Pakistan e Bangladesh, che insieme coprono il 41 per cento dei permessi umanitari. In particolare i bengalesi regolarizzati l'anno scorso sono il 96 per cento in più rispetto al 2016, e a loro si accodano i profughi provenienti da Guinea (+66%) e Costa d'Avorio (+40%).
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Tajani: "FI valuterà se cambiare simbolo alle Europee" (Fri, 16 Nov 2018)
Forza Italia guida le grandi manovre dei centristi in vista delle elezioni europee Forza Italia guida le grandi manovre dei centristi in vista delle elezioni europee. Un approdo, anticipa Antonio Tajani in un'intervista a La Stampa, al quale il partito Berlusconi potrebbe presentarsi con un nuovo simbolo. Proprio sui futuri obiettivi elettorali, il vice presidente di Fi dice che "avere un leader come Berlusconi candidabile ci rafforza di certo". E poi vogliamo allargare le liste, stiamo parlando con l'Udc, facendo incontri con l'area moderata, con organizzazioni legate al Ppe, con liste civiche. Per fare le liste Altra Italia alle europee. E rappresentare tutta una fetta elettorale che sta tra la Lega e il Pd. Con qualche riferimento nel simbolo: stiamo valutando se cambiare simbolo o rinnovarlo, senza rinunciare a Forza Italia". Alla Lega, alleato di sempre delle competizioni elettorali e in particolare a Salvini, Tajani consiglia di tornare nel centrodestra. "Noi siamo credibili e ci siamo sempre battuti per il sud. Mi fa piacere che Salvini si ricreda su Napoli e sui meridionali. Quello che conta sono i risultati, non i sondaggi". Al Senato la maggioranza balla, scossa dal dissenso nei cinquestelle. Arriverà il soccorso azzurro, almeno su certi provvedimenti? "Sulle cose di centrodestra - aggiunge Tajani - votiamo a favore ma ce ne sono poche. Siamo fedeli all'impegno preso con gli elettori. Siamo sempre gli stessi. Non inseguiamo la Lega. Siamo un'altra cosa. Siamo alleati nelle regioni, siamo contro il partito unico che non esiste. Abbiamo la possibilità di aggregare mondi che loro non possono aggregare, una fetta di mondo cattolico e di area liberale. Noi vorremmo che la Lega tornasse presto nel centrodestra, il suo alveo naturale è l'alleanza con noi. Ora c'è un accordo di potere, ma contro natura", ha concluso il vice presidente di Fi. Tag:  elezioni europee Persone:  Antonio Tajani
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IlGiornale.it - Cronache

Giallo a Roma, studentessa muore dopo volo dal settimo piano (Fri, 16 Nov 2018)
Una studentessa americana è stata trovata morta a Roma dopo un volo dal settimo piano della casa in cui viveva con altre ragazze. Si ipotizza il suicidio Tragedia nella notte a Trastevere, nel cuore di Roma. Una studentessa americana di 20 anni, originaria del Colorado, è precipitata da una finestra di un appartamento situato al settimo piano in via Ippolito Nievo. Il drammatico episodio si è verificato intorno alle ore 3. Al momento non è ancora chiara la dinamica dell'accaduto ma gli elementi raccolti fino ad ora lasciano supporre che quello della giovane sia stato un gesto volontario. Dalle prime informazioni sembra che la ragazza sia entrata in bagno e si sia chiusa a chiave per diverso tempo. Le coinquiline, preoccupate dal non vederla e dall’assoluto silenzio che dominava nella stanza, hanno provato ad entrare nel vano. Il loro tentativo è risultato del tutto inutile in quanto la serratura era bloccata dall’interno. Così, temendo il peggio, sono corse a chiamare il portiere del palazzo che, in possesso della doppia chiave, è riuscito ad aprire la porta. Una volta entrate all'interno della stanza, però, la 20enne non c'era mentre la finestra era spalancata. Le ragazze si sono affacciate dalla finestra e hanno visto, con orrore, il corpo della loro amica in terra, proprio sotto la verticale della finestra. Nonostante gli immediati soccorsi, per la vittima non c'è stato nulla da fare. Dopo il comprensibile momento di choc, le studentesse hanno immediatamente allertato le forze dell'ordine. Sul posto sono intervenuti i carabinieri di Roma Trastevere che hanno svolto i rilievi del caso e gli uomini della stazione di Porta Portese e della settima sezione del Nucleo investigativo . Sono in corso le indagini per ricostruire la dinamica dell'accaduto ed il perché di una tragedia che ha spezzato la vita della ragazza. Nell'appartamento sembra che non sono stati ritrovati tracce di uso di alcol o di sostanze stupefacenti. Sulla salma è stata disposta l'autopsia. Tag:  studentessa tragedia Luoghi:  Roma
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Camorra e 'ndrangheta all'ombra delle Apuane: sgominata gang a Massa Carrara (Fri, 16 Nov 2018)
I Carabinieri hanno sgominato un gruppo criminale legato a camorra e 'ndrangheta che per anni avrebbe dettato legge nella provincia apuana: 7 finiti in manette e 8 denunciati "Noi Massa la governiamo, non la comandiamo, la governiamo..." - queste le parole che gli intercettati si ripetevano fra loro, un vero e proprio gruppo criminale dedito in primis all'estorsione - "avvalendosi dell’aggravante del metodo mafioso" - come sottolineato dagli inquirenti. Come riporta il quotidiano locale il Tirreno, l'operazione "Drago" guidata dai Carabinieri di Massa coordinati dal pm Federico Manotti della Dda di Genova, ha portato all'arresto di 7 persone (due agli arresti domicialiari e cinque in carcere) e alla denuncia di altri otto soggetti. Una banda collegata alla camorra e all'ndrangheta Il modus operandi della gang era ben rodato: alle lore "dipendenze" un direttore di banca, per mesi complice, fino a diventare una vera e propria vittima. L'uomo, sfruttando la sua posizione, riusciva a ottenere finanziamenti per i soggetti legati alla banda, utilizzando una serie di escamotage. Attraverso documenti d'identità fotocopiati e buste paga falsificate, l'uomo contraeva finanziamenti intestati a ignari cittadini che, una volta erogati, finivano nelle tasche della banda e di alcuni complici. Alterando gli indirizzi di casa dei contraenti, le rate da pagare finivano nel nulla fino a quando, scoperti i raggiri, i cittadini sporgevano denuncia per sostituzione di persona, senza nulla dover pagare alla finanziaria che aveva erogato il credito. Dopo alcuni mesi passati sfruttando questa procedura, il dipendente di banca ha cercato di allontanarsi dalla cosca, chiedendo il trasferimento presso un'altra filiale ma, anche qui, è stato raggiunto dalla banda che, questa volta con minacce di denunce inesistenti da parte dei cittadini truffati, hanno convinto l'uomo nel preseguo dell'attività criminale, arrivando persino ad inscenare vere e proprie messeinscena con complici travestiti da cittadini truffati, una sceneggiata in stile - "commedia di Mario Merola" - come definita dagli stessi criminali. In un anno, secondo il nucleo investigativo, avrebbero messo in piedi un giro di oltre 400mila euro, provenienti probabilmete anche dall'usura. All'attivo della banda risultano anche l'incendio ad una rivendita di autovetture nel 2017 e le minacce ad un imprenditore costretto a cedere, sotto intimidazioni tipiche della camorra, un'abitazione acquistata ad un'asta giudiziaria solo perchè l'immobile era di proprietà della sorella di uno degli arrestati. Grande apprezzamento per l'operato della Dda di Genova e del Comando provinciale dei Carabinieri di Massa nell'operazione contro camorra e ndrangheta arriva dal Sindaco del capoluogo apuano, Francesco Persiani, raggiunto telefonicamente dalla redazione de IlGiornale.it:"Grazie ad un'intensa e fruttuosa attività investigativa hanno conseguito un importante risultato per la lotta alle infiltrazioni mafiose nel nostro territorio. I gravi episodi criminosi quali quelli oggetto di questa indagine destano certamente allarme sociale, andando a turbare il corretto svolgimento dei rapporti economici in svariati ambiti e su più livelli. Tuttavia l'immediata reazione repressiva di tali fenomeni da parte delle forze dell'ordine e della magistrtura ci conforta e rassicura, anche se sappiamo che non possiamo mai abbassare la guardia" Tag:  mafia camorra 'ndrangheta estorsione Luoghi:  Massa
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Rifiuta la chemioterapia per far nascere il figlio e muore di tumore (Fri, 16 Nov 2018)
Lo straordinario gesto d'amore di una mamma veneta, la 36enne vicentina Silvia Pozzan: stroncata in poche settimane da un tumore al fegato Ha scelto di non curare il tumore pur di dare alla luce suo figlio, portando a termine la gravidanza: così una donna di 36 anni della provincia di Vicenza, Silvia Pozzan, è morta martedì per una grave forma di cancro al fegato. La donna, originaria del Vicentino ma residente da qualche tempo in provincia di Padova, combatteva da ben tre anni contro diversi mali. Quando è rimasta incinta ha deciso di non sottoporsi alle cure chemioterapiche, che l'avrebbero costretta a rinunciare al bimbo che portava in grembo. Un gesto di amore che ha permesso la nascita di una nuova vita ma che probabilmente le è stato fatale. Prima era stata colpita da un carcinoma al seno, spiega il Giornale di Vicenza; poi, concluse le cure, è stata colpita da una forma ancora più grave di tumore al fegato. Una malattia contro cui è difficilissimo avere la meglio e che ha portato via Silvia martedì 13 novembre dopo appena due settimane. La donna lascia il figlio, Lorenzo, e il marito. Il funerale verrà celebrato domani mattina alle 10 nel cimitero di Orgiano, il suo paese d'origine. Di lei rimane per sempre il ricordo dell'eccezionale gesto d'amore che ha voluto fare verso il figlio. Tag:  tumore al fegato chemioterapia
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Infrazioni record sulla ss28 di Imperia: sono oltre 58mila in due settimane (Fri, 16 Nov 2018)
Che quello italiano sia un popolo di indisciplinati, non c’è ombra di dubbio, ma arrivare a questi punti: ce ne vuole Che quello italiano sia un popolo di indisciplinati, non c’è ombra di dubbio, ma arrivare a questi punti: ce ne vuole. Pensare che Alessandro Alessandri, sindaco di Pieve di Teco, un piccolo centro che sorge nell’entroterra di Imperia, sulla statale 28 del col di Nava, ha voluto effettuare un test il cui risultato è davvero allarmante. Ha piazzato un rilevatore di velocità per quattordici giorni, smascherando ben 58.568 infrazioni: da chi ha superato di poco il limite massimo di cinquanta chilometri all’ora a chi, invece, alle 16.45, in pieno centro abitato (in frazione Acquetico) ha infranto la barriera dei 135 chilometri orari. Un semplice test per capire come intervenire. Dunque, nessun verbale. “Installeremo dei misuratori di velocità fissi a scopo deterrente - spiega il primo cittadino - nella speranza che possano essere di monito. Non vogliamo, infatti, far cassa con le multe, ma è necessario tutelare l'incolumità delle persone e rendere il nostro paese sicuro”. Alessandri è intervenuto a fronte delle decine di segnalazioni dei cittadini. La statale 28, tra l’altro, è molto frequentata collegando la riviera ligure di Ponente alla provincia di Cuneo, in Piemonte. “Dobbiamo intervenire con i mezzi che abbiamo a disposizione, visto che la strada è di competenza dell’Anas e non possiamo installare dissuasori sull’asfalto, perché rallenterebbero il traffico soprattutto dei mezzi pesanti”. E’ logico che prima o poi scatteranno anche le multe, perché se fino a sessanta o settanta chilometri all’ora, in linea di massima, è ancora possibile “chiudere un occhio”, oltre è un pericolo. Tag:  Limite di velocità Persone:  Alessandro Alessandri Luoghi:  Pieve di Teco (Imperia)
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Sgarbi rotola a terra in autogrill. Lui spiega: "Era solo un gioco..." (Fri, 16 Nov 2018)
Il video di Vittorio Sgarbi in terra all'autogrill. I media locali: "È ubriaco". Lui li querela e spiega: "Io non bevo. Era puro gioco" "È puro gioco, non c'è notizia né smentita". Lo definisce così, Vittorio Sgarbi, il video circolato in queste ore e pubblicato da Viterbonews24: si vede il critico d'arte e sindaco di Sutri a terra con la sua assistente. In un secondo filmato, questo volta pubblicato sulla sua pagina Facebook, il parlamentare ha raccontato la sua versione dei fatti su quanto successo. "Io non bevo – ha spiegato Sgarbi –, non posso dire di essere astemio perché il vino ha una sua meraviglia, un suo colore, una sua forza. Bevo per diletto e per puro piacere solo lambrusco, un vino leggero e spiritoso che non può dare nessuna ebrezza e che bevo per appartenenza geografica... Ed ecco allora che qualcuno mi vede a terra e pensa che io sia ubriaco e ricostruisce una serata che in realtà fu abbastanza solenne, almeno nello spirito; una serata non particolarmente eccitante ma con una sua dolcezza, con persone gentili e belle donne. Dopodiché sono partito per andare a Tarquinia a prepararmi la mattina dopo per i funerali di Omero Bordo". Insomma, mentre "un giornaletto di Viterbo" scrive "che io sia ubriaco", il critico smentisce categoricamente. E racconta come è arrivato a rotolarsi a terra. "Mi fermo in un autogrill – ha aggiunto –, sulla bretella che porta verso Viterbo, e mi accorgo incredibilmente che non ci sono i soliti libri comuni e commerciali ma libri vecchi degli anni '70, '80, '90, addirittura un'enciclopedia letteraria di buona impostazione, a 1,90 euro a volume. Naturalmente tanti ne vedo e tanti sono i titoli rari e insoliti che comincio a prenderli ma la mia assistente, una ragazza molto spiritosa, nel tentativo di farmi risparmiare cerca, giocando, di impedimerlo e quindi mi strappa da questi scaffali e mi tira". Si tratta insomma del "gioco di una bambina con un adulto che è rimasto bambino anche lui e lo è sopratutto quando vede i libri che sono come giocattoli e sono la cosa più straordinaria che uno può acquistare". Non solo. Perché alla fine il critico d'arte ha deciso di denunciare il quotidiano locale che aveva rilanciato la notizia. "Essendo pressoché astemio - si legge in un comunicato stampa - non avendo mai bevuto, ed ebbro soltanto di libri ritengo offensiva, perché totalmente falsa e tendenziosa, la ricostruzione di www.Viterbonews24.it di una serata (il 9 novembre) in cui ho ricevuto un premio di lunga tradizione, 'Giusta causa', in palazzo Brancaccio a Roma, e di un viaggio notturno verso Tarquinia per partecipare ai funerali di Omero Bordo, nel Duomo, dove ho pronunciato un’orazione funebre, severa e commossa, di cui non ho letto traccia. Le registrazioni in mio possesso di tutti i momenti della serata, del viaggio e del rito funebre, consentono di accertare la verità smentendo totalmente l’articolo della testata viterbese. Per questo ho deciso di sporgere denuncia contro il giornale e i commentatori che mi hanno gratuitamente insultato”. Tag:  autogrill Persone:  Vittorio Sgarbi
