Dott. Giulio Perrotta
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LA "RASSEGNA STAMPA QUOTIDIANA" (XVII PARTE)

Tutte le notizie dal sito di "BeppeGrillo.it" in tema di politica, giustizia, economia, cultura e costume

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Blog di Beppe Grillo

L'Italia è il Paese con più poveri in Europa (Tue, 12 Dec 2017)
poveringaa.jpg L'Italia è il Paese che ha più poveri in Europa. Sono loro quelli ad avere maggiori difficoltà a far fronte a spese impreviste, a garantire che la propria casa sia sempre adeguatamente riscaldata, a far sì di avere almeno due paia di scarpe (estive e invernali), o ancora evitare di finire in arretrato con l’affitto o sostituire abiti lisi con capi più nuovi. Tutti indici di quelle che vengono definite «privazioni sociali e materiali», ma che al netto di espressioni politicamente corrette rilevano il grado di povertà delle famiglie. A livello europeo e nazionale il fenomeno si sta riducendo, ma nell’Ue ci sono ancora 78,5 milioni di persone che vivono stentatamente, e più di dieci milioni di loro sono italiani. I dati Eurostat diffusi oggi e relativi al 2016 indicano il tasso di privazioni sociali e sociali. Cifre percentuali che lette così come presentate vedrebbero l’Italia undicesima in questa graduatoria. Romania (49,7%) e Bulgaria (47,9%) sono gli Stati membri in condizioni più problematiche, dove praticamente una persona su due ha difficoltà economiche. Ma in termini assoluti, il 17,2% italiano indica più di 10,4 milioni di persone (10.457.600) alle prese coi sintomi di povertà. Letti in quest’altro modo i numeri mostrano un’altra Europa, con l’Italia, sempre pronta a rivendicare la sua grandezze economica, a fare più fatica di tutti. Gli italiani soffrono anche più dei romeni (9,8 milioni) che pure in termini percentuali si trovano davanti a tutti quanto a privazioni. Salta all’occhio, in questa classifica, anche il dato francese. I cittadini d’oltralpe sono i terzi più in difficoltà a livello Ue (8,4 milioni, dietro Italia e Romania). Dati alla mano non c’è da stare allegri, ma ci sono comunque motivi per guardare la situazione con spirito ottimistico. La buona notizia è che tutto questo, seppure a fatica, si sta invertendo. A livello europeo il tasso di persone con privazioni sociali e materiali si sta riducendo, e questo vale anche per l’Italia. Tra il 2015 e il 2016 si sono contati nel territorio dell’Unione europea circa 8,9 milioni di persone con difficoltà economiche in meno. Nello Stivale l’indice si è contratto del 4,4%, un dato che si traduce in 2,6 milioni in meno di cittadini alle prese con ristrettezze economiche. Un segnale che mostra come la ripresina per qualcuno c’è stata, ma che per qualcun altro deve ancora arrivare. fonte: La Stampa Leggi e commenta il post su www.beppegrillo.it
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L'Europa dell'austerità non funziona (Tue, 12 Dec 2017)
austemaa.jpg di Carlo Sibilia Il rapporto sulla finanza locale del settembre 2017 di Cassa depositi e prestiti (Cdp) è una bocciatura definitiva per l’Europa dell’austerità. L’applicazione ottusa del Patto di Stabilità agli enti locali, infatti, più che contenere gli sprechi ha finito con l'impedire alle amministrazioni virtuose di realizzare quegli investimenti necessari a fornire una migliore qualità dei servizi al cittadino. Nello studio si legge che "gli investimenti pubblici - in particolare quelli degli Enti Locali - sono essenziali per dare un nuovo impulso alla ripresa. Una maggiore flessibilità di bilancio sarebbe dunque auspicabile.” La Cdp ci dice chiaramente che “se fosse stato permesso agli enti locali di spendere il surplus primario accumulato in nuovi investimenti, il rapporto debito/Pil si sarebbe potuto ridurre di circa 4 punti percentuali al 2016”. Invece gli ultimi governi hanno usato gli enti locali per ripianare il debito obbligandoli ad una contribuzione del 27,5% ai fini del raggiungimento del saldo primario nazionale anche se questi stessi enti rappresentano solo il 4% del debito pubblico complessivo. Come dire: "Comuni stringete la cinghia... mentre Palazzo Chigi ingrassa”. Dare respiro agli enti locali è diventata una necessità primaria per il Paese. Ecco perché abbiamo pensato ad una misura per “agevolare l'economia locale, il senso di comunità, il supporto alle famiglie e lo sviluppo della solidarietà reciproca”. In termini tecnici, vogliamo dare agli enti locali “la facoltà di integrare nei propri bilanci abbuoni passivi e attivi rappresentati da buoni locali emessi da associazioni senza scopo di lucro anche tramite l'utilizzo della tecnologia blockchain. L'accettazione da parte dell'ente locale potrà avvenire per una percentuale da definire ogni anno per tasse, tariffe e tributi locali, di servizi a domanda individuale, di canoni per utilizzazione del patrimonio comunale e di ogni altro servizio a pagamento che il Comune potrà definire all’interno della propria autonomia gestionale e finanziaria. Gli enti locali potranno utilizzare i buoni in loro possesso per ogni attività che riterranno idonea”. Tradotto: associazioni senza scopo di lucro possono emettere una moneta parallela (sotto forma di buoni) che faciliti gli scambi locali e i consumi. Una moneta il cui valore è garantito dal fatto che può essere scontata da cittadini e imprese al momento del pagamento di tasse, tributi, imposte locali o altri pagamenti che il Comune specificherà tramite apposito regolamento, il quale deve essere sottoposto anche alla Corte dei Conti per tutelare l’equilibrio di bilancio dell’ente stesso. La scommessa virtuosa consiste nel fatto che la "moneta parallela", ampliando gli scambi, produrrà maggiori possibilità e nuova occupazione garantendo all’ente locale maggiori entrate rispetto allo scenario precedente. La nostra proposta può essere votata da subito perché verrà proposta come emendamento alla legge di bilancio in discussione alla Camera. Resta disponibile sul portale Rousseau LEX parlamento dove potete fornire tutte i vostri suggerimenti, come sempre. L’ulteriore novità è che, con la nostra proposta, per la prima volta si prevede l'utilizzo di una tecnologia emergente dalle mille applicazioni: la blockchain. Blockchain è un nuovo paradigma destinato a rivoluzionare profondamente il sistema economico e non solo, modificando alla base i concetti di transazione, proprietà e fiducia. Qualcuno la definisce come un registro transnazionale sicuro, condiviso da tutte le parti che operano all’interno di una data rete distribuita di computer. Registra e archivia tutte le transazioni che avvengono all’interno della rete con lo scopo di eliminare di fatto la necessità di terze parti “fidate”. Si tratta di un “server distribuito”, dove ogni snodo di rete ha un ruolo nella verifica delle informazioni, inviandole al successivo in una catena composta da blocchi, da cui il termine ‘blockchain’ che letteralmente significa ‘catena di blocchi’. La blockchain è un nuovo modo di interpretare il grande tema della decentralizzazione e della partecipazione, della sicurezza e dell’immutabilità del dato. Una nuova Internet, la cosiddetta Internet del Valore. Utilizzare questa tecnologia in questo caso significherebbe avere un controllo di trasparenza già all’atto di emissione dei buoni locali cancellando il tema della potenziale falsificazione, facilitando (o addirittura sostituendo) il lavoro di enti terzi preposti al controllo. Così la politica riduce la sua influenza non essendo più proprietaria in esclusiva del database, delle informazioni, che vengono invece condivise con tutti. Si limitano cioè potenziali occasioni di manipolazione e corruzione. Del resto già altri paesi europei, uno su tutti l'Estonia, stanno attingendo a piene mani dalla blockchain ottenendo risultati strabilianti. L'Italia a 5 stelle non deve restare indietro, sarà un'Italia di opportunità. Leggi e commenta il post su www.beppegrillo.it