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Pioggia gialla a Soleto, si indaga sullo strano fenomeno (Fri, 16 Nov 2018)
Ansia e preoccupazione fra gli abitanti di Soleto per la pioggia gialla che ha macchiato molte zone del paese Pioggia gialla a Soleto, Comune in provincia di Lecce. Del fenomeno che sta creando non poche preoccupazioni fra i cittadini, se ne occuperà ora la Procura. Elsa Valeria Mignone, procuratore aggiunto, in seguito alle numerose segnalazioni raccolte dagli agenti della polizia municipale, ha infatti avviato gli accertamenti per cercare di spiegare cosa sta accadendo. Nei giorni scorsi, in assenza di precipitazioni atmosferiche, sono state rinvenute macchie gialle particolarmente difficili da eliminare sulle auto parcheggiate lungo le strade, sui pannelli fotovoltaici, sui balconi, nei cortili, sugli abiti dei passanti. Quella che molti hanno definito "pioggia sulfurea" si è concentrata in via Galatina, alla periferia del paese. Stilata sotto la guida del comandante Gaetano Congedo una dettagliata relazione sull'accaduto e consegnata la stessa nelle mani del magistrato, sul posto si è recato un ingegnere della Procura che assieme ai Carabinieri del Corpo Forestale e ai vigili urbani, ha effettuato rilievi fotografici e campionamenti vari il cui esito sarà pronto nei prossimi giorni. Al momento è dato solo formulare delle ipotesi. Secondo la spiegazione più accreditata, a causa dell'elevato tasso di umidità e della nebbia che nell'ultimo periodo ha interessato frequentemente questa zona della Grecìa salentina, la polvere si sarebbe condensata per poi ricadere al suolo sotto forma di goccioline di pioggia. Non si placano tuttavia le ansie dei residenti i quali ritengono che tale fenomeno possa essere una spia dell'inquinamento. Nel novembre scorso pioveva terra rossa e per sicurezza Arpa Puglia avviò una serie di indagini in collaborazione con i Carabinieri della locale stazione. Come spiega anche il sindaco Graziano Vantaggiato, il comune di Soleto - al pari di altri centri della zona di Galatina - lamenta da anni l'esposizione ad agenti inquinanti, data la presenza nel circondario di numerosi insediamenti industriali. E non è forse un caso che proprio in quest'area si registrano i picchi di ammalati di tumore più alti di tutta la provincia. Si resta, dunque, in attesa dei risultati delle analisi e delle consulenze specialistiche che potranno fornire maggiori delucidazioni sull'accaduto. Tag:  pioggia inquinamento Luoghi:  Soleto Salento
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Torino, soccorsi nella neve 14 migranti in fuga dall'Italia (Fri, 16 Nov 2018)
La fuga è iniziata nella notte di giovedì dove 14 migranti hanno cercato di attraversare le montagne verso la Francia ma in dieci sono stati soccorsi nella neve Hanno provato la fuga in 14 migranti ma soltanto in 4 sono riusciti a saltare il confine tra Italia e Francia e si sono dispersi nel territorio transalpino mentre gli altri sono stati soccorsi dai nostri uomini La fuga è iniziata nella nottata di giovedì 15 novembre da Claviere dove 14 migranti hanno provato ad attraversare il confine transalpino senza però tener conto che ad attenderli non c'era soltanto una bella scarpinata ma le rigide temperature e l'abbondante neve delle Alpi. In dieci sono rimasti bloccati dentro il nostro confine, e hanno quindi richiesto un grosso schieramento di uomini che si è lanciato alla loro ricerca. Delle 14 persone soccorse ne sono state ritrovate dieci, quattro infatti sono riusciti a fuggire in Francia e si sono dispersi. Si apprende dal Torino Today che l'intervento del soccorso alpino e speleologico di Valsusa, dei vigili del fuoco e degli uomini della Guardia di Finanza si è concluso intorno alle ore 3 di mattina. Tutti e dieci i recuperati sono stati trasportati immediatamente al presidio ospedaliero di Oulx, sono comunque fuori pericolo di vita e in buonissime condizioni. Secondo le autorità tutti e quattordici si erano dispersi tra gli impianti sciistici oppure tra le montagne che circondano Claviere e la zona di Monginevro. Successivamente un'altra squadra di soccorritori è stata mandata perché all'appello ne mancavano quattro. Una volta arrivati al confino transalpino, i soccorritori si sono accorti attraverso tracce chiare e indiscutibili, che i migranti mancanti all'appello erano già arrivati in Francia e si erano dispersi. Per competenza territoriale i nostri soccorsi si sono fermati passando la torcia al personale d'intervento francese che dovrà occuparsi di ritrovarli ed eventualmente riportarli in Italia. Tag:  migrantii fuga neve Luoghi:  Claviere
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"Ho sventato un attentato in Italia". Il Colle lo premia (ma di nascosto) (Fri, 16 Nov 2018)
L'assistente di volo ha sventato un dirottamento aereo di un volo Roma-Parigi. Intervistato da La Verità, Rossi racconta di come Alitalia e lo Stato abbiano voluto insabbiare tutto La storia di Ermenegildo Rossi è una di quelle che in altri Paesi avrebbe avuto una cassa di risonanza enorme. Ma qui, in Italia, sembra che tutti se ne siano dimenticati. E anche lo Stato, nonostante la medaglia d'oro al valor civile assegnata dal presidente del Repubblica. Forse molti non se lo ricorderanno, ma Ermenegildo Rossi è l'assistente di volo dell'Alitalia che su un aereo Parigi-Roma ha sventato un dirottamento aereo. Lo ricorda La Verità, che ha intervistato quello che per molti è, giustamente, un vero e proprio eroe. Ma che lo Stato sembra essersi completamente dimenticato. Era il 24 aprile 2011, quando un uomo armato di coltello, il kazako Valery Tolmachyov, aveva preso in ostaggio una collega di Rossi puntandole un coltello alla gola e ordinando di dirottare l'aereo in Libia. "Io ho mantenuto la calma - spiega Rossi a La Verità -. Gli ho detto: 'Ti faccio io una richiesta. Togli il coltello dalla gola della collega e prendi me al suo posto' ma lui ha risposto no, aggiungendo: 'Se non si fa come dico io, la sgozzo'". Il capitano dell'aereo, ovviamente avvertito, non avrebbe mai raggiunto la Libia. I protocolli di sicurezza obbligano ad atterrare all'aeroporto più vicino, in quel caso Milano o Torino. Ma Rossi era riuscito intanto a portare il dirottatore e l'ostaggio verso la business class. "Lui camminava all'indietro, trascinandosi la collega. Io ero di fronte a lui. Nell'indietreggiare lui ha urtato la coscia contro un bracciolo. Forse pensava di avere qualcuno alle spalle, ha girato la testa e ha allontanato il coltello dalla gola. Mi ha concesso una frazione di secondo, e gli sono saltato addosso". Racconta Rossi. "Li ho spinti entrambi a terra, mi sono avventato su di lui mentre tentava di accoltellarmi. Con la forza sono riuscito a disarmarlo ma mi sono procurato vari tagli alla mano. L' ho immobilizzato e legato prima con alcune cinture, poi con le manette". Un gesto eroico che però non è stato ritenuto tale da molti. "Dopo avere immobilizzato il kazako, abbiamo deciso di proseguire per Roma. Il momento più intenso è stato quando i passeggeri sono sbarcati. Chi mi ringraziava, chi mi voleva abbracciare, un momento meraviglioso. Poi sono iniziati i problemi: un dirigente della compagnia ha chiamato l' amministratore delegato, Rocco Sabelli. Il comandante gli ha detto 'le passo il capo cabina, colui che ha immobilizzato il terrorista'". "E lei?", si domanda il giornalista. "Io sono un sindacalista, avevo incontrato Sabelli in decine di riunioni. Lui stava per ringraziarmi e io: 'Dottore, sono Ermenegildo Rossi'. A questo punto è calato il silenzio'". E Sabelli, oltre a dire "Ma tra tutti i capo cabina che ho, proprio tu stai su quel volo?" Non ha detto altro. "L'azienda non ha fatto nulla. Zero. Se accadeva su un volo Air France o Delta facevano un film a Hollywood. In Italia hanno insabbiato tutto ed io sono rimasto solo con il dramma che avevo". Poi è arrivata la medaglia d'oro. Ma qui c'è una storia ancora più assurda: "Alitalia poteva chiedere un riconoscimento, ma non l'ha fatto. Dopo un anno e mezzo la vicenda è venuta a conoscenza del prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro. È stato lui a propormi e per questo lo ringrazio infinitamente. Speravo in un attestato, in un encomio da lasciare a mio figlio e invece arrivata la medaglia d' oro al merito civile, un' onorificenza pazzesca". Ma di questa onorificenza, non era stato detto nulla allo stesso interessato. "Era fine ottobre 2017, ero da solo a casa e all'una di notte sono entrato nel sito della presidenza della Repubblica. Ho visto l' elenco degli encomi, le medaglie di bronzo, d'argento. Poi sono arrivato alle medaglie d'oro e leggo Ermenegildo Rossi. Penso: 'Non è possibile, sarà un omonimo'. Clicco. Ero io". Ma alla consegna non c'è stata alcuna cerimonia, nessun giornalista, nessun encomio. "Non mi volevano ricevere, a un certo punto hanno detto che la persona che aveva le chiavi della cassaforte in cui era conservata la medaglia non era in ufficio. Li ho minacciati di portare lì in dieci minuti giornalisti e telecamere. Così siamo saliti, hanno recuperato le chiavi e mi hanno dato la medaglia". Ma medaglia? "In una scatolina di plastica dal colore smunto, con un nastrino rabberciato". "Io guardo questa medaglia e provo gioia ma mi ricordo anche tutto il fardello che ho dovuto sopportare. Sa che non l' ho mai messa? Lo faccio per voi, per la prima volta. Dopo avere sventato un attentato ho combattuto un anno e mezzo con il terrore di quello che poteva accadere. Quell'uomo poteva uccidere la mia collega, c'erano 135 passeggeri a bordo, l' equipaggio... E vengo trattato così". Tag:  aereo dirottamento Persone:  Ermenegildo Rossi
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Rom e sinti, sindaco fa ordine: "Mando la ruspa e li faccio pagare" (Fri, 16 Nov 2018)
Il primo cittadino di Gallarate ha applicato la legge di Salvini: "Via il campo abusivo. Ci devono 70mila euro non so se li prenderemo ma conta il principio" Lui si chiama Andrea Cassani ed è il sindaco di Gallarate. Leghista della prima ora, in questi giorni sta mettendo in pratica la nuova legge voluta da Matteo Salvini. Obiettivo: sgomberare un campo rom e sinti che era diventato un vero e proprio buco per le casse cittadine. "Ci devono 50.000 euro più 20.000 di multa - spiega a La Verità - non so se li prenderemo ma conta il principio". La procedutra è iniziata prima dell'arrivo del governo gialloverde: "A marzo - spiega - l'ufficio Edilizia privata dell' assessorato all' Urbanistica ha effettuato un sopralluogo al campo nomadi dove vivono 85 persone e ha verificato 25 abusi edilizi. Allora ha notificato gli abusi e ordinato il ripristino". Dopo i tre mesi canonici garantiti dalla legge per permettere agli abusivi di sanare le irregolarità, i tecnici sono tornati al campo e nulla era cambiato. "C'erano perfino case mobili murate e con l'isolamento termico, il famoso cappotto .- racconta - Un villaggio in piena regola, ovviamente nessuno pagava elettricità e acqua". Ed è proprio questo punto. Per evitare degrado e di rimetterci pure dei soldi, il sindaco ha applicato la direttiva che permette di "demolire, chiedere il rimborso delle spese e occuparci delle eventuali fragilità sociali". "Su 85 persone - racconta Cassani a La Verità - sono in parecchi ad avere già casa di proprietà e terreni. Alcuni anche l' alloggio pubblico assegnato, ma ci avevano messo altre persone in affitto. Un dirigente del campo a luglio ha comprato una casa ottenendo un mutuo importante". Insomma: chi è indigente farà come tutti gli altri cittadini italiani, ovvero si metterà in fila ai Servizi Sociali per chiedere gli aiuti. Se avranno i requisiti "ce ne occuperemo". "Se decidono di vivere in casa partecipino al bando Aler e se hanno i parametri otterranno l' alloggio pubblico. Noi di campi nomadi a Gallarate non ne vogliamo più", conclude il sindaco. E sui soldi spesi e le multe precisa: "Se anche non dovessimo recuperare niente sarei contento per due motivi: smettiamo di far pagare alla collettività le loro utenze e facciamo passare un principio di legalità". Tag:  rom rom e sinti campo nomadi
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Travolto dal treno, muore in Liguria: è il terzo incidente in poche ore (Fri, 16 Nov 2018)
Stamattina un morto a Corniglia; ieri sera altre due persone travolte a Domodossola; nella notte cinque operai feriti per un rogo in galleria in Campania Una persona è morta questa mattina travolta da un treno sulla linea ferroviaria che va da Genova a La Spezia, nel tratto compreso fra le stazioni di La Spezia centrale e Corniglia, alla Cinque Terre. L'incidente è avvenuto questa mattina intorno alle 6.30. Sul posto sono intervenuti i soccorritori del 118 e gli uomini della Polizia Ferroviaria: le dinamiche della tragedia sono ancora da chiarire ma per il momento si ipotizza un suicidio. A seguito dell'incidente la linea ferroviaria del Levante ligure è andata in tilt e sulla tratta interessata dai rallentamenti i treni hanno accumulato ritardi fino a 60 minuti. Per un'incredibile concatenazione di fatalità questo è addirittura il terzo incidente grave in meno di 20 ore sulla rete ferroviaria del nostro Paese. Ieri sera a Domodossola, nell'alto Piemonte, due fratelli sono stati travolti da un convoglio merci che procedeva a velocità ridotta: il bilancio è di un morto e di un ferito grave. Inoltre nella notte cinque operai sono rimasti feriti in un rogo scoppiato nella galleria ferroviaria "Santa Lucia", sulla linea che connette Napoli a Salerno. Tag:  treno incidente ferroviario Luoghi:  Corniglia
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IlGiornale.it - Economia

Il monito di Draghi agli Stati Ue: "Spread se si sfidano le regole" (Fri, 16 Nov 2018)
Il presidente della Bce, Mario Draghi torna a parlare dei mercati e soprattutto dell'altalena dello spread Il presidente della Bce, Mario Draghi torna a parlare dei mercati e soprattutto dell'altalena dello spread: "L’aumento dello spread è principalmente causato dalla messa in discussione delle regole Ue". Poi il numero uno dell'EuroTower spiega quali sono i rischi che corrono i Paesi con debito elevato: "La mancanza di consolidamento fiscale nei paesi ad alto debito aumenta la loro vulnerabilità agli shock, indipendentemente dal fatto che tali shock siano prodotti autonomamente mettendo in discussione le regole dell’architettura dell’UEM o importati attraverso il contagio finanziario". Un monito quello della Bce che riguarda tutti gli Stati Ue che hanno problemi sul fronte del debito. "L’aumento degli spread sovrani è stato per lo più limitato al primo caso e il contagio tra i paesi è stato limitato", ha affermato Draghi. A questo punto il presidente della Bce accende un faro sull'inflazione: "Continua a oscillare intorno all’1% e deve ancora mostrare una tendenza al rialzo convincente. Il consiglio ha notato che le incertezze sono aumentate". In altri termini, per quanto riguarda l’inflazione, "il Consiglio direttivo ha anche notato che le incertezze riguardo alle prospettive a medio termine sono aumentate. Quando l’ultima serie di proiezioni sarà disponibile alla nostra prossima riunione di dicembre, saremo in una posizione migliore per effettuare una valutazione completa dei rischi per la crescita e l’inflazione». «Se le condizioni finanziarie o di liquidità dovessero stringere indebitamente o se le prospettive di inflazione dovessero deteriorarsi, la nostra funzione di reazione è ben definita. Ciò dovrebbe a sua volta riflettersi in un adeguamento nel percorso previsto dei tassi di interesse futuri", ha concluso Draghi. Tag:  spread Persone:  Mario Draghi