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A Natale lavori il Parlamento, non le famiglie (Tue, 12 Dec 2017)
domenabapmnduj.jpg di Michele Dell'Orco Saranno molti i lavoratori, spesso genitori con figli piccoli, a passare Natale, Santo Stefano e l’Epifania, sul posto di lavoro, magari dentro ad un centro commerciale, invece che in famiglia e con i loro bambini. Questo segno di inciviltà si ripete purtroppo tutte le feste e tutte le domeniche da quando il professor Monti, pensando di far bene all’economia, ha liberalizzato selvaggiamente gli orari commerciali, portando le aperture dei negozi a 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, feste incluse. Le liberalizzazioni, ormai lo sappiamo, complessivamente non hanno portato i benefici economici sperati, la crisi del commercio è ancora forte, eppure quella legge è ancora lì a far danni. Nel 2015 la Corte di Cassazione ha ribadito che il lavoro festivo non può essere un obbligo, tuttavia sappiamo bene che il lavoratore è la parte debole e spesso non si trova nelle condizioni di poter dire no. L’assurdità delle liberalizzazioni di Monti risulta inoltre evidente se pensiamo che mentre centri commerciali e i negozi sono sempre aperti, il medico di base è obbligato a svolgere il suo servizio solo 5 giorni a settimana costringendoci ad affollare i pronto soccorso nei week-end. Per non parlare del Parlamento, con tutte le criticità italiane da gestire e leggi urgenti da approvare è attivo solo 5 giorni a settimana e si prende i suoi lunghi periodi di riposo festivo. Il Parlamento potrebbe approvare la legge sui vitalizi, anziché andare in vacanza, giusto per fare un esempio. Ad inizio legislatura, il MoVimento 5 Stelle aveva presentato in Parlamento una legge sugli orari commerciali a mia prima firma per tentare di mettere le cose a posto e riportare il nostro Paese sulla retta via. Il nostro testo originario puntava all’abrogazione delle liberalizzazioni di Monti e lasciava anche la possibilità per i commercianti, in caso lo ritenessero conveniente, di organizzarsi per delle aperture domenicali studiate sulla base di rotazioni che non avrebbero pesato troppo sui lavoratori e nel contempo avrebbero potuto soddisfare anche l’esigenza domenicale di alcuni consumatori. Dopo un percorso faticoso di oltre un anno e tante battaglie in aula e in commissione la proposta è stata approvata alla Camera in un testo unico. Il testo approvato all'unanimità alla Camera non abolisce le liberalizzazioni, ma contiene alcune importanti misure per il piccolo commerciante in crisi. Viene sancito il principio che gli orari sono da regolare prevedendo almeno 6 chiusure festive obbligatorie su 12 festività individuate. Viene inoltre istituito un Fondo in favore delle microimprese: 90 milioni di euro in un quinquennio, utilizzabili per spese sostenute per l’ampliamento dell’attività, per la dotazione di strumentazioni nuove, comprese quelle necessarie per i pagamenti tramite moneta elettronica, e di sistemi di sicurezza innovativi, nonché per l’accrescimento dell’efficienza energetica. Una parte del fondo poi potrà essere utilizzata anche per l’erogazione di contributi integrativi per il pagamento dei canoni di locazione dovuti ai proprietari degli immobili, di proprietà sia pubblica sia privata, e di contributi per l’acquisizione di servizi. Ora il testo è in discussione al Senato e sembrerebbe dar fastidio alle lobby della grande distribuzione del commercio che, con la complicità di Scelta Civica, Pd e Forza Italia tengono il testo bloccato dal 26 settembre 2014 con l’intento di affossare la proposta. Approvare la legge prima della fine legislatura si può, anche perché è giusto che il Parlamento lavori anche a Natale approvando leggi che dimostrano una concreta vicinanza della politica ai cittadini: stop aperture indiscriminati nei festivi e abolizione dei vitalizi. Sarebbe il miglior regalo di Natale possibile per tutti gli italiani. Leggi e commenta il post su www.beppegrillo.it