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Rivoluzione sulle bollette. ​Prescrizione a due anni (Fri, 16 Nov 2018)
Scatta la rivoluzione sulle bollette del gas. Dal primo gennaio 2019 anche per questo tipo di utenze scatterà la riduzione della prescrizione a due anni Scatta la rivoluzione sulle bollette del gas. Dal primo gennaio 2019 anche per questo tipo di utenze scatterà la riduzione della prescrizione a due anni. Di fatto nei casi rilevanti di ritardi nella fatturazioni per responsabilità dirette che riguardano ad esempio il venditore oppure il distributore, il cliente potrà pagare solo gli importi non versati degli ultimi due anni. Con l'attuazione della legge di bilancio di fatto era già stata ridotta la prescrizione per quanto riguarda le bollette delle utenze dell'energia elettrica. Adesso il provvedimento viene esteso anche a quelle del gas. Per una maggiore trasparenza sugli importi che possono andare in prescrizione l'Authority ha fatto sapere che "i venditori saranno tenuti a emettere una fattura separata contenente esclusivamente gli importi per consumi risalenti a più di 2 anni". Inoltre l'Arera, l'Autorità per l'energia fa sapere che "tali importi dovranno essere evidenziati in maniera chiara e comprensibile nella fattura contenente anche gli importi per consumi più recenti di 2 anni. In ogni caso, i venditori sono tenuti ad informare il cliente della possibilità di eccepire gli importi prescrittibili e a fornire un format che faciliti la comunicazione della sua volontà di non pagare". Tag:  bollette
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Il condono è saltato. Ecco cosa fare adesso (Fri, 16 Nov 2018)
Il condono è definitivamente saltato. Il Dl Fisco adesso ha un'altra faccia. Ecco cosa fare adesso Il condono è definitivamente saltato. Il Dl Fisco adesso ha un'altra faccia. Dopo il vertice di ieri sera tra Di Maio, Conte e Salvini, dal decreto è uscita la dichiarazione integrativa. Di fatto sarà possibile regolarizzare solo quanto dichiarato. Nel decreto varato dal governo resta la sanatoria sugli omessi versamenti per chi ha dichiarato ed è anche in arrivo una sanatoria per correggere i piccoli errori nella gestione delle questioni fiscali. Di fatto saràò anche possibile regolarizzare gli errori formali per i periodi che vanno dal 2013 al 2017 con un pagamento di 200 euro per ciascun anno che riguarda gli errori sulle imposte. Sempre per quanto riguarda il dl Fisco, c'è una novità che riguarda i conti correnti. La Guardia di Finanza a partire dal 2019 avrà accesso alle banche dati sui conti che sono a disposizione dell'Agenzia delle Entrate. Il tutto per monitorare saldi e movimenti di chi è a rischio evasione. Novità anche per gli stabilimenti balneari. Un emendamento al dl Fiscale eviterà la tassa sui metri quadrati di ombra degli ombrelloni. Infine nel dl Fisco entra il bonus bebè ma anche la detassazione delle sigarette elettronice e un nuovo prelievo sui money transfer dell'1,5 per cento. Tag:  condono
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Anche Wind 3 "apre" alla società della rete (Fri, 16 Nov 2018)
nostro inviato a L'Aquila Droni che controllano il territorio, sensori per gli edifici e occhiali speciali che trasmettono ciò che stanno vedendo. Saranno il monitoraggio e la trasmissione dati in tempo reale alcuni degli ambiti di applicazione del 5G, le nuove reti di tlc per le quali Tim e Vodafone hanno pagato 2,4 miliardi ciascuno soltanto per poter disporre, per 15 anni, delle frequenze per realizzarle. Insomma, sarà una rivoluzione ma ci vorrà qualche anno per vedere le novità. I player delle tlc stanno però lavorando; come la cinese Zte che a L'Aquila, nel Centro di ricerca realizzato nella città abruzzese, ha tenuto un forum sugli utilizzi del nuovo standard. L'Aquila è una delle cinque città oltre a Prato, Bari, Milano e Matera in cui è partita la sperimentazione 5G. Ma a differenza delle altre città dove operano Vodafone e Tim affiancate da Huawei, qui la sperimentazione è appaltata a un consorzio costituito da Open Fiber e Wind Tre con la collaborazione di Zte e dell'Università cittadina. «Partiremo con il 5G già nel 2019 - ha detto Jeffrey Hedberg, ad di Wind Tre - la cui esplosione commerciale non è prevista prima del 2022». Sul fronte della rete Hedberg si dice pronto a entrare in una possibile società comune, se Tim e Open Fiber dovessero far confluire le loro infrastrutture in una unica azienda che garantisca parità di accesso a tutti gli operatori. «Sul 5G ha detto sarebbe necessario costruire un ecosistema comune tra gli operatori e tutti i soggetti interessati, se si vuole cogliere rapidamente le opportunità dela nuova rete». Il 5G crea comunque lavoro: Zte, ha detto Xiao Ming presidente Zte global sales, ha creato in Italia circa 1.000 posti di lavoro dal 2016 e ha stabilito nel nostro Paese l'headquarters europeo. «Per l'anno prossimo sono previste nuove assunzioni ha detto Hu Kun, presidente Europa occidentale - la tecnologia 5G sarà uno spartiacque».
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Intesa accelera il business con Dubai (Fri, 16 Nov 2018)
Micillo (Banca Imi): «Nel Paese nessun particolare timore per l'Italia» Dubai Per gli emiri né lo spread né il rischio Italia costituiscono motivo di preoccupazione, mentre si è alzata l'attenzione sull'Europa. «Non abbiamo avvertito timori particolari sull'Italia negli incontri con le istituzioni locali e con i fondi che abbiamo gestito a Dubai, dove siamo stati presenti con la Start Up Initiative», afferma Mauro Micillo (in foto), ad di Banca Imi e responsabile della divisione corporate investment banking di Intesa Sanpaolo, dopo le giornate di lavori nella capitale finanziaria degli Emirati Arabi, dove ha sede uno dei 4 hub internazionali della banca. La divisione corporate e investment banking, a cui fanno riferimento anche Banca Imi e l'area global corporate, ha chiuso i primi nove mesi dell'anno con un risultato netto di 1,51 miliardi (+29,1%). «Oltre la metà dei proventi della divisione è generata dai clienti esteri, che sono aziende con la sede legale oltreconfine», sottolinea Micillo. Da Dubai, Intesa sovraintende il Medio Oriente, la Turchia e l'Africa assistendo clienti locali, investitori italiani sul territorio e promuovendo l'interscambio con la Penisola. Grazie poi al collegamento con gli uffici di Abu Dhabi che possono operare «onshore» (in valuta locale), la presenza nell'area di Intesa è a 360°. L'area è «di grande interesse anche grazie ai progetti in corso, dall'Expo 2020 a Dubai, ai Mondiali del 2022 in Qatar fino a Vision 2030 che richiederanno un maggiore potenziamento di infrastrutture sul territorio», aggiunge Marco Trevisan, capo dell'hub di Dubai. «Dubai è l'hub più recente dei 4 del gruppo eppure si è già posizionato al terzo posto in classifica grazie a un ritmo di crescita superiore al 50% annuo. E prevediamo un'altra crescita a doppia cifra», aggiunge Gianluca Cugno, global head of international department di Intesa Sanpaolo. Quanto a possibili nuovi poli, «c'è un progetto di trasformare entro il prossimo anno un ufficio di rappresentazione in un Paese a tripla A e dagli elevati tassi di crescita in un hub», accenna Micillo. Sul mercato si sussurra che la sede sia quella di Sidney, in Australia.
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Telecom, è stallo sulla nomina dell'ad (Fri, 16 Nov 2018)
Gubitosi e Altavilla in corsa, ma dal comitato di ieri è uscita una fumata nera Chi prenderà il timone di Telecom Italia al posto dello «sfiduciato» Amos Genish? L'ex manager Fca, Alfredo Altavilla, affiancato da un direttore generale? L'ex Wind, Luigi Gubitosi? O un outsider dell'ultimo minuto? La partita è in stallo. Nella mattinata di ieri sembrava fatta per Gubitosi, ora impegnato nel salvataggio di Alitalia in qualità di commissario straordinario. Ma dalla riunione del comitato nomine è arrivata una fumata nera: «In merito alla nomina del nuovo amministratore delegato di Tim, l'azienda informa che le attività volte alla preparazione delle deliberazioni che saranno assunte dal cda del 18 novembre sono in corso», si legge in una nota della società che conta entrambi i manager tra i consiglieri di amministrazione. Nessuna indicazione, dunque. Per uscire dall'impasse, secondo l'agenzia Radiocor, una soluzione che si profila come possibile è una nuova convocazione del comitato nomine prima del consiglio di domenica con l'obiettivo di arrivare a una candidatura. L'incertezza, di certo, non piace alla Borsa: il titolo ha chiuso la seduta di ieri con un altro -0,88% attestandosi a 51 centesimi. Secondo l'agenzia Fitch il licenziamento di Genish «non ha impatto immediato sul rating» anche perché la sua cacciata è legata, più che alle performance, alla differenza di vedute fra Elliott e il primo socio Vivendi. Ma «solleva preoccupazioni sull'implementazione del piano industriale dell'azienda e il ritmo di miglioramento nella struttura dei costi. Ogni ritardo può aumentare i rischi finanziari e strutturali». Chiunque sarà il nuovo capo azienda dovrà sciogliere i nodi che riguardano lo scorporo della rete invocato dal fondo Elliott per abbattere il debito e l'eventuale fusione con Open Fiber per la fibra ultraveloce. Genish, chiamato al timone dai francesi, aveva aperto alla creazione di una società delle rete a condizione che Telecom potesse mantenere senza ambiguità il controllo dell'infrastruttura. Tra i grandi soci la tensione resta alta. Nel pomeriggio il ceo del gruppo francese, Arnaud de Puyfontaine, durante la presentazione dei conti della media company, si è limitato a definire «grave» la situazione. Sottolineando che «Vivendi è azionista a lungo termine di Telecom Italia e continueremo così». Il mercato ora aspetta di vedere se il gruppo di Vincent Bolloré richiederà un'assemblea straordinaria per revocare l'attuale board. Nel frattempo Vivendi ha firmato l'accordo per l'acquisizione del 100% del capitale di Editis, il secondo gruppo editoriale francese, sulla scia dei negoziati con il Grupo Planeta avviati lo scorso 30 luglio. Quanto a Genish, in attesa di conoscere il nome del suo successore, il top manager israeliano ha venduto sul mercato 1 milione di azioni Telecom appena dopo essere stato sfiduciato. Il comunicato stampa sulla notizia era stato diffuso il 13 novembre poco prima delle 9.30 (il cda era iniziato alle 7 del mattino) e Genish ha ceduto il pacchetto di azioni (a un prezzo unitario di 0,52 euro) poco prima delle 11. Il suo incasso è stato dunque pari a oltre 523mila euro. Con la vendita di azioni effettuata martedì scorso Genish ha di fatto «chiuso» la propria posizione sul titolo Telecom. Una posizione aperta a inizio settembre, quando aveva acquistato lo stesso quantitativo di titoli, cioè 1 milione. In tutto l'operazione di compravendita si stima gli abbia fruttato una plusvalenza di 400 euro.
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Salini Impregilo accelera sul salvataggio di Astaldi (Fri, 16 Nov 2018)
Presentata una offerta non vincolante per il settore costruzioni. Spezzatino più vicino Salini Impregilo ha presentato un'offerta non vincolante per Astaldi, aprendo di fatto la strada allo «spezzatino» del gruppo di costruzioni in crisi. Al momento primo e unico cavaliere bianco, il general contractor guidato da Pietro Salini sul dossier seguito dagli advisor Merrill Lynch e Vitale & Co è uscito allo scoperto dicendosi formalmente interessato solo a una parte del gruppo: «L'offerta non vincolante riguarda le attività collegate al settore costruzioni, al fine di proseguire gli approfondimenti finalizzati a valutare le potenzialità di un'integrazione industriale coerente con i propri obiettivi di disciplina finanziaria» spiega una nota. Una proposta che Salini, secondo indiscrezioni, dovrebbe fare in asse con un partner finanziario o un fondo. E che - come prevedibile alla luce della strategia industriale del gruppo - non contempla la parte delle concessioni, (per la quale potrebbe farsi avanti qualcun altro), ma riguarda solo una parte degli asset alla voce «costruzioni». A decidere quali e quanti asset potrebbero passare in casa Salini sarà una due diligence che partirà a breve dopo un incontro, atteso a giorni, con i commissari. In cima alla lista ci sono sicuramente le commesse in comune tra i due gruppi e che Salini, pur che poco esposta in Italia (solo il 7% dei ricavi) , non può permettersi di veder rallentare o fallire: in particolare il progetto per la linea 4 della metro di Milano, la linea ferroviaria ad alta velocità Verona-Padova e Napoli-Bari, la linea ferroviaria Palermo-Catania. In secondo luogo, potrebbero essere nel mirino del cavaliere bianco anche gli asset migliori di Astaldi all'estero. Una mossa, quella avanzata ieri da Salini, che dovrebbe essere accolta con favore dal mercato. Nelle settimane passate, gli analisti hanno ribadito più volte che un'eventuale merger tra le parti sarebbe stato poco conveniente per Salini, ma che un focus su asset strategici avrebbe invece fatto la differenza. Mediobanca Securities ha ricordato che Astaldi «dovrebbe avere un portafoglio ordini di circa 10 miliardi, con l'Italia che conta circa il 40%. Un potenziale interesse in questi progetti sarebbe quindi positivo, ma un interesse per l'intera Astaldi potrebbe invece mettere in tensione il bilancio di Salini». Il percorso di un'eventuale merger si profila comunque lungo e tortuoso: Astaldi deve ancora presentare il piano per il salvataggio a banche e creditori. In particolare, risale al 17 ottobre il via libera del Tribunale di Roma alla richiesta di Astaldi di presentare una proposta di concordato in continuità aziendale, con la nomina dei commissari. A ottobre Astaldi ha annunciato un indebitamento a fine giugno di 1,89 miliardi, a seguito di una «temporanea tensione finanziaria». Una situazione legata anche alla mancata cessione del Terzo Ponte sul Bosforo in Turchia.