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Approvata la lista nera dei paradisi fiscali: mancano Lussemburgo, Olanda, Malta e Irlanda (Tue, 12 Dec 2017)
bandinaieba.jpg di Marco Valli, Efdd - MoVimento 5 Stelle Europa Tutto cambia per non cambiare nulla. Gli scandali LuxLeaks, Panama e Paradise Papers non hanno insegnato nulla e i Ministri delle Finanze dell'Unione europea - riuniti in sede Ecofin - hanno inserito 17 Paesi nella lista nera dei paradisi fiscali. È la montagna che partorisce il topolino. Per combattere l'elusione e l'evasione fiscale nel mondo ci vuole ben altro. La nostra proposta è semplice: la lista nera delle giurisdizioni non collaborative non deve essere limitata a paesi terzi e deve includere anche gli Stati dell'UE che costituiscono una minaccia per elusione e evasione fiscale, altrimenti questa nuova lista non può essere credibile, legittima, e nemmeno efficace. Alcuni Stati membri dell'UE sono stati al centro di tutti i recenti scandali fiscali ed è scandaloso che vengano esclusi a priori dalla lista per convenienza politica! E invece l'Ecofin ha inserito solo Tunisia, Corea del Sud, Emirati Arabi Uniti, American Samoa, Bahrain, Barbados, Grenada, Guam, Macao, Isole Marshall, Mongolia, Namibia, Palau, Panama, Saint Lucia, Samoa, Trinidad e Tobago. L'ultimo rapporto Oxfam è chiaro: "il rapporto evidenzia anche come quattro Paesi dell'UE finirebbero sulla blacklist se l'UE estendesse la valutazione anche ai propri membri. I criteri scelti dall'UE non sono adatti a intercettare tutti i paradisi fiscali, ma costituiscono un passo nella giusta direzione. Una lista obiettiva assieme a contromisure efficaci potrebbe essere di grande rilievo per porre fine all'era dei paradisi fiscali". Questi quattro Paesi sono: Irlanda, Lussemburgo, Malta e Paesi Bassi. I paesi cosiddetti "virtuosi" di Juncker e Dijsselbloem (Lussemburgo e Olanda) dovrebbero essere obbligati a fare delle "riforme urgenti" per non danneggiare gli altri Stati membri. Inoltre nei giorni scorsi Apple ha trovato un accordo con l'Irlanda sui 13 miliardi di tasse non pagate dalla vendita dei suoi prodotti in Europa. La normativa europea sugli aiuti di Stato applicata dalla Commissione obbliga Apple a ripagare le tasse non pagate all'Irlanda, peccato che Apple abbia eluso anche in Italia e altri Paesi che hanno, dunque, solo da perderci. Queste pratiche devono finire. Per questo è importante approvare subito le nostre proposte contro la grande elusione. Bisogna quanto prima porre fine ai paradisi fiscali per ridurre le disuguaglianze fuori e dentro l'Europa. Il governo italiano con Padoan sta chiedendo a gran voce una lista di paradisi fiscali più completi, ma perché non chiede di inserire anche i 4 Paesi europei citati nel report Oxfam? Leggi e commenta il post su www.beppegrillo.it
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Senatori, bugie e vitalizi (Tue, 12 Dec 2017)
dibadimaabbra.jpeg di Alessandro Di Battista Paese strano il nostro. Ci si scandalizza più per il turpiloquio che per i diritti negati o per i soldi rubati. A questo punto vi domando: ma sulla storia dell'abolizione dei vitalizi non vi sentite presi per il culo? La legge che li taglia è passata alla Camera. Quel giorno i parlamentari del MoVimento 5 Stelle hanno esultato mentre quelli del Pd avevano le facce da funerale di Lenin. Tuttavia sono andati in TV questi osceni ipocriti dicendo "abbiamo abolito i vitalizi, il MoVimento urla mentre noi pensiamo all'Italia". Oggi, per l'ennesima volta, hanno affossato il taglio dei vitalizi e la legge è bloccata al Senato. Ma presto si andrà al voto. Io mi auguro che le ipocrisie e le prese per il culo sistematiche vengano punite alle prossime elezioni. Il MoVimento taglierà i vitalizi. Nessuno di noi li prende e sarà una gioia direi fisica eliminarli del tutto! Leggi e commenta il post su www.beppegrillo.it