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La crisi vista come opportunità (Fri, 16 Nov 2018)
Qual è il clima in cui stanno vivendo i risparmiatori italiani? Sicuramente quello di forte incertezza. Le notizie economiche, soprattutto quelle negative, occupano le prime pagine dei giornali. Lo spread aleggia come un fantasma sui nostri soldi, le banche traballano, e non solo quelle italiane, perché anche quelle tedesche ricominciano a fibrillare. E poi la guerra dei dazi tra Usa e Cina e la gestione della Brexit che incidono sulle Borse, il rialzo dei tassi che mette a rischio le coronarie di coloro che hanno investito sui mercati obbligazionari. Con quanta confusione viviamo? Come vivono, ad esempio, i correntisti di Carige in questi ultimi giorni? Per fortuna la banca sarà salvata e quindi saranno salvati i risparmi, ma a quale prezzo? Quale prezzo hanno pagato gli azionisti? L'altro giorno ho visto un'intervista di Richard Thaler, premio Nobel per l'economia nel 2017. Alla domanda: «Cosa fa lei quando sente tante notizie negative». La risposta è stata: «Cambio canale». Come a dire, non mi faccio condizionare. Ma noi comuni cittadini riusciamo a cambiare canale? Difficile. Quelle notizie condizionano i nostri comportamenti e ci impediscono di vedere come questi momenti potrebbero diventare delle finestre temporali in grado di migliorare i risultati dei nostri piani finanziari. Chi lo avrebbe mai detto, in quel momento, che investendo e diversificando nel periodo del fallimento di Lehman Brothers, i risultati maturati dieci anni dopo avrebbero garantito la possibilità di triplicare i rendimenti? Cento euro trasformati in quasi 400? Allora in pochi o nessuno. Ed oggi? È arrivato il momento di trasformare i tanti punti interrogativi di questo periodo in un punto esclamativo che guidi le nostre scelte, a prescindere dagli andamenti di mercato. Perché i nostri progetti non siano condizionati da una crisi. Di questo parleremo nel corso della trasmissione Soldi Nostri in onda domenica alle 22.00 su TgCom24 di Mediaset. leopoldo.gasbarro@me.com
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Le big Usa "rimpatriano" per fare ancora più soldi (Fri, 16 Nov 2018)
Apple, Microsoft, Alphabet, Cisco e Oracle hanno fatto rientrare 116 miliardi a scopo di buyback Il riacquisto di azioni proprie è un vizietto duro a morire tra le big corporation di Wall Street. D'altra parte, Donald Trump non ha fatto nulla per ostacolarlo. Anzi. Nell'ambito della riforma fiscale, l'inquilino della Casa Bianca ha finito per incoraggiare il rientro in patria dei circa 2.000 miliardi di dollari parcheggiati dalle multinazionali Usa in Europa o in altri Paesi del mondo, imponendo sul ritorno all'ovile di questi capitali una tassa del 15%. Un buffetto fiscale teso proprio ad agevolare la transumanza inversa di questo fiume di denaro. Non è ancora chiaro quanti biglietti verdi siano stati nel complesso rimpatriati, ma nell'edizione di ieri il Financial Times ha messo nero su bianco che i primi cinque colossi tech - cioè Apple, Alphabet, Miscosoft, Oracle e Cisco - hanno usato, nei primi tre trimestri del 2018, 116 dei miliardi riportati all'interno dei confini nazionali per far scattare un'ondata di buyback. La sola creatura di Steve Jobs ha impiegato 62,6 miliardi, un importo quasi triplo rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, per mettere in moto la macchina della ricompra. Solo 14,5 miliardi sono invece stati investiti in conto capitale, ovvero nel rafforzamento e ammodernamento della struttura aziendale. All'appello, quindi, manca ancora una larga fetta dei 350 miliardi di cash derivanti dal tesoretto extra-Usa che la Mela morsicata aveva promesso di reinvestire. Ciò che, tuttavia, emerge con forza è come il riacquisto di azioni proprie sia stato il complesso vitaminico alla base dei ripetuti record della Borsa di New York fino a settembre. Anche perché non è stato il solo settore tecnologico a usare una pratica vecchia come il mondo per inflazionare il valore dei titoli quotati. Secondo Goldman Sachs, le operazioni di ricompra sono infatti aumentate del 44% quest'anno. E il fenomeno non è destinato a esaurirsi nel 2019, quando i riacquisti saliranno di un altro 22% anche se potrebbero riguardare ancora le 25 aziende che quest'anno hanno assorbito quasi l'ammontare intero dei buyback. Molto dipenderà però dalla tenuta di Wall Street, dove nelle ultime settimane sono stati proprio i titoli tech a soffrire di più la correzione del mercato (-10 il Nasdaq da ottobre a oggi), e dall'evoluzione dei tassi d'interesse. Di sicuro, malgrado Trump abbia più volte sbandierato come l'intento della riforma fiscale fosse quello di dare un boost all'economia reale, a beneficiare della rivoluzione delle aliquote sembra sia stata ancora una volta più Wall Street che Main Street.
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Risorse, vie d'uscita e penalità: gioco a perdere sulle pensioni (Fri, 16 Nov 2018)
Braccio di ferro tra Inps e governo sui fondi. Boeri prepara un milione di "buste arancioni": non c'è il calcolo con la riforma Il governo è sempre più impantanato sul fronte pensioni. Quota 100, la riforma voluta dalla Lega per superare la Fornero di fatto potrebbe subire qualche ritardo sull'entrata in vigore. Come ha ricordato ilGiornale, il provvedimento per Tria non rientra tra quelli "con efficacia immediata". Il pensionamento anticipato di fatto potrebbe essere affiancato anche "da ulteriori forme di uscita anticipata che andrebbero ad incentivare l'occupazione giovanile", ha affermato il ministro. Tradotto: Quota 100 per il momento ha il sapore di uno spot in vista di maggio ma di concreto finora c'è poco. Le stime dell'Ufficio Parlamentare per il Bilancio hanno azzoppato la riforma: per chi va via con un aticipo di circa 5 anni, la sforbiciata sull'assegno potrebbe arrivare fino al 34 per cento. Per chi va via un anno prima invece subirà un taglio del 5 per cento. Chi sostiene il nuovo sistema previdenziale però ribatte che l'assegno, seppur più basso, viene intascato, mediamente, per un periodo più lungo. Ma anche qui i calcoli sono in negativo con una predita dell'8 per cento per chi lascia con 5 anni di anticipo rispetto ai 67 previsti dall'attuale legge in vigore. A questo quadro va aggiunto il continuo braccio di ferro tra il presidente dell'Inps, Tito Boeri e Matteo Salvini. Boeri ha affermato che all'appello mancherebbero le risorse per Quota 100 per gli anni 2020 e 2021. Il ministro degli Interni ha fatto sapere che le risorse ci sono e ha invitato Boeri a candidarsi con il Pd. Ma attenzione in questo braccio di ferro tra l'Inps e il governo c'è un'altra variabile: le mosse dell'Inps che sta per inviare un milione di buste arancioni. Si tratta delle proiezioni sulla pensione del futuro. Verranno spedite da qui alla fine dell'anno e non avranno i calcoli basati su Quota 100. Di fatto milioni di pensionati, come sottolinea il Sole 24 Ore, potranno sapere in anticipo le stime sugli assegni con l'addio al lavoro a 67 anni. Scatterà poi il confronto tra questa cifra e quella con Quota 100 che sarà evidentemente più bassa. Ultimo colpo di coda di Boeri sulla riforma previdenziale... Tag:  pensioni
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Ter Stegen, il "pendolare" fra i pali (Fri, 16 Nov 2018)
Il portiere ogni giorno al campo in metrò: «Un berretto giù fa miracoli» La stazione di partenza è Passeig de Gràcia, nell'omonimo quartiere dal carattere bohémien, quella di arrivo Sant Joan Despí, a due passi dalla Ciutat Esportiva Joan Gamper, il centro d'allenamento del Barcellona. La linea verde della metro catalana trasporta da qualche mese un passeggero illustre, il portiere tedesco Marc-André ter Stegen. Galeotta la foto scattata da un tifoso azulgrana con il telefonino, messa in rete e diventata virale. Non c'è stato alcun accordo, nessuna trovata pubblicitaria, nessun esibizionismo da presunti duri e puri della politica, ter Stegen utilizza i mezzi pubblici per andare al campo d'allenamento, lasciando la sua Audi SQ5 nel garage. «Addentrarsi nel traffico di Barcellona mi farebbe perdere troppo tempo - ha raccontato il 26enne portiere - vivo a pochi passi dalla fermata Passeig e durante il tragitto posso ascoltare musica, leggere un libro e rilassarmi. I tifosi? Non sono invadenti, e un berretto da baseball con la visiera calata sul viso fa miracoli...». Un po' come i miracoli che dispensa in area di rigore e che consentono al Barcellona di guidare la classifica, nonostante il recente, e per certi versi clamoroso, ko con il Betis Siviglia. Il ter Stegen pendolare accende il sacro fuoco del calcio romantico e porta alla mente precedenti illustri che si perdono nella notte dei tempi. La metro diventa una sorta di livella sociale, che mette tutti sullo stesso piano, come accadeva ai giocatori del Grande Torino. Campioni come Valentino Mazzola, Bacigalupo o Maroso si muovevano in tram, raggiungendo con la linea 8 il Filadelfia, palcoscenico delle imprese immortali. Va anche detto che gli stipendi dei calciatori dell'epoca non consentivano ancora agli assi del pallone di potersi permettere un ritiro in ville faraoniche e macchine sportive. Per questo motivo uno come Loik arrotondava vendendo vernici. ter Stegen si limita a colorare i sogni azulgrana in una stagione dove sembra che le grandi di Spagna stiano facendo di tutto per perdere il titolo. «In realtà le avversarie sono più competitive e la forbice tra noi e gli altri si è notevolmente ridotta». Dal 2014 al Barcellona, dove ha sostituito Victor Valdés, ter Stegen è considerato all'unanimità uno dei migliori portieri al mondo, anche se in nazionale è costretto a pagare il dualismo con il monumentale Neuer. La sua nazionale è il Barça, con cui ha vinto 3 scudetti, 6 coppe nazionali, un Mondiale per Club e una Champions League. Bottino che non gli impedisce di sentirsi umano e di obliterare il biglietto della metro.
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Il professor Chiellini cento volte nazionale. E la Svezia da cancellare (Fri, 16 Nov 2018)
Domani a San Siro entra nel club dei veterani Dopo la delusione mundial l'Italia riparte da lui Un anno fa toccò l'ultimo pallone nella drammatica Italia-Svezia, che ci costò la qualificazione al mondiale di Russia. Ma era finito in fuorigioco nell'ultimo vano assalto. Poi la maglia a coprire il volto, la delusione e forse qualche lacrima. Giorgio Chiellini l'azzurro se lo è tenuto addosso, stretto: domani saranno cento volte in Nazionale. Un anno fa raccontava che bisognava ripartire dagli ottantamila di San Siro, domani sera saranno almeno in sessantacinquemila per il Portogallo, una partita di un'importanza infinitesimale rispetto a quella con gli svedesi, anche se l'Italia è in corsa per le finali di Nations League. Dunque, nonostante tutto, salvato quel patrimonio che il difensore e capitano della Nazionale definì «un amore incondizionato mai vissuto». Un anno dopo Chiellini c'è ancora anche per ricambiare quell'affetto e la sfida con il Portogallo orfano di CR7 assume un significato tutto personale. Il Chiello, Giorgione, festeggia le cento presenze con la maglia azzurra, entrando nell'elitario club dei centenari dove siedono solamente Buffon, Cannavaro, Maldini, De Rossi, Pirlo e Zoff. Lo scorso marzo alla vigilia delle prime convocazioni post-apocalisse svedese, al Giornale disse: «Si torna a Coverciano per senso di responsabilità». Anche per non tradire la sua storia azzurra che ha attraversato l'Italia: da Messina 2004 (il debutto con la Finlandia) a Milano 2018. La coincidenza eccezionale è il giorno, identico: 17 novembre allora come domani. Ma Chiellini diventa professore della difesa italiana quattro anni dopo agli Europei di Svizzera-Austria. Il ct Roberto Donadoni dopo la sconfitta all'esordio contro l'Olanda (tre a zero) lo schiera dal primo minuto contro la Romania: da allora solo due volte (amichevoli) è entrato dalla panchina. Da dieci anni nell'undici di partenza praticamente c'è sempre stato il suo nome. Novantadue volte titolare, ma la prima non si dimentica mai. E si torna sempre a Milano per un'altra coincidenza clamorosa. Marcello Lippi di Viareggio non esitò a puntare sul ventenne Giorgio Chiellini di Pisa in Italia-Scozia 2-0 del marzo 2005: anche quella volta si giocò a San Siro, che così può essere considerata la casa azzurra del difensore. Corsi e ricorsi storici in un'avventura a cui manca il sigillo di una vittoria. Anche se quel gettone contro gli scozzesi, gli può far dire che un mattoncino nel trionfo al mondiale tedesco l'ha messo pure lui. Eppure nei suoi tre Europei disputati da protagonista è stata solo una questione di dettagli: fuori ai rigori con la Spagna nel 2008; sconfitto sempre con le furie rosse quattro anni dopo, ma stavolta in finale e finendo ko dopo venti minuti; due anni fa in Francia ancora eliminato nella lotteria dagli undici metri, ma stavolta dalla Germania. Invece la sua storia mondiale è un capitolo macchiato da tre fallimenti collettivi che non gli hanno permesso di lasciare il segno. Anzi, uno glielo hanno lasciato: il morso di Suarez in Italia-Uruguay. È una delle rare volte, l'unica in Nazionale, in cui Chiellini ha perso la testa: «Non mi arrabbiai per il gesto, ma per la mancata espulsione». Nelle cento presenze che festeggerà domani il rammarico più grande resta però la mancata qualificazione a Russia 2018. Ascolterà l'inno con la fascia di capitano al braccio e giocherà con Leonardo Bonucci al suo fianco. Due che per Mourinho «dovrebbero andare ad insegnare ad Harvard per come difendono». Il professor Chiellini al riguardo aveva risposto: «Ci andrei, ma per un master in economia». Il dottor Chiellini è capitano, professore della difesa, laureato e soprattutto papà. Da domani anche centenario con la maglia azzurra, quattordici anni esatti dopo la prima volta.
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James e Micov trascinano Milano anche a Istanbul (Fri, 16 Nov 2018)
Per il basket italiano, sconvolto dall'idea di poter perdere la gloria di Cantù in un'acciaieria fallita, la musica senza tanto ritmo arriva dalle nuvole di Istanbul dove l'Armani vince 98-92 la sua quinta partita di eurolega sul campo del Darussafaka che resta in fondo al gruppo anche se la sua reazione ci dice che forse non sarà la peggiore del torneo. Sembrava tutto facile per l'Armani, 26-19 dopo 10', ma come spesso le accade ecco le smagliature per noia, anche se la squadra turca aveva energia per mandare fuori giri i centri, per far perdere la luce a chi aveva cominciato bene come James, 8 punti subito poi una serie di banalità, 0 su 9 da 2, qualche palla persa, qualche difesa ariosa. Milano che a metà tempo era avanti 54-49, felice di aver ritrovato Nedovic dopo 3 settimane (13 punti), si spezzava in troppe parti. Il peggio nel terzo quarto quello del minimo storico e del tiro da 2 sotto il 33%. Il Darussafaka nella sua arena mezza vuota lasciava a 14 Milano e la scavalcava nel terzo tempo: 69-68. Bastava la paura, però, a far ritrovare a Milano quello che ha sempre avuto: artiglieria pesante. Jerrels e Micov aprivano la danza, il 12 a 2 di parziale sembrava una fuga decisiva per la vittoria e invece tornava la gnagnera dei tempi di mezzo. La squadra di Ahmet Caki ritrovava il ventre molle dell'Armani e quando il nigeriano Eric poteva superarla si è mangiato il canestro da sotto. Era abbastanza. Una zampatina di James (21 alla fine) una di Micov (20) aprivano la strada per il mare libero. Vittoria con angoscia, fra le nuvole. Ben ritrovato a Nedovic (17), qualche cosa buona di Bertans (12), poco meglio Gudaitis (10) di Tarzewski, ma tutti e due andavano a farfalle. Guardare dentro questa vittoria però non ha senso. Milano è così, se ha paura rende, se è sicura si specchia. Questa volta è andata bene, speriamo che serva per trovare un cielo diverso, senza nuvole.
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Aggrappati all'isola scalammo il Messico (Fri, 16 Nov 2018)
Nel '70 con i grandi rossoblù dello scudetto: da Albertosi ai gol di Gigi Riva La sarcastica fantasia di un giornalista belga riempì di soddisfazione Gianni Brera. Si sentì dire: «L'Italie ce n'est pas une équipe, c'est une caisse a épargne». «L'Italia non è una squadra, ma una cassa di risparmio». Per un cultore del calcio sornione piuttosto che sbruffone, era un complimento. Si parlava della nazionale montata fin sulle alture di Puebla in Messico, anno di grazia e di grazie GigggiRiva 1970. Il belga ci aveva quasi preso: quella squadra era fondata sul banco di Sardegna, inteso come difesa solida e attacco trascinato da un fenomeno: figli della Cagliari ammantata di bandiere, sole e scudetto, prima e unica volta per ritrovare un gruppo così forte. Italia aggrappata a un'isola? Si, vero. Sulle cartoline andava di moda la scritta: Sardegna pittoresca. Poi, però, c'era l'altra: quella di Albertosi e Cera, Niccolai e Domenghini, Bobo Gori e appunto Gigggi Riva, che segnò la presa di potere azzurro grazie allo scudetto conquistato. Squadra costruita da una dirigenza, il trio Arrica, Bellu, e il filosofo Scopigno, furba ed avveduta. Lo stadio Amsicora era la patria dei gladiatori, mentre il trio giocava sempre in trasferta: convinse la Fiorentina a liberarsi di Albertosi. Fece felice Fraizzoli fornendogli Boninsegna in cambio di Domenghini, Gori e Poli. Madame Fraizzoli non frenava la lingua e Domenghini non apprezzò quando lei strepitò che valevano più 10 minuti di Corso che un'ora e mezza delle sue. Sarà stato così, ma in quell'estate Corso se ne rimase in Italia e Domingo partì per il mondiale in Messico. Nella prima partita contro la Svezia, giocavano mezzo Cagliari e mezza Inter (Burgnich, Facchetti, Bertini, Mazzola Boninsegna) in aggiunta De Sisti. Lo scudetto sardo parlava nei numeri: 45 punti, 42 gol segnati, solo 11 subiti. Riva realizzò 21 reti, altre 8 per la qualificazione a Mexico 70. Mondiale con storie di campo e dietro le quinte che fanno ancora epoca. Albertosi venne preferito a Zoff proprio per contare sul blocco difensivo cagliaritano. Cera era libero di grande stile e senso tattico: un centrocampista poi retrocesso. Niccolai, stopper con il senso del thrilling, finì steso dallo svedese Kindvall: una fortuna per baby face Rosato e per il ct Valcareggi. Domenghini era il solito Rambo e segnò il gol vincente alla Svezia. Infine Gigi Riva nostro matador, silenzioso conducator. In panca stava Bobo Gori, figlio del Pietro gran ristoratore milanese, che giocò sei minuti contro il Messico. Poi verranno quelli di Rivera, ma questa è un'altra storia.
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Il Cagliari torna azzurro. Dietro il blocco Juve è l'Italia di Barella & Co. (Fri, 16 Nov 2018)
Con il capitano ci sono Cragno e Pavoletti Piccolo record in tempi di Nazionale-mosaico Nella giovane e «frastagliata» truppa azzurra di Mancini, c'è il blocco Juve (4 elementi dopo il ritorno a casa di Bernardeschi) figlio dell'ennesimo torneo dominato, ma subito dietro la mini-colonia del Cagliari. Tre i calciatori arrivati dall'isola a Coverciano, una truppa mai così numerosa in azzurro dal 2013 a oggi: all'epoca il ct Prandelli inserì nella pre-lista dei 31 per la Confederations Cup il povero Davide Astori, Marco Sau - 40 minuti giocati nell'amichevole contro San Marino - e il portiere Michael Agazzi, ma all'avventura brasiliana partecipò solo il difensore prematuramente scomparso il 4 marzo scorso che segnò anche un gol all'Uruguay. L'ultimo di un giocatore rossoblù nella nazionale maggiore. Facile riavvolgere il nastro della memoria e tornare indietro di quasi 50 anni, quando l'Italia di Valcareggi finalista nel Mondiale messicano aveva in rosa ben sei giocatori della squadra sarda fresca di scudetto: Gigi Riva in primis, tuttora il miglior marcatore nella storia della nazionale (35 gol in 42 presenze) e ancora Albertosi, Cera, Niccolai, Domenghini e Gori. Oggi i nomi sbarcati dalla Sardegna e con un futuro speriamo radioso in Nazionale sono quelli di Niccolò Barella, cagliaritano doc che a 21 anni si è preso la fascia di capitano dei rossoblù, Alessio Cragno, già portiere dell'Under 21 con due soli gol subiti in 12 presenze, e Leonardo Pavoletti, da agosto 2015 il migliore per gol segnati di testa nei 5 campionati top in Europa (19, due più di Giroud e Cristiano Ronaldo, quattro più di Lukaku e cinque più di Morata e Icardi). Il primo, che rimarrà nelle statistiche per essere il calciatore numero 800 a vestire la maglia azzurra, nasce dalla scuola calcio intitolata proprio a «Rombo di Tuono» Riva ed è già un titolare inamovibile del centrocampo «leggero» di Mancini; il secondo è chiamato a ribaltare la gerarchia tra i pali che vede saldo in vetta Gigio Donnarumma; il terzo ha scalzato nelle preferenze del ct gente del calibro di Balotelli e Belotti, ma al momento potrebbe pagare la scelta manciniana di un «tridente» senza un vero centravanti. Nella storia azzurra 21 i calciatori convocati del Cagliari, tra cui un campione del Mondo del 1982 mai impiegato in Spagna, quel Franco Selvaggi detto «Spadino» per la bassa statura e il piede piccolo, preferito tra le ire della critica al capocannoniere del campionato Roberto Pruzzo. Il ct Bearzot lo reputò l'unico che avesse la pazienza necessaria a condividere la stanza con Marco Tardelli, all'epoca sofferente di insonnia. I già citati Sau (di Sorgono, provincia di Nuoro) e Barella, oltre ad Andrea Cossu sono invece gli unici sardi militanti del Cagliari ad aver vestito la maglia azzurra. Più Barella e Pavoletti che Cragno sperano di poter essere in campo contemporaneamente, almeno contro gli Usa martedì 20. L'ultima volta che la Nazionale italiana schierò due giocatori del Cagliari fu nel giugno 2010 a Ginevra, amichevole contro la Svizzera terminata 1-1. Lippi propose dal primo minuto Marchetti in porta e Cossu in attacco.
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Vieri si confessa: ''Una bimba e la musica, ecco la mia nuova vita'' (Thu, 15 Nov 2018)
Bobo Vieri svela i dettagli della sua nuova vita, tra la prossima gioia di diventare papà e una carriera da dj sempre più brillante Periodo splendido per Bobo Vieri con la bimba in arrivo dalla compagna Costanza Caracciolo e una carriera da dj sempre più in ascesa. Sta vivendo un momento magico Bobo Vieri che si confessa in un'intervista al Sun senza nascondere l'emozione per la paternità in arrivo: ''Tra una settimana nasce mia figlia e intanto mi diverto con gli amici, con la mia ragazza, lavoro e mi prendo il mio tempo, giorno per giorno. Svela i dettagli sulla sua carriera musicale in grande ascesa con un tour di grande successo: ''E' il Bobo Dj Show: c'è un music producer, una cantante e una tromba che live nei club ci sta alla grande. E' musica che ci piace, house music, e stiamo girando l'Italia e iniziando ad avere offerte da tutta Europa''. Un talento innato come quello sui campi di calcio: ''Ho iniziato ad agosto e da allora mi alleno e studio ogni giorno, ci dedico un sacco di ore. E' dura, ma quando inizi qualcosa dal niente non è mai semplice. Mi piace remixare Barry White, Abba e altre hit dei '70, con un tocco di quello che va ora. Un'ora e mezza di spettacolo, non ci si annoia''. Non mancano i ricordi dell'infanzia passata in Australia: ''Essendo cresciuto lì, credevo di poter diventare il miglior giocatore di tennis o di cricket del mondo'' ma per fortuna scelse il calcio legandosi profondamente alla Nazionale Italiana: ''Rappresentare la propria nazione, indipendentemente dallo sport, è il più grande traguardo possibile. Quando indossavo la maglia azzurra quasi non riuscivo a respirare. Prima di una partita normale ero sempre rilassato, ma ai Mondiali con l’Italia il mio cuore batteva molto più velocemente''. Lui che nel 1999 fu pagato 90 miliardi di lire, diventando il calciatore più pagato della storia si esprime così su un calcio sempre più legato al business: ''I club hanno i soldi, fanno i loro conti e possono comprare quello che vogliono. Le grandi squadre devono comprare i grandi giocatori, è sempre stato così. Non può esserci un tetto salariale''. Tag:  calcio musica Persone:  Christian Vieri Costanza Caracciolo
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Szczesny-Perin, le regole di Allegri: patti rispettati (Thu, 15 Nov 2018)
Patti e regole rispettati da Massimiliano Allegri nella gestione della batteria dei portieri composta da Wojciech Szczesny e Mattia Perin La prima stagione in bianconero di Mattia Perin è da considerarsi sotto le aspettative. Non certamente dal punto di vista delle prestazioni, ci mancherebbe, ma per quanto riguarda il numero di presenze: è solamente una l'apparizione accumulata dall'ex Genoa. Tuttavia va detto che le decisioni intraprese da Massimiliano Allegri ad inizio stagione sono state rispettate: il portiere titolare della Juventus è Wojciech Szczesny. Szczesny-Perin: patti rispettati Il pocolacco, erede di Buffon con il quale ha condiviso il ruolo nella scorsa stagione, è riuscito a dimostrare sicurezza e qualità in questo avvio di stagione, anche se nei match contro Parma e Manchester United ha commesso alcuni errori di valutazione. Le motivazioni della titolarità del numero 1 vanno ricondotte sia alla sua esperienza con la Vecchia Signora da un anno, sia ai patti siglati con il club i quali prevedevano che sarebbe stato lui la prima scelta dopo l'addio di Gigi. La domanda sorge spontanea: allora quando giocherà Perin? Va ricordato che all'estremo difensore della Nazionale Italiana è stato garantito un minimo di 10/15 gare. Le occasioni sicuramente non mancheranno: disputerà la Coppa Italia (e se i bianconeri arrivano in finale, Mattia avrà 5 presenze assicurate); potrebbe giocare contro SPAL o Samp e magari esordire in Champions League nella trasferta contro lo Young Boys. La situazione non è così drammatica come sembra. Soprattutto se si considera che Szczesny non sembra affatto disprezzare la rivalità tra i due: "È importante avere Mattia in squadra. È uno stimolo. È di grandissimo livello e la competizione ci aiuta. Anche lui quando giocherà dimostrerà il suo valore". Tag:  Juventus Persone:  Massimiliano Allegri Wojciech Szczesny Mattia Perin Gianluigi Buffon
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Riforma del Coni, Malagò furioso: "Neanche il fascismo era arrivato a tanto" (Thu, 15 Nov 2018)
Il presidente del Coni si scaglia contro il governo: "Occupazione del Comitato olimpico". Giorgetti: "Sorpreso dal suo atteggiamento" "Neanche il fascismo era arrivato a tanto". Il presidente del Coni, Giovanni Malagò, è una furia nel discorso che apre il Consiglio nazionale sulla riforma del Comitato olimpico inserita dal governo nella manovra. In ballo ci sono tanti soldi, circa 400 milioni all'anno: al momento li gestisce il Coni, ma il governo vorrebbe prenderne il controllo come previsto nel contratto di governo. La manovra finanziaria presentata in Parlamento prevede la costituzione di una nuova società per l'amministrazione del Comitato olimpico. Si tratterebbe della 'Sport e salute spa', dunque una società per azioni, che andrebbe a prendere il posto dell'attuale 'Coni servizi'. Lo scontro è su chi farà parte degli organi direttivi: la manovra prevede che i vertici di 'Sport e salute' siano nominati dal governo, mentre il Coni pretende autonomia. Lo sport italiano, a partire dal 2020, avrebbe a disposizione 410 milioni di euro: 370 andrebbero a 'Sport e salute' che finanzierebbe le varie federazioni con criteri decisi dal governo. I restanti 40 rimarrebbero al Coni per le spese ordinarie e, soprattutto, la gestione del dossier olimpico in vista di Milano-Cortina 2026. Ma Malagò non ci sta. Dopo le trattative degli ultimi giorni con Giancarlo Giorgetti, che per il governo ha la delega allo Sport, il presidente del Coni ha convocato una riunione straordinaria del Consiglio nazionale e si è scagliato contro l'esecutivo. "Questa non è la riforma dello sport italiano, non c'entra nulla. Questo è un discorso in modo elegante di occupazione del comitato olimpico italiano", ha esordito Malagò. Che prosegue: "La riforma è stata del tutto inaspettata. Con questa riforma il Coni, il comitato olimpico più importante al mondo, diventa l'ultimo comitato al mondo". Polemiche anche sul nome scelto per la nuova società: "Io dovrei rinunciare allo scudetto tricolore, ai cinque cerchi olimpici e alla scritta Coni" - conclude Malagò - "per un marchio che si chiama 'Sport e Salute?". Le parole di Malagò sono state accolte in sala da una standing ovation. Con il Coni si era già schierata Forza Italia, guidata da Adriano Galliani e Marco Marin. Mentre la reazione di Giorgetti e del sottosegretario 5 Stelle Simone Valente, affidata a una nota, è amareggiata: "Ci sorprende l'atteggiamento del presidente Malagò che sa bene che l'autonomia dello sport non è in discussione", dicono gli esponenti del governo. Che rilanciano: "Stiamo prevedendo il coinvolgimento del Coni in quello che è il suo compito, cioè la preparazione olimpica e di alto livello". Tag:  Coni manovra Persone:  Giancarlo Giorgetti Simone Valente Giovanni Malagò
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Wanda Nara esplosiva: le foto sexy e provocanti della showgirl argentina (Thu, 15 Nov 2018)
Fonte foto:  Instagram Wanda Nara Wanda Nara esplosiva: le foto sexy e provocanti della showgirl argentina 1 Sezione:  Sport Tag:  FC Inter Wanda Nara hot ed elegante su Instagram: alcuni scatti della moglie e agente di Mauro Icardi Persone:  Wanda Nara Mauro Icardi
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Icardi: "Io e Lautaro vogliamo creare qualcosa di importante" (Thu, 15 Nov 2018)
Parole al miele quelle spese da Maurito Icardi nei confronti di Lautaro Martinez: "stiamo cercando di creare cose importanti" Direttamente dal ritiro della selecciòn argentina di Ezeiza, Maurito Icardi ha speso parole al miele nei confronti del connazionale e compagno di reparto Lautaro Martinez, con il quale starebbe lavorando quotidianamente al fine di creare qualcosa di veramente importante. Icardi e Lautaro per qualcosa di importante: c'è anche l'Argentina Queste le parole rilasciate dall'argentino: "Io e Lautaro siamo sempre insieme, stiamo cercando di prendere qualcosa l’uno dall’altro per creare cose importanti". Tralasciando il rapporto numero 10, Mauro dovrà fare assolutamente gol: "Io sono tranquillo. È ovvio che il mio obiettivo è provare a segnare, sono un attaccante, ma qui in Nazionale sto dando il meglio di me stesso. E poi anche all’Inter è capitato quest’anno all’inizio però mi faccio trovare sempre pronto in area, sono fiducioso". Importante sarà la mano che porrà il c.t. Scaloni: "Ci sta guidando in queste amichevoli, ma è un allenatore che mette tantissimo entusiasmo e passione nel lavoro. Merita questa opportunità, fa di tutto per far sentire ogni giocatori a proprio agio. Fino ad oggi abbiamo fatto buone partite, chissà se da qui a marzo o fino alla Coppa America non possa continuare a guidarci lui. È iniziato questo nuovo ciclo e speriamo di fare qualcosa di importante, anche perché siamo un gruppo composto da tanti giovani e siamo tutti molto felici e orgogliosi di rappresentare il nostro Paese". Il numero 9 sa benissimo cosa significhi indossare la maglia dell'Argentina, con la quale ha un desiderio ben preciso: "È la cosa più bella, non esistono parole. Sogno di vincere un Mondiale, il sogno che ho sin da bambino. Voglio fare bene per arrivare al Mondiale del Qatar, ma prima dobbiamo pensare alla Coppa America ". Tag:  FC Inter Nazionale di calcio dell'Argentina Persone:  Mauro Icardi Lautaro Martinez
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La Grande guerra e quella vittoria rimossa (però c'è) (Thu, 15 Nov 2018)
Ma è ora di concludere, e vorrei farlo ricordando la Grande guerra, prodemente combattuta da mio padre Carlo (allora ventiduenne: mio possibile nipote, oggi) e lo faccio pur con l'amarezza di uno «che grida nel deserto». Il 2018 è stato anno centenario della vittoria: silenzio, in grande contrasto con il 2017, anno della sconfitta. Sulla battaglia di Caporetto si sono pubblicati non so quanti, ma tanti libri: in genere all'incirca rimasticature, qualcuno buono e in complesso troppi. Certo, è importante indagare su quel nostro gravissimo collasso militare: che tuttavia non scaraventò l'Italia nel novero degli sconfitti. Nel giro di qualche mese il nostro esercito, anzi la Nazione, si riprese diciamo pure incredibilmente (con gran delusione dei beghini della sconfitta, allora e ancora oggi, va da sé, soprattutto di sinistra, delusi e spiazzati in modo particolare dalla freddezza con cui i fuggiaschi e i disertori di Caporetto erano stati accolti, anzi respinti dalla classe contadina). In nemmeno un anno insomma il nemico venne prima fermato poi vinto e infine costretto alla resa. Nel 2018 sulla battaglia di Vittorio Veneto sono stati pubblicati metà della metà della metà dei libri su Caporetto. L'Italia che vince una guerra? Ma siamo matti? Eppure l'abbiano vinta. Saremmo dovuti starne fuori? Forse sì: ma ci siamo entrati e da qui non si scappa. La Storia è quella che è; possiamo cercare di dimenticarla o di rimuoverla: invano. Quello che è fatto è fatto, e te lo tieni. Quanto al costo di quella guerra, disastroso nel suo essere e ancor di più nelle sue conseguenze, ho una mia idea, e la chiamo teoria dell'ernia. Ecco qui. Mettiamo che un bel giovane non istruito granché, ma onesto, forte e muscoloso, sia chiamato a un grande ma davvero grande sforzo, per esempio a sollevare un peso gigantesco. Non è del tutto convinto, ma non può dire di no, e si mette all'opera: riempie i polmoni, serra i denti, piega le ginocchia, agguanta il peso, stringe mascelle e sfinteri, si alza, ce la fa... Vittoria! ...sì, ma gli è venuta l'ernia e lo ha fottuto per sempre. La speranza di una reale nazione italiana unitaria s'è persa allora, e per dirla con Foscolo «quel che rimane è solo dolore e pianto». Speriamo nello stellone, oppure, tanto per fare gli snob e concludere in latino, diciamo come quel tale, spes ultima dea.