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L'ultima follia del centrodestra: sta contro i piccoli commercianti e le famiglie (Mon, 11 Dec 2017)
solondsbandima.jpg di Luigi Di Maio Il MoVimento 5 Stelle ha presentato una proposta di legge che punta a dare anche ai negozianti la possibilità di godersi un giorno di festa, senza che questo incida negativamente sui consumi e sull’economia. Bene i consumi, bene gli acquisti, bene l’economia che prospera grazie a questo, ma facciamo in modo che anche chi lavora in questo settore possa godersi la propria famiglia e i propri affetti. È una proposta pensata per le famiglie, non di certo per penalizzare l’economia. Eppure Il Giornale, punto di riferimento di quel centro destra berlusconiano che almeno a parole dice di avere a cuore la famiglia, mi accusa di essere folle (http://www.ilgiornale.it/news/politica/lultima-follia-maio-negozi-chiusi-nei-festivi-1472760.html), come se volessi chiudere tutti i negozi in tutti i giorni di festa. La proposta invece, a prima firma Dell’Orco, è semplice e ricalca ciò che accade anche negli altri Paesi europei, dove non esiste che i negozi debbano rimanere sempre aperti: prevede sei giorni di chiusura degli esercizi commerciali nel lotto dei dodici festivi comandati. È una misura che permette anche a chi ha un negozio e lavora nel commercio di poter passare le feste insieme alla propria famiglia, di godersi un Natale o una Pasqua insieme ai propri figli, senza che i consumi ne risentano. Non è un caso che anche la Conferenza episcopale italiana, davvero attenta alle esigenze della famiglia, sostenga questa nostra proposta. Il Giornale, punto di riferimento del centro destra berlusconiano, evidentemente non ha a cuore la famiglia, ma nemmeno i nostri commercianti, medi e piccoli, che a gran voce ci chiedono di abolire le sciagurate liberalizzazioni di Monti. L’assenza di chiusure obbligatorie per i negozi, infatti, è un favore solo alla grande distribuzione, ai mega centri commerciali che sono responsabili della scomparsa e del fallimento dei piccoli negozi che prima animavano le nostre città e i nostri borghi. Preferiamo un negozio che abbassa la saracinesca per sempre perché è stato ammazzato dalla concorrenza selvaggia o un negozio che rimane in vita e chiude una domenica per permettere ai propri dipendenti di riposare e stare in famiglia? Io non ho dubbi sulla risposta, così come non ho dubbi sull’idea di Paese che vogliamo realizzare e credo che questo sia un tema sacrosanto su cui è giusto porre attenzione perché in ballo c’è la qualità della vita di centinaia di migliaia di persone. Per questo cominciamo con l’approvare la proposta Dell’Orco, che crea anche un fondo ad hoc per i piccoli negozianti, e poi lavoriamo per arrivare alla chiusura almeno di tutti e 12 i giorni di festa. Io sono certo che molti italiani ne sarebbero felici. Leggi e commenta il post su www.beppegrillo.it
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La trasparenza del sistema editoriale italiano (Mon, 11 Dec 2017)
di Ruben Razzante, professore di Diritto dell'informazione Il principio della trasparenza è un principio largamente assente nel mondo dell'editoria italiana. Si parla da sempre della mancanza di editori puri, cioè di soggetti che vivono di informazione, che studiano i modelli di business dell'informazione in altri Stati e cercano di riprodurli in Italia cercando di guadagnare con i mezzi di informazione, quindi senza coltivare interessi extra editoriali. Queste figure di editori puri in Italia sono pressoché assenti, perché gli editori hanno storicamente utilizzato il mondo dell'informazione per perseguire altre finalità. Avevano altri business, avevano altre aziende in altri settori (bancario, assicurativo, edile), poi anche in quello politico. E quindi hanno utilizzato questi mezzi di informazione anche per perseguire obiettivi su altri tavoli. Questo inevitabilmente ha tolto obiettività all'informazione, ha tolto anche trasparenza perché non sempre i contenuti prodotti da questi giornali e poi anche dai mezzi radiotelevisivi, soprattutto dagli anni 90 in poi, riflettono principi di obiettività, di trasparenza, di interesse pubblico. sono spesso largamente influenzati da questi interessi extra editoriali. Dal punto di vista legislativo stupisce dire che già negli anni ‘70 erano state fatte delle normative, per garantire per esempio che le banche non entrassero negli assetti proprietari dei giornali. Addirittura la legge bancaria del 1936, e poi una serie di delibere del comitato interministeriale per il credito e risparmio, vietavano alle banche di entrare nella proprietà dei giornali. Nonostante tutto invece i principali quotidiani sono stati e sono in parte tutt'ora condizionati dalle scelte che fanno le banche, e spesso sono le banche a influenzare le scelte editoriali a due livelli: sia perché con i rubinetti del credito e dei fidi inevitabilmente hanno un potere di vita o di morte su queste testate, sia perché i contenuti editoriali che riguardano le vicende a volte opache di queste banche non trovano uno spazio neutrale sui giornali. Allora forse bisognerebbe che I lettori sapessero, ad esempio, che quando si affronta un argomento che riguarda la condotta delle banche nei confronti dei risparmiatori, il giornalista che se ne occupa non è sempre libero di raccontare la verità perché è condizionato da quelli che sono i grumi di interesse che si addensano attorno alla proprietà editoriale del suo quotidiano. E ancora la commistione con la pubblicità, la dittatura degli inserzionisti, che a volte sono le stesse banche. Ma è chiaro che gli inserzionisti prima di finanziare un contratto pubblicitario cercano di assumere delle garanzie rispetto a un trattamento ad esempio morbido che li riguardi. E quindi anche i contenuti editoriali che riguardano aziende che sponsorizzano la pubblicità sui giornali, che finanziano pubblicità sui giornali, sono notizie da prendere cum grano salis o comunque con tutte le accortezze del caso, perché risultano filtrate attraverso questi interessi pubblicitari. Quindi è giusto fare un discorso diverso basato, per esempio, su incentivi che premino la qualità dell'informazione, cioè quei giornali che effettivamente si impegnano a garantire un certo livello di trasparenza, per esempio pubblicando sempre i riferimenti agli interessi editoriali del proprio editore. Ogni due o tre giorni o magari ogni settimana pubblicare per esempio in seconda pagina gli assetti proprietari e l'azionariato, tutto ciò che riguarda la proprietà del giornale, affinché il lettore leggendo degli articoli che riguardano queste aziende collegate alla proprietà del giornale, possa fare le sue valutazioni. E' un qualcosa che succede in Inghilterra, e succede anche in Germania. Ci sono degli esempi virtuosi che dimostrano che si può essere trasparenti e quindi garantire al lettore un'adeguata informazione anche su chi c'è dietro, cioè sui soggetti che sono interessati a far uscire determinati contenuti sui giornali. Considerare il singolo cittadino una sorta di stakeholder, cioè di portatore di interessi verso il giornale, l'emittenza radiotelevisiva, il canale informativo, sarebbe un segno di grande maturità democratica. E’ giusto che il mondo dell'informazione si converta a questo principio della trasparenza, perché altrimenti il rischio è la disaffezione, la perdita definitiva di credibilità, e la sconfitta della democrazia dell'informazione, cioè quella democrazia che consente ai cittadini di esercitare i diritti garantiti dalla costituzione e dalle leggi vigenti proprio sulla base di una corretta informazione, che è la premessa per poter esercitare tutti gli altri diritti. Leggi e commenta il post su www.beppegrillo.it