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Com'è avventurosa la vita (e la penna) di Mino Milani (Thu, 15 Nov 2018)
Novant'anni, decine di pseudonimi e oltre 300 libri fra racconti e fumetti. Che hanno fatto "Storia" Spesso le persone, soprattutto gli scrittori, si giudicano dai loro amici. Quali scelgono, chi decidono di frequentare, come parlano di loro. Ecco. Gli amici di Mino Milani - caleidoscopico autore di romanzi per «piccoli» e per grandi, libri di storia, sceneggiature per fumetti, una bibliografia che occupa alcune pagine di Wikipedia, 65 anni di scrittura narrativa e giornalistica e 90 anni di età, a proposito: auguri - dicono, non a caso, moltissimo di lui e della sua vita avventurosa. Si chiamano Tommy River, cowboy; Melchiorre Ferrari, commissario dell'Imperiale Regia Delegazione di Polizia del Lombardo-Veneto che indaga nella Pavia di metà Ottocento; Guerrino il meschino; I cavalieri della Tavola rotonda, dei quali ha ri-narrato le gesta. E poi Sandokan il pirata, Fanfulla il capitano di ventura, Lord Shark, ufficiale ribelle dell'esercito inglese... E poi, ancora: spie, samurai, guerriglieri, principesse indiane, marinai, astronauti, rivoluzionari messicani, gli eroi del K2... Avventure di pace e di guerra... Tra guerra e pace (è nato nel 1928, in mezzo a due guerre mondiali, ed è riuscito, privilegio di una generazione, a vivere senza per il resto della vita) Mino Milani è stato con Emilio Salgari - forse addirittura di più, come gli ha reso onore Gianni Rodari - il maggiore narratore d'avventura e di mistero del Novecento italiano. «Ho cominciato a scrivere per ragazzi nel 1953, quando avevo 25 anni. E all'epoca credevo a quanto facevo esattamente come oggi», è la risposta di Guglielmo Milani detto «Mino», pavese di fiume e di battaglie, conosciuto (anche) per la selva misteriosa di pseudonimi che dovette inventarsi ai tempi del Corriere dei Piccoli, tanto era prolifico: Stelio Martelli, Eugenio Ventura, Piero Selva, Mungo Graham Alcesti, T. Maggio... Comunque si firmasse, è sempre lui. Le prime prove narrative, siamo nel 1946, sono sul settimanale della curia pavese Il Ticino, poi tra il 1953 e il 1977 è l'ala «conservatrice» del Corriere dei Piccoli, poi ribattezzato dei Ragazzi, dopo è il momento di CorrierBoy e il Messaggero dei Ragazzi, poi la direzione del quotidiano La Provincia Pavese (che lascia nel 1978 quando viene acquistata dal gruppo l'Espresso...), quindi il Giornalino e infine la libera professione di scrittore. Segue un numero impressionante di soggetti, adattamenti, sceneggiature per fumetti (ci sono le pietre angolari della graphic novel ante litteram italiana, come la saga del Dottor Oss, fra il 1964 e il 1969, o Il Maestro), feuilleton, corrispondenze dal passato («Dal nostro inviato nella Storia»), riscritture di classici, da Omero a Jack London, biografie (tra le più fortunate quella di Giuseppe e poi di Anita Garibaldi), romanzi bestseller come Fantasma d'amore (da cui nel 1981 Dino Risi trae il film con Marcello Mastroianni e Romy Schneider), gialli storici e libri per ragazzi che scrive in collaborazione con i più bravi disegnatori sulla piazza editoriale. Mino Milani è uno dei migliori sceneggiatori di fumetti italiani di sempre (il primo è I nemici fratelli, incontro sul fronte del Volturno tra due capitani, uno sabaudo e l'altro garibaldino, nel centenario della spedizione garibaldina dei Mille) e lavora con tutti i numeri uno, da Hugo Pratt (Billy James o Simbad il marinaio ad esempio) a Milo Manara, da Dino Battaglia a Sergio Toppi... e tra gli stranieri vale almeno ricordare il catalano Enric Sió, il cileno Arturo del Castillo e gli argentini Alberto Breccia e Jorge Moliterni. Ma come si fa a raccontare una vita (e una scrittura) così avventurosa e creativa? Servirebbe qualcosa di sterminato... E infatti ecco qui Come è bella l'avventura (Effigie), imponente biografia illustrata di Mino Milani curata da Giovanni Giovannetti e Luisa Voltan: 680 pagine, più di mille immagini, mezza storia del nostro fumetto e l'altra mezza del «fantastico» italiano (tra mistero, horror, fantasy), e una bibliografia di 52 pagine, dalle collaborazioni giornalistiche (c'è anche il Giornale...) ai libri, campo che Milani conosce molto bene, essendo stato a lungo direttore della Biblioteca Civica di Pavia: i suoi titoli sono, circa, 330... Mino Milani era ed è (quanto sia ancora popolare lo si è visto una decina di giorni fa al festival Lucca Comics, dove ha presentato in anteprima nazionale proprio Come è bella l'avventura) un micidiale inventore di storie, rapidissimo nella scrittura. C'è chi ricorda che non pochi numeri del Corrierino se li scriveva quasi per intero (è lì che inizia ad alternare il suo nome con altri di fantasia). Ed è autore dai mille volti lungo i sentieri dell'immaginario: l'avventura in primis, e poi i miti classici e moderni, il poliziesco, lo storico e il romantico, persino lo «scientifico» (del resto iniziò studiando Medicina, e lo si intuisce sfogliando le sue storie sulle grandi scoperte in campo geografico o tecnologico), e la fantascienza soprattutto (genere di cui da noi è stato un pioniere). Quanti amici - guerrieri, indiani, esploratori, aviatori, pistoleri, santi e briganti - ha avuto Mino Milani in questi suoi primi novant'anni. E il bello è che lui non li ha mai considerati compagni di gioco. Ma - è sempre Gianni Rodari a dirlo, tempo fa... - compagni di vita. E forse lo pensano anche tanti suoi lettori.
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Perché brindare alla letteratura da "Bar" (Thu, 15 Nov 2018)
Sui tavolini dei locali dove si beve e si scrive nasce una filosofia esistenziale Cosa sarebbe la nostra vita senza i bar? Non per altro molti grandi scrittori erano anche grandi frequentatori di bar, da James Joyce a Charles Bukowski, da Henry Miller a Francis Scott Fitzgerald, da Charles Baudelaire fino a Samuel Beckett. Probabilmente, se togliessimo i bar, sparirebbe gran parte della letteratura mondiale, gli scrittori non avrebbero saputo dove andare quando non scrivevano o quando scrivevano, dove se non in un bar? Dove anche io ho scritto i miei quattordici libri, sentendomi porre sempre la domanda: «Ma perché scrivi al bar?». Già, perché? Ho sempre risposto perché stare a casa mi opprime, nel silenzio e senza vedere nessuno mi distraggo troppo, ma la risposta l'ho trovata nella raccolta di racconti Bar, libro d'esordio di Donato Novellini, edito da Giometti & Antonello. Novellini ha il talento di eccellere in descrizioni minuziose senza mai annoiare e passando di bar in bar tesse la trama di una vera e propria filosofia esistenziale. Sa, per esempio, che talvolta «non si beve per scrivere, si scrive per bere». Il bar dove si va per lasciar fluire i pensieri nell'alcol, dove il tempo scorre in maniera diversa, «un tempo di mezzo, qualcuno lo chiama oblio degli alcolici, qualcun altro innocuo aperitivo, in realtà è l'unica cosa importante in un pubblico esercizio, e forse, in generale, nella vita». Ah, e il bar dove ci si innamora ogni volta della cameriera di turno? È un classico: chi di voi non ha vissuto amori immaginari separati da un bancone? Con Novellini ho capito che le muse ispiratrici di tutti i miei romanzi sono sempre state cameriere, con le quali non c'è mai stato niente, ignorando oltretutto la loro vita fuori dal bar, come venissero da un altro mondo. Tant'è che quando ti capita di vedere il fidanzato della cameriera, che magari viene a prenderla quando lei stacca, non ti sembra reale, è un intruso nell'immaginazione, cosa vuole? Le ragazze che lavorano nei bar non dovrebbero avere nessuno. Neppure te, che sei lì per immaginare, ma anche nessun altro. A volte si manifesta la passione con gesti minimi, come l'anziano signore di un racconto di Novellini che di fronte all'avvenente cassiera «si toglie il cappello, nel gesto d'omaggio, con gli occhi lattiginosi in emicicli d'occhiaie, che prendono vita come per miracolo». Un libro strabordante di amori non vissuti, vivisezionati dallo sguardo da flâneur del narratore, dal sapore anche proustiano, e d'altra parte gli amori dei bar sono belli perché impossibili, dove «si guarda senza guardare, si controllano gli occhi della cameriera in modo fosco, senza volontà, al solo scopo di intuirli distratti e, solo allora, ladrescamente, ci si avventura in quel mezzo secondo di splendida inutilità tra carni inviolabili». Anche perché «il presente del cliente è tutto dipinto in false confidenze». Confidenze tanto più vere quanto più false, infatti non bisogna mai frequentare lo stesso bar, ha ragione Novellini, «traditore seriale di bar», in quanto «l'insistita frequentazione porta a nefaste conseguenze, tipo un servizio peggiore con l'instaurarsi della confidenza», e nel bar si conosce il mondo profondamente purché tutto resti rigorosamente in superficie. Tuttavia, navigando con la mente sulla superficie, talvolta viene perfino fuori un libro profondo, divertente e malinconico come questo. Da leggere. Magari proprio al bar.
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Hans Kelsen e il positivismo che scatena il potere illiberale (Thu, 15 Nov 2018)
Teorico del «normativismo», le sue idee influenzarono la repubblica di Weimar. E ne seguirono il destino Un grande liberale, economista e filosofo politico come Friedrick von Hayek criticò con asprezza le tesi giuridiche e politiche di Hans Kelsen (1881-1973), lo studioso passato alla storia come il maggiore esponente del «formalismo giuridico» o «normativismo» cioè di quella concezione, di stampo positivistico, che stabilisce un collegamento stretto fra i concetti di diritto e di norma. Per Kelsen, che fu il padre della costituzione austriaca dell'immediato primo dopoguerra e le cui idee influenzarono la costituzione della Repubblica di Weimar, lo Stato si identificava con l'ordinamento giuridico e soltanto in questa identificazione, tutta formale e formalistica, che metteva da una parte le cosiddette «libertà fondamentali» o qualsiasi riferimento a concetti metagiuridici, trovava giustificazione. Quella di Kelsen era una concezione che finiva per risolversi, come egli avrebbe ammesso, in «una emancipazione della democrazia dal liberalismo». Ebbe facile giuoco il liberale Hayek, dunque, pur molti decenni dopo la sua elaborazione, a tacciare la teoria kelseniana di «illiberalismo» perché - proprio in base alle sue premesse e partendo dalla definizione «formale» di Stato di diritto - persino uno Stato dispotico o totalitario avrebbe dovuto essere inserito fra gli Stati di diritto. Un altro grande studioso, pur egli di orientamento liberale, Bruno Leoni, avrebbe costruito il proprio edificio teorico, per molti aspetti riconducibile al liberalismo di Hayek e della cosiddetta «scuola austriaca», attraverso una serrata critica al formalismo giuridico di Kelsen e a tutto il giuspositivismo di '800 e '900. Hayek e Leoni hanno portato avanti le obiezioni di natura liberale a una concezione del diritto e della politica che venne contestata, naturalmente, anche da chi, come il grande giurista e politologo tedesco Carl Schmitt, era tutt'altro che un liberale e si riallacciava, anzi, a filoni speculativi eterogenei che riuscivano a coniugare il realismo politico di un Machiavelli e di un Hobbes con il tradizionalismo di un de Maistre e di Juan Donoso Cortés. Carl Schmitt, che ha legato il suo nome all'idea della politica come terreno di incontro e scontro della coppia amico-nemico e che ha formulato il concetto di «decisionismo» come attributo essenziale della sovranità, aveva contestato subito le teorie di Kelsen perché gli sembravano svuotare il concetto di Stato riducendone la funzione a mero produttore di norme giuridiche. In realtà l'opposizione di Schmitt a Kelsen discendeva anche dal fatto che i valori impersonati dal «normativismo» erano alla base della repubblica di Weimar, ne sostanziavano la costruzione giuridica, ne esprimevano l'essenza borghese e democratica. E proprio in Weimar, Schmitt - e con lui tutti gli autori che, da Spengler a Jünger e a tanti altri, espressero la cosiddetta «rivoluzione conservatrice» - intravvedeva il simbolo della disfatta e del disfacimento morale della Germania, risultato della umiliazione subita a Versailles. La fine ingloriosa della repubblica di Weimar a seguito dell'avvento del nazionalsocialismo mise sul banco degli imputati la concezione stessa della democrazia quale era stata pensata da Kelsen e, più in generale, la stessa idea del formalismo giuridico che la sottintendeva. La fragilità del sistema politico weimariano, l'instabilità governativa e la frammentazione partitica che lo caratterizzarono furono all'origine, nella letteratura politologica e nella polemica politica, di quella «sindrome di Weimar» che viene periodicamente riproposta facendo ricorso al troppo facile gioco delle analogie. Ancora oggi, in Italia lo spettro di Weimar e di una temuta deriva autoritaria torna di attualità di fronte alla crisi dei partiti storici. Per conoscere il vero pensiero di Kelsen è utile la lettura di due brevi studi che egli scrisse nella prima metà degli anni Venti e che - editi per la prima volta in Italia in pieno regime fascista dal cenacolo pisano raccolto attorno alla rivista Nuovi studi di diritto, economia e politica diretta da Arnaldo Volpicelli - vengono ora riproposti con il titolo Due saggi sulla democrazia in difficoltà (Aragno Editore, pagg. XXII-140, euro 13, a cura di Mario G. Losano). Vi è sintetizzata la sua idea di una democrazia fondata sul parlamentarismo e sulla rappresentanza proporzionale: un sistema che postula, attraverso il compromesso e il rispetto reciproco, la collaborazione fra maggioranza e minoranza. Alla base di questa continua ricerca di compromesso c'è un atteggiamento speculativo che rifiuta l'esistenza di ogni «valore assoluto». Non a caso Kelsen afferma: «il relativismo è la premessa filosofica del pensiero democratico». E può aggiungere che la rappresentanza politica è una «finzione» dal momento che la volontà espressa dal parlamento non può mai coincidere con la volontà dell'intera popolazione. Una finzione, per molti versi, necessaria perché non è possibile realizzare pienamente la democrazia diretta di derivazione rousseauviana: quella democrazia diretta che oggi in Italia costituisce il «mantra» dell'universo politico pentastellato. L'elemento di debolezza della concezione di Kelsen sta non tanto nel parlamentarismo in sé quanto nella sua fiducia acritica in un proporzionalismo puro che conduce - lo si vide bene proprio nella esperienza di Weimar - a una frammentazione del quadro politico generale e all'instabilità governativa. Egli stesso se ne dovette ben rendere conto quando si affrontò il problema teorico della crisi del parlamentarismo, ben presto divenuto oggetto degli strali sia del «decisionismo» schmittiano sia di chi a esso proponeva una alternativa di tipo corporativo. E non è certo un caso che egli proponesse rimedi come l'introduzione del referendum o l'abolizione delle immunità dei parlamentari. La verità e che, alla prova della storia, il parlamentarismo puro, basato su una concezione tutta formalistica e positivistica del diritto, si è dimostrato permeabile a degenerazioni di tipo autoritario. Quel che manca alla concezione di Kelsen è proprio quella pulsione e anima liberale che costituisce il connotato irrinunciabile di un'autentica «democrazia liberale» e che, al di là di ogni formalismo giuridico, costituisce un baluardo contro ogni suo possibile stravolgimento.
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Ebook, Fabrizio Carcano scala la classifica di Amazon (Wed, 14 Nov 2018)
Il giallista milanese, già molto letto nel capoluogo lombardo, è da questa mattina in testa alla classifica generale degli ebook più scaricati di Amazon. Nei suoi romanzi esoterismo e religione Nella sua città lo chiamano "il Dan Brown di Milano" ed è in testa alla classifica generale degli ebook più acquistati su Amazon da questa mattina. Il giallista 45enne Fabrizio Carcano, specializzato nella narrazione noir, si sta facendo scoprire ampie fette di pubblico proprio in questi ultimi giorni, tramite gli ebook in formato Kindle. La versione online dei suoi libri cartacei, infatti, sta conquistando diversi lettori sulla piattaforma americana. Il risultato? "Mala Tempora", il romanzo che racconta la vicenda del Mostro della Bagnera, il serial killer milanese ottocentesco, è uscito in formato cartaceo nel 2014. Ma è oggi l'ebook più venduto in assoluto. La diffusione da Nord a Sud Per l'autore, però, si tratta di "un primato temporaneo, perché queste classifiche sono in continuo movimento, bastano un centinaio di copie vendute per scalare posizioni, magari tra qualche ora sarò ventesimo, ma intanto mi godo questa soddisfazione inattesa". Un altro suo ebook, "La Tela dell'Eretico", aveva raggiunto posizioni di vertice su Amazon, risultando il 27esimo più venduto nella prima settimana di novembre. "A Milano", ha spiegato l'autore, "ho sempre avuto un buon seguito di lettori, adesso con gli ebook ho la possibilità di far scoprire i miei libri a un pubblico che va da Bolzano a Trapani". I suoi primati letterari L'anno scorso, Carcano era risultato l'autore più scaricato nel capoluogo lombardo, con il suo ebook "Gli Angeli di Lucifero", con 17mila download in 80 giorni, nell'ambito dell'iniziativa "Milano da Leggere", promossa dal Comune di Milano. La kermesse permetteva ai cittadini di scaricare, gratuitamente, una serie di gialli in metropolitana da alcuni pannelli, collocati nelle varie stazioni. Nei romanzi di Carcano, arte ed esoterismo si rincorrono. E non mancano i riferimenti a Leonardo Da Vinci e alle sue opere. Nelle librerie è in arrivo, in questi giorni, "Il Codice di Giuda", dove alla letteratura si mescolano religione e occulto. Tag:  gialli noir ebook
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"Ho insegnato ai politici come usare le buone maniere" (Wed, 14 Nov 2018)
Vedere in tv il ministro degli Interni senza cravatta e col colletto slacciato che, al Quirinale, dà la mano al Presidente della Repubblica elegante e incravattato, non è un grande spettacolo. Ma c'è di peggio: per esempio, il Presidente della Camera, terza carica dello Stato, che assiste all'esecuzione dell'inno nazionale con la mano in tasca, come se si trovasse alla fermata dell'autobus. Non si tratta soltanto di buona educazione: i comportamenti nelle istituzioni e nei confronti delle istituzioni hanno una rigida grammatica, un codice fatto di rispetto e di sottolineatura di valori che trascendono le persone singole per diventare celebrazione della storia, difesa della democrazia, orgoglio della nazione. Mentre al Senato vige la regola che senza cravatta entrare non si può e gli uscieri di Palazzo Madama, nei loro vestiboli, hanno sempre pronta una cravatta in prestito per chi ne fosse sprovvisto - alla Camera è ammessa la sola giacca ed è semplicemente richiesto un abbigliamento decoroso. L'abito non è soltanto stile, è molto di più. Regole protocollari molto rigide indicano, per esempio, che cosa vada indossato negli incontri ufficiali. Per quelli di rango più elevato, al Quirinale, era richiesto il frac con papillon bianco e decorazioni di grande formato. Pietro Nenni, ministro degli Esteri nell'allora neonata Repubblica, lo indossò controvoglia: «Ho fatto la Resistenza, non pensavo di dovermi vestire da orchestrale», borbottò. Oggi è richiesto lo smoking. Sandro Pertini da presidente si trovò a dover dare l'incarico di formare il governo a Bettino Craxi, il quale, avvertito all'ultimo, si presentò al Quirinale direttamente da un viaggio, così com'era, senza passare a cambiarsi. Indossava una rispettabile giacca blu sopra a un paio di jeans. Pertini lo squadrò in silenzio un paio di volte, dall'alto in basso, e poi esclamò: «Bettino, adesso vai a casa, ti cambi, e poi torni. Vestito così l'incarico io non te lo do». Massimo Sgrelli è stato per 15 anni il direttore del Cerimoniale a Palazzo Chigi, e da quella posizione ha vigilato sulla corretta applicazione delle regole di protocollo da parte di politici e autorità. Ha raccolto in un libro coltissimo e ricco di curiosità il «Galateo istituzionale» (Di Felice editore), titolo accompagnato da un sommario esplicativo: «Quando la forma è sostanza: il comportamento formale nelle istituzioni e nelle aziende». Sgrelli, con altri illustri colleghi, ha fondato l'Accademia del Cerimoniale al servizio di enti pubblici e privati: «Vogliamo andare nelle scuole a spiegare ai ragazzi perché si devono alzare quando entra il professore». Notare la sottigliezza: non l'atto di alzarsi, ma il suo perché. L'Accademia è rivolta anche ad aziende, poiché i comportamenti attengono all'immagine, e l'immagine giusta o sbagliata può favorire o sfavorire gli affari. Oggi le istituzioni rischiano di essere pervase dal populismo. Per esempio, il presidente della Camera che il primo giorno ha raggiunto Montecitorio in autobus per sembrare un cittadino dei tanti, entrato in carica ha dovuto adattarsi all'auto blu e alla scorta. Non si tratta di privilegi o comodità; semplicemente, i valori di un privato sono diversi da quelli di un'autorità istituzionale, a cominciare dalla sicurezza. «Ridicolo osserva Sgrelli vedere Giuseppe Conte arrivare al Quirinale con il taxi scortato dalle auto di servizio. E ancora più ridicolo l'ex sindaco di Roma, Ignazio Marino, quando si recò in visita in Vaticano in bicicletta. La gendarmeria vaticana dovette acquistare apposta due biciclette per le guardie che poi lo scortarono». Il protocollo ha le sue regole ferree, di derivazione militare, a cominciare dai simboli dello Stato che ricorda Sgrelli - sono quattro: la bandiera, l'inno nazionale, il Presidente della Repubblica, il Milite Ignoto. Nelle celebrazioni ufficiali le autorità si danno appuntamento presso quest'ultimo che rappresenta il sacrificio per gli ideali della Patria e per il nostro benessere presente - e svolgono i loro rituali. Quando presidente e bandiera s'incontrano, si inchinano l'uno verso l'altra, reciprocamente. Le altre autorità salutano la bandiera ma non ricevono risposta, perché sono di rango inferiore. Bandiera e Presidente, in virtù della loro rappresentanza suprema, godono anche della tutela della legge penale. Ne sa qualcosa Umberto Bossi, che più volte se l'è presa con il tricolore e che all'allora presidente Napolitano ha dato del «terùn»: condannato. All'Altare della Patria rendono omaggio anche i Capi di Stato e di governo stranieri in visita ufficiale. La prassi vuole che prima dell'inno di Mameli sia eseguito l'inno dell'ospite. Quando si presentò il presidente della Slovacchia, da poco autonoma, la banda suonò per sbaglio l'inno sloveno. Terminata l'esecuzione, l'ospite domandò incuriosito: che cos'era quest'aria orecchiabile? L'addetto militare, fulmineo, rispose: «Una marcia d'accoglienza per i Paesi amici». Sgrelli confida di andare orgoglioso principalmente di due cose, nella sua carriera: «Ho definito l'ordine delle precedenze e ho fatto introdurre la parola emerito per gli ex presidenti della Repubblica». L'ordine delle precedenze è il decreto in base al quale si dispongono le autorità nelle occasioni formali. Il testo in vigore risaliva al 1950, redatto da Giulio Andreotti per il presidente del Consiglio Alcide De Gasperi. «Allora Andreotti si attirò un sacco di malumori, perché nessuno vuol essere preceduto da un altro: e la stessa sorte toccò a me, nel 2006. Fu un minuzioso lavoro d'incastro, ma è sempre impossibile accontentare tutti». E ricorda gli strilli di un ministro come Giovanni Spadolini, irascibile e vanitoso, quando a una cerimonia si vide precedere da un cardinale. «Non fu facile spiegargli che la regola era contenuta nei Patti Lateranensi». La parola emerito ha una piccola storia. «Francesco Cossiga, non più presidente ma sempre mattiniero, mi telefonava spessissimo a ore antelucane insistendo per non essere chiamato ex; diceva che gli dava l'idea del cibo scaduto e mi sollecitava una soluzione. Pensai a lungo e poi gli proposi l'appellativo emerito, che gli piacque. Per rispetto istituzionale mi recai anche dagli altri due presidenti non più in carica. Oscar Luigi Scalfaro apparve del tutto soddisfatto, ma Giovanni Leone assolutamente no: da napoletano sosteneva che emerito precedeva delle parolacce, emerito cretino, emerito imbroglione... Non se ne fece nulla. Riproposi, alla francese, la parola anziano, che Cossiga bocciò subito. Sa come finì? Morì Leone, la parola emerito fu subito adottata e io mi liberai delle telefonate di Cossiga...». Speciale:  Controcorrente focus
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"Non ho potuto fare il pilota ma ho un pezzetto di Gagarin" (Wed, 14 Nov 2018)
È il numero uno della filatelia e del collezionismo in Italia: «Raccogliere oggetti è un bisogno naturale. Sono passato dai francobolli allo spazio» «Guardi questa, è davvero unica. È conosciuta come One Two Three: è un busta inglese del 1841, è affrancata con i primi tre francobolli della storia. La vorrebbero da ogni parte del mondo». Alberto Bolaffi, terza generazione della casa d'aste e di filatelia torinese, passa rapido tra le vetrine dell'archivio storico. «Non mi chieda quale Stato italiano ha introdotto per primo i francobolli, è una questione troppo controversa. Qui però c'è la prima busta partita dall'Italia con regolare affrancatura. È del 1849, è stata spedita da Roma dove erano acquartierati i soldati francesi che avevano occupato la città: uno di loro scrisse in patria e applicò il bollo prescritto dalle autorità di Parigi». La sede della Bolaffi è in un vecchio palazzo in pieno centro, a pochi passi da via Roma e Piazza San Carlo; gli interni sono un'infilata di uffici dominati da massicce scrivanie ottocentesche su cui poggiano i computer. Museo e caveau ospitano un tesoro: ci sono francobolli, come uno dei due esemplari noti del «primo vero francobollo del mondo», il Chalmers del 1838, e poi il disegno della prima emissione ufficiale, il Penny Black del maggio 1840. Ma c'è anche altro: una splendida raccolta di tavolette babilonesi; lettere autografe di re inglesi: Giovanni Senza Terra, Enrico VIII, Elisabetta I; la prima lettera indirizzata dalle Americhe a un privato, del 1512; fino al telegramma mandato da Nikita Kruscev a Yuri Gagarin al termine del suo viaggio intorno alla terra: «L'ho comprato io stesso dalla vedova. Siamo stati noi in Bolaffi i primi a occuparci di collezionismo spaziale». Il filo conduttore dell'intero percorso è uno solo: la parola scritta. E nel nome della parola la collezione comprende una pagina della Bibbia di Gutenberg, le due prime edizioni del Capitale di Marx, in tedesco e in francese, la bozza della Teoria della relatività di Albert Einstein, con le correzioni a matita dell'autore. «Mi sono inventato un termine», spiega Bolaffi. «Filografia, lo studio e il commercio di ogni tipo di oggetto che riguarda, appunto, il tema della scrittura. Io stesso ho iniziato a farne una collezione. Tutto partendo dal francobollo, che ha rappresentato in questo campo una svolta decisiva». Che cosa intende? «È stato il francobollo che ha permesso di divulgare e di far circolare in modo facile la scrittura». E voi di francobolli vi occupate da generazioni. «Sì, anche se il primo commercio di famiglia è stato un altro. Il padre del mio bisnonno paterno, che era di una vecchia famiglia ebrea espulsa dalla Spagna ai tempi di Isabella la Cattolica e poi trasferita a Gibilterra, vendeva piume di struzzo. Un oggetto esotico e molto importante per l'abbigliamento delle donne eleganti dell'epoca, servivano per i cappellini i ventagli. Suo figlio, per la disperazione dei suoi, preferì occuparsi invece di teatro, come impresario. E visto lo stile di vita, affidò mio nonno Alberto, di cui porto il nome, a due zie ungheresi. Che da Livorno, dove il nonno era nato, si trasferirono a Torino». E qui ricomincia la storia commerciale della famiglia. «Sì, prima con il nonno e con mio padre Giulio. Io sono nato nel 1936, frutto dell'incrocio tra il ghetto e la solida borghesia piemontese». Cioè? «Lo dico in senso figurato, nel senso che in Piemonte di ghetti non ce n'erano. Ma l'ebraismo del ramo paterno si è incrociato con il cattolicesimo di quello materno. Mio padre, era appassionato, come me, di equitazione; si ruppe un braccio cadendo da cavallo e in convalescenza andò alle Terme ad Acqui. Qui incontrò mia madre, erede di una famiglia di fabbri della zona di Alessandria, che si erano poi specializzati nel costruire orologi da campanile ed erano diventati piccoli industriali, sviluppando durante la Prima guerra mondiale la prima rudimentale tecnologia per le bombe da aereo. Eravamo a metà tra due mondi ma alla nostra nascita papà insistette perché io e mia sorella ricevessimo un'educazione ebraica». Praticamente subito arrivarono le leggi razziali. «Non solo. Mia madre, una donna bellissima, era però debole di costituzione. Le venne la tisi, si trasferì a Bormio in un sanatorio, dove poi è morta durante la guerra, quando aveva solo 37 anni. Noi siamo stati affidati per anni a balie e istitutrici. Dopo il 1943 mio padre, che a suo tempo era stato nei Guf, i gruppi universitari fascisti, salì in montagna in Val Di Susa e divenne comandante di una brigata partigiana di Giustizia e libertà». E voi? «Noi fummo affidati a un'istitutrice, ebrea, che portò in montagna anche noi, in val di Lanzo, dove sopravvivemmo tra mille ristrettezze fino alla fine della guerra. Almeno in un caso ci andò davvero bene: nella baita dove vivevamo entrò