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Il #Rally va avanti anche sotto la neve: continuate a sostenerci! (Mon, 11 Dec 2017)
Il #Rally è una corsa meravigliosa su e giù per il Paese. L'abbiamo definita così perchè sapevamo che avremmo trovate strade impervie e condizioni meteorologiche avverse. Infatti ieri abbiamo trovato la neve, ma non ci siamo fermati e stiamo continuando grazie al vostro supporto straordinario. Continuate a sostenerci, anche con un piccolo contributo, perchè da qui a marzo la strada è ancora lunga! Io non mi fermo. SOSTIENI IL RALLY CON UNA DONAZIONE QUI: http://m5s.info/donazioni2018. Ascoltate e condividete l'appello di Paola Taverna. Luigi Di Maio di Paola Taverna Ci siamo, sono passati 5 anni, 5 anni in cui abbiamo ridato al Paese un'opposizione meravigliosa che ha dimostrato che veramente le cose si possono cambiare, ma eravamo opposizione. Ora ci troviamo davanti alla campagna elettorale che può segnare la storia di questo Paese. E per farla abbiamo bisogno del tuo sostegno: DONA ORA Da una parte abbiamo il centro destra con Berlusconi, vi rendete conto? Berlusconi, 5 anni fa lo abbiamo mandato a casa con la decadenza. E a sinistra, se la vogliamo chiamare così, non si sa neanche chi c'è, stanno ancora decidendo tra uno o l'altro. Ma non sono cose importanti: quello su cui ci dobbiamo concentrare è il futuro. Questo è un Paese ancorato sempre al presente, se non addirittura al passato. Ma un futuro c'è? L'abbiamo dimostrato, l'abbiamo dimostrato con il progetto di Lavoro 2025, l'abbiamo dimostrato con le proposte di legge sulle rinnovabili, sul lavoro, sulle banche, su tutto quello che oggi sembra un ostacolo insormontabile, noi abbiamo dato delle soluzioni. Per questo vi chiediamo un altro piccolo sforzo: che è quello di partecipare con delle donazioni. Noi i soldi li abbiamo restituiti, abbiamo restituito quasi 90 milioni di euro: chiediamo che ognuno di voi si prenda una piccola responsabilità, e la responsabilità è quella di avere dei rappresentanti al Parlamento con le mani libere. Se ognuno di voi donasse anche solamente un euro, questo significherebbe comunque avere decine di migliaia di euro dati dal popolo italiano, che è l'unico al quale vogliamo rispondere. Non ci sono i grandi finanziatori delle campagne elettorali, c'è un MoVimento che vuole rappresentare tutti gli italiani. Abbiate paura di chi trova i soldi facili. Noi i soldi facili non li troviamo, perché sappiamo che anche un euro per voi può essere importante, come potevano essere importanti per noi i 90 milioni che abbiamo restituito. Ma quando uno pensa a se stesso, smette di pensare a cosa serve a tutti gli altri, e invece questo è quello che vogliamo. E' partita la campagna elettorale, è partito il #Rally, saremo in tutta Italia e io sono sicura che con il vostro aiuto potremo dare un nuovo futuro a questo Paese. Ci conto. DONA ORA! Leggi e commenta il post su www.beppegrillo.it
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Abbattiamo le barriere architettoniche nelle scuole e nelle università (Mon, 11 Dec 2017)
caroniana.jpg di Laura Agea, Efdd - MoVimento 5 Stelle Europa Tutti i luoghi pubblici devono essere accessibili. Il Parlamento europeo ha approvato la strategia europea sulla disabilità. La deputata belga Helga Stevens ha fatto un ottimo lavoro che dà priorità al tema della accessibilità, ricordando alla Commissione europea il suo obbligo di integrare la disabilità e - appunto - l'accessibilità in tutti i settori. Gli Stati membri devono dare piena attuazione alla legislazione inerente. VIDEO. L'intervento di Laura Agea nella plenaria di Bruxelles a difesa dei diritti dei disabili. Gli emendamenti del gruppo Efdd - MoVimento 5 Stelle hanno denunciato il fatto che in molti Stati membri vi siano ancora plessi scolastici con barriere architettoniche