un ufficiale delle camicie nere, impegnato in qualche rastrellamento. Ci chiese chi eravamo e quando gli dicemmo che eravamo sfollati finse di crederci e se ne andò». E alla fine della guerra lei torna torinese. «Nemmeno per sogno. Ero senza madre, in una famiglia borghese di allora. Fui spedito in un collegio in Svizzera, i primi tempi vicino a Losanna. Anni durissimi, di quelli che ti uccidono o ti rendono forte. I bambini sanno essere crudeli e io ero «lo sporco italiano» o «lo sporco ebreo»: ne ho prese tante e tante restituite. Ero arrivato in Svizzera senza sapere una parola di francese, tornai dopo la maturità, avendo dimenticato l'italiano, visto che anche d'estate in Italia ci stavo pochissimo». Quando entrò nell'azienda di famiglia? «Finito il liceo, di nuovo stabilmente a Torino, mi iscrissi e Economia e Commercio, che poi dopo un po' di esami non ho finito, ma la mia passione di allora erano gli aerei, negli anni del collegio leggevo e seguivo le gesta dei piloti francesi e inglesi dirante la guerra. Feci il concorso come ufficiale dell'aviazione militare e lo vinsi, se non ricordo male settantacinquesimo su 120. Avevo già in mano il biglietto per Lecce, dove dovevo fare l'addestramento. In quel momento se ne andò una delle persone che guidava l'azienda con mio padre e lui mi chiese di rimanere. Alla fine non sono più partito». E sua sorella? Si è occupata anche lei di francobolli? «No, lei, che ha un paio d'anni più di me, dopo la laurea si è dedicata alla psicologia e alla psichiatria». Da quando lei è entrato in Bolaffi come è cambiata la vostra attività? «Con mio padre ci occupavamo di francobolli, monete e poco altro, per esempio le figurine Liebig. Due o tre impiegati e si curavano i rapporti con pochi grandi mercanti o collezionisti. I tempi sono cambiati e ho puntato su una rete più ampia di distribuzione, attraverso negozi e agenti, ma la spina dorsale sono sempre stati i francobolli, anche per rispetto della tradizione. Poi ho allargato il raggio d'azione. A francobolli e monete si sono aggiunte le vendite per corrispondenza; le aste, che operano in ogni campo del mondo dell'antiquariato. Produciamo album e accessori per la filatelia; pubblichiamo i cataloghi e molte pubblicazioni dedicate al collezionismo. Commerciamo anche in metalli preziosi, la Banca d'Italia ci ha autorizzato a vendere lingotti d'oro a marchio Bolaffi». Il collezionismo è una delle irresistibili passioni umane. Perché, secondo lei, si colleziona? «Siamo tutti collezionisti, o criptocollezionisti. E collezionare è il frutto della nostra evoluzione. Tutti gli animali guardano, raccolgono e conservano, ma solo noi strumentalizziamo, decidiamo di essere collezionisti, di essere i Pollicini della nostra vita. E io dico che dovremmo collezionare di più, dovremmo imparare a collezionare le persone che abbiamo incontrato, anche quelle che non ci hanno fatto del bene. È un modo di amarle e una manifestazione di quella che chiamo antropofilia, di amore, appunto, per l'uomo». Le però, in passato non si è occupato solo di collezionismo. «Visto che i cataloghi dei settori di cui mi occupavo funzionavano, ho incominciato a occuparmi di cataloghi in altri settori: arte ma anche antiquariato, vini, automobili. Poi anche di riviste dedicate al tempo libero. Sono stato il primo, visto che allora c'era solo il periodico del Touring Club. Ero socio della Mondadori quando c'era ancora il fondatore Arnoldo. Ma suo figlio Giorgio e il genero Mario Formenton non facevano altro che litigare. Così, prima ho riacquistato tutte le quote, e poi, quando Giorgio si è messo in proprio, le ho rivendute a lui che ne ha fatto il primo nucleo della società oggi passata a Urbano Cairo». E adesso che progetti ha per Bolaffi? «Adesso ci pensa mio figlio maggiore, dell'azienda si occupa lui, ormai siamo alla quarta generazione. Di figli ne ho due: il primo Giulio Filippo, si è laureato in Italia, ha preso un Master in America ed ora guida tutte le attività operative. Il secondo, Nicola Alberto, è stato un fortissimo giocatore di tennis, e dopo la laurea si è dedicato alla pittura e alla narrativa». E lei fa il pensionato? «Diciamo che io adesso preferisco dedicarmi alle mie idee scellerate». Scellerate? «Lo dico in modo ironico. Tenga presente che io ho un motto: è tutta la vita che cerco di prendermi sul serio ma non mi sono mai raggiunto. Dico scellerate perché descrivono l'uomo come un errore dell'ecologia». Che cosa intende? «Diciamo che partendo dal collezionismo, dopo aver catalogato francobolli, monete e oggetti d'arte ho incominciato a pensare all'uomo e a catalogare anche la natura umana. E ho iniziato a riassumere questa riflessione con un termine, zoosociologia, al quale ho dedicato diversi libri». Zoosociologia? Che cosa vuol dire? «La zoosociologia considera l'uomo per quello che è, un animale, un mammifero che discende da altre specie di primati. Io però vado oltre la distinzione tra creazionisti ed evoluzionisti. Perché anche in chiave evoluzionistica si può ipotizzare un intervento divino, un intervento creatore che dà il via all'evoluzione». E invece? «Il mio ultimo libro, che sta per uscire, si intitola Adamo ed Eva non previsti da Dio. E proprio questo voglio dire: non siamo figli prediletti, ma frutto del caso, di un salto imprevedibile. L'origine dell'uomo è legata a un'anomalia cerebrale, io lo chiamo anomalismo, che in altre circostanze avrebbe potuto portare alla sua estinzione e che invece ci ha portato ad avere un cervello accumulativo rispetto a quello conduttivo degli altri animali». Che differenza c'è? «Il cervello conduttivo è alimentato dall'istinto e risponde alle sollecitazioni necessarie alla sopravvivenza, a difendersi, nutrirsi, moltiplicarsi. Quello dell'uomo consente di accumulare, costruire e diversificare esperienze e conoscenze. È questa la caratteristica dell'animale privo di peli, come diceva Desmond Morris. Il cervello conduttivo garantisce una vita in armonia con l'eco-sistema, il cervello accumulativo sfida questo sistema e arriva a superarne i confini con l'intelligenza artificiale. Guardi alla data chiave del 1967». Che cosa è successo nel 1967? «Il primo trapianto di cuore. Ricorderà Chris Barnard. È quella la svolta fondamentale: l'inizio e lo sviluppo della bioingegneria ha creato e approfondito la separazione tra noi e il resto della natura». Una visione all'apparenza lontanissima da ogni religione... «In realtà io penso che le religioni siano le più alte accademie morali che abbiamo. Gli uomini religiosi sono i migliori, non c'è dubbio. E io personalmente faccio l'ebreo». Una contraddizione, almeno apparente... «Guardi, faccio l'ebreo per due ragioni. La prima è la passione per collezionismo antiquario, visto che è la più antica religione monoteista. E poi come reazione all'antisemitismo imperante». Speciale:  Controcorrente focus
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Più giornate gratis e meno vincoli Bonisoli cambia idea e apre i musei (Wed, 14 Nov 2018)
 Il "sì" deciso Il "sì" con riserva Il ministro annuncia 20 ingressi gratuiti nel corso del 2019. E tariffe per i giovani Retromarcia del ministro Bonisoli e buon museo a tutti. «L'anno prossimo le giornate gratuite per i musei aumenteranno: si passerà a venti giornate gratuite e saranno distribuite in modo diverso rispetto al passato». Così il titolare del Mibac ha risposto - ieri a margine dell'inaugurazione dell'anno accademico delle Scuole Civiche Milanesi - a chi chiedeva aggiornamenti sulla programmazione delle domeniche gratis nei musei statali. L'idea di Bonisoli è quella «di introdurre dei criteri di gestione nei musei e non di propaganda politica: questo significa che alcune giornate verranno decise a livello nazionale, ad esempio la settimana che si conclude con il 10 marzo in tutti i musei statali sarà gratuita, dal martedì alla domenica. Alcune domeniche del mese rimarranno gratuite da ottobre a marzo». Le altre giornate di ingresso libero, invece, «saranno a disposizione dei singoli direttori». Quindi se - ha chiosato a esempio il ministro - la Pinacoteca di Brera «vuole mantenere la prima domenica del mese gratuita d'estate io sono contento, e avrà due giornate in più da mettere dove vuole». Se invece un museo pensa di avere «troppi visitatori che arrivano durante la domenica gratuita, come il Colosseo, potrà mettere un'entrata gratuita magari in una fascia pomeridiana per gestire meglio i flussi». Un bonus anche per i giovani: «Dal prossimo anno i ragazzi dai 18 ai 25 anni entreranno a 2 euro perché vogliamo incentivare e creare l'abitudine di andare al museo nei ragazzi che non hanno grandi mezzi economici, perché vedere una parte del nostro grande patrimonio culturale può aiutarli a crescere», ha concluso il ministro. Ma questa è una modifica più marginale perché in tutti i monumenti statali, gli under 18 italiani, e di paesi appartenenti all'Ue, entrano già gratuitamente. Così come gli studenti delle facoltà umanistiche, italiane ed europee. Insomma un cambio di indirizzo netto rispetto a quanto il ministro aveva annunciato a luglio, ovvero l'abolizione delle domeniche gratis. Annuncio che aveva provocato forti polemiche. Bonisoli aveva spiegato in quella occasione che le domeniche gratis erano state una bella iniziativa promozionale ma: «Se uno pensa di pagare una cosa e improvvisamente diventa gratis sembra un po' una fregatura: portare avanti questo progetto ben oltre il periodo per cui era stato pensato non va bene». Erano intervenuti opponendosi alla modifica sia Dario Franceschini, il padre delle domeniche gratis, sia altri esponenti politici come Maria Stella Gelmini: «Trovo profondamente sbagliata l'idea: non vorremmo che il governo del no alla Tav, all'Ilva e alle grandi opere, diventi anche il governo del no alla cultura». Nel corso dei mesi le posizioni del ministro si sono ammorbidite sino alla svolta di ieri, che cerca di tenere assieme le giornate gratis e le esigenze dei musei. Bisognerà vedere, dopo i vari annunci, come saranno i provvedimenti esecutivi per mettere in pratica il progetto.
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È un inizio, devono essere sempre «free» (Wed, 14 Nov 2018)
Contraddicendo le prefiche che piangono in anticipo, spesso sbagliando funerale, il ministro Alberto Bonisoli raddoppia di fatto le cosiddette «domeniche gratuite» nei musei di Stato. Un provvedimento positivo, ma che purtroppo è in linea con le politiche precedenti (vedi Franceschini), per le quali da un lato si evoca l'importanza del nostro patrimonio culturale per lo sviluppo civile e democratico della società; dall'altro si vuole lucrare e dunque si pongono barriere economiche alla partecipazione pubblica. In questi anni, ministro dopo ministro abbiamo assistito alla solita ridda delle cifre, e con trucchetti, assestamenti contabili, tanta enfasi ci hanno mostrato un ipotetico aumento del numero dei visitatori e degli incassi che restano però sempre miseri (tutti i musei fanno meno del Louvre). Quello di Bonisoli ci pare dunque un tentativo ancora molto timido sulla via giusta, che invece è quella della gratuità di tutti i musei di Stato. Innanzitutto, perché il patrimonio che è un giacimento di senso e un fattore identitario lo abbiamo già ereditato, come dice la parola, ed è giusto che venga reso disponibile, nel modo più ampio, a tutti e senza costi. I musei di Stato dovrebbero essere come le scuole dell'obbligo, dove uno va perfino per scaldare il banco, convinti come siamo che la bellezza conservata in essi sia il detonatore della nostra creatività, il vero plus competitivo di noi italiani nel mercato globalizzato. Certo, verrebbero meno circa 170 milioni l'anno (cifra modesta, se si pensa che il governo ha speso decine di miliardi per i crack delle banche), ma probabilmente raddoppierebbero i visitatori che oggi sono 45 milioni, e in prospettiva aumenterebbe il pil prodotto dalla filiera culturale (90 miliardi) e il numero di occupati (circa il 6,6 per cento dei lavoratori italiani).
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Autonomia e ricerca di un nuovo pubblico (Wed, 14 Nov 2018)
Non tutti i musei sono uguali. E tutti sorgono in luoghi e contesti differenti. Un conto sono le grandi città, un altro i piccoli centri e le provincie. Logico che si vada almeno parzialmente verso scelte autonome che sappiano valutare opportunità, economie, flussi turistici. Rispetto alla gratuità ogni prima domenica del mese stabilita dall'ex ministro Dario Franceschini, il neo titolare della Cultura Alberto Bonisoli cambia strada verso una maggiore elasticità, il che potrebbe consentire un numero maggiore di giornate gratis: 20 l'anno invece che 12, ma ciascun museo potrà scegliere quali, ferme restando quelle decise a livello nazionale, come nella settimana che si chiude il 10 marzo. Più sconti anche per gli under 25, che pagheranno solo 2 euro come in altri Paesi europei. Già lo scorso agosto Bonisoli accennò che le domeniche gratis non fossero una grande idea, poiché è dimostrato che nei week end mostre e collezioni incassano di più. Un'abitudine che andava cambiata, per incoraggiare cittadini e turisti a vivere i luoghi d'arte anche nei giorni feriali. Per un ministro talora chiacchierato a causa di uscite discutibili - tipo abolire l'insegnamento di storia dell'arte - questo sembra invece un percorso da seguire con attenzione e da condividere. Innanzitutto evita il fastidioso centralismo spesso arduo da applicare. Facilita l'autonomia di ciascun ente, a partire dalle strategie pubblicitarie e comunicative, può mettere in rete diversi soggetti attivi sul medesimo territorio favorendo sinergie e politiche comuni. Che i giovani paghino meno è importante, per intercettare nuovo pubblico di cui i musei necessitano. Poi c'è chi troverà il modo di polemizzare, ma questo non è il caso. A differenza di altri componenti la compagine governativa, Bonisoli ha delle idee. Ora andranno applicate per capire cosa funziona e cosa no.
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© Dott. Giulio Perrotta (2012)