che costituiscono una odiosa forma di discriminazione per i bambini disabili, e per questo motivo la Commissione europea e gli Stati membri devono potenziare le risorse economiche per eliminare per sempre le barriere architettoniche nelle scuole e nelle università. Per evitare il licenziamento delle persone con disabilità è fondamentale consentire loro di svolgere il lavoro come da normativa specifica, e per questo motivo ho chiesto opportuni controlli e collaborazioni con i centri per l'impiego e con le aziende al fine di eliminare l'emarginazione delle persone con disabilità dal mondo del lavoro, valorizzandone appieno il potenziale, anche attraverso modalità di impiego flessibili che possano venire incontro alle esigenze specifiche delle persone con disabilità, garantendo un ambiente di lavoro proattivo. Troppo spesso è assente una vera e propria strategia inclusiva a riguardo, poiché ancora oggi si utilizzano luoghi extra-aula dove l'alunno con disabilità viene seguito in solitaria dall'insegnante di sostegno, quando invece bisognerebbe sviluppare programmi di transizione nazionali allo scopo di promuovere l'istruzione inclusiva. Inoltre, con la collaborazione della senatrice Manuela Serra, ho denunciato come in Italia la deistituzionalizzazione sia ancora una chimera. In linea con i tagli alla sanità pubblica si stanno creando numerosi centri di accoglienza disabili che da centri educativi e riabilitativi diurni, stanno diventando nosocomi di terzo livello, e questo grazie a finanziamenti regionali che agevolano i gestori di residenze ospedaliere. In Italia manca ancora una legge che istituisca la figura dell'educatore che accompagna l'alunno con disabilità durante le ore extrascolastiche poiché ad oggi le gite scolastiche sono una prerogativa dei soggetti sani, le feste di compleanno e tutti quei momenti di vita quotidiani che ad un bambino con disabilità vengono negati. L'educatore viene inserito in classe secondo accordi tra Comune di residenza e scuola tramite appalti con Coop dove spesso l'educatore non è uno specialista e deve essere presente durante le ore curriculari di assenza dell'insegnante di sostegno. Questo crea non solo sfiducia nella figura dell'educatore, ma annulla una possibile collaborazione su programma d'integrazione". Leggi e commenta il post su www.beppegrillo.it
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Negozi chiusi durante le feste, famiglie più felici (Mon, 11 Dec 2017)
lufiannegfoa.jpg di Luigi Di Maio Ho un appello da fare a tutte le forze politiche. Prima delle feste di Natale, prima dello scioglimento della legislatura, il Senato deve approvare la proposta di legge a prima firma Michele Dell’Orco, già approvata alla Camera dei Deputati all’unanimità, che dice una cosa molto semplice: tutte le famiglie hanno il diritto al riposo anche quelle che posseggono o gestiscono esercizi commerciali. La proposta prevede che su dodici giorni festivi all’anno sei devono essere di chiusura per i negozi. Questi giorni devono essere contrattati fra associazioni di categoria e i Comuni ma garantiscono che il 25% degli esercizi commerciali a rotazione deve restare aperto. Approvando questa legge si istituirebbe, inoltre, un Fondo per il sostegno delle piccole imprese del commercio. Le liberalizzazioni selvagge di Monti e dei decreti Bersani hanno fallito. Hanno solamente spalmato su sette giorni lo stesso incasso che i negozi facevano prima in sei. A fronte di nessun beneficio economico, le conseguenze sociali sono state disastrose. I negozi sempre aperti dal lunedì alla domenica senza rotazioni e senza possibilità di chiusura hanno massacrato le famiglie degli esercenti che non si riposano più. I bimbi devono crescere a contatto con i loro genitori. Famiglie più felici sono la premessa di una Italia più forte! Leggi e commenta il post su www.beppegrillo.